Home Chiese e Religioni Anche i teologi tedeschi rispondono al questionario: “urgente aggiornare la morale”

Anche i teologi tedeschi rispondono al questionario: “urgente aggiornare la morale”

Ludovica Eugenio
Adista Notizie n. 4 del 01/02/2014

Fioccano numerose, in Germania, le risposte al questionario inviato dal Vaticano a tutte le Conferenze episcopali del mondo in preparazione al prossimo Sinodo sulla famiglia. Che si tratti di diocesi, parrocchie o associazioni, la “base” cattolica ha preso molto sul serio l’invito a intervenire su problematiche che dovranno essere all’ordine del giorno del Sinodo e che riguardano nuove situazioni destinate ad essere sempre più socialmente rilevanti: da quella dei divorziati risposati a quella delle coppie omosessuali. Per avere un quadro complessivo attendibile della situazione in Germania, il Dipartimento di Teologia dell’Università di Fulda ha affidato a 17 professori di Teologia morale e Teologia pastorale il compito di discutere sul questionario e di estrarne un testo collettivo, sottoscritto dagli stessi teologi, tra i quali il moralista Antonio Autiero e Norbert Mette, docente emerito di pedagogia religiosa, dell’Università di Dortmund.

Contraccezione e matrimonio

«La posizione della Chiesa sulla cosiddetta contraccezione artificiale in pratica non è accettata. A nostro parere, la dottrina della Chiesa spesso è mancante nella sua relazione con l’esperienza reale», affermano i teologi, sottolineando che non vi sono programmi pastorali centrati sulla famiglia, ma che tutto è lasciato all’iniziativa personale. «Gli atteggiamenti negativi rispetto alla contraccezione, alle relazioni omosessuali e ai divorziati risposati oscurano sempre di più gli aspetti positivi della dottrina della Chiesa. Chi vive un esperienza di pluralismo come valore positivo al di fuori della Chiesa non è contento quando vede la Chiesa proporre soltanto il celibato e il matrimonio come forme di vita legittime. Alla luce del Vangelo, bisognerebbe affrontare la questione del cancellare il verdetto del peccato da altre forme di vita».

Quanto alla convivenza ad experimentum, i teologi confermano che «si tratta di una realtà rilevante da un punto di vista pastorale. La maggior parte delle coppie ha esperienze sessuali prima del matrimonio e probabilmente molti battezzati convivono prima di sposarsi. In generale, il numero delle coppie non sposate sta aumentando». Per molti membri della Chiesa, poi, «il sacramento del matrimonio non è più una forma di vita che riflette la loro visione e la loro fede».

Divorziati risposati

E sui divorziati risposati, realtà sempre più presente e importante, la Germania si conferma più avanti nella riflessione e nella prassi: «Essi rappresentano una importante realtà pastorale, e molti cattolici risposati partecipano alla vita della Chiesa, spesso ricevendo la comunione e in alcuni casi anche il sacramento della riconciliazione. Oggi, il programma pastorale più importante è il Handreichung zur Begleitung von Menschen in Trennung, Scheidung und nach ziviler Wiederverheiratung (“Manuale per l’accompagnamento delle persone separate, divorziate e risposate”, ndr) dell’arcidiocesi di Friburgo, che mira a fare dell’atteggiamento umano e rispettoso di Gesù la misura della cura pastorale per i divorziati risposati e che contiene numerose idee originate dal dibattito morale degli ultimi vent’anni».

I divorziati risposati cattolici soffrono per l’impossibilità di ricevere i sacramenti: «Alcuni li ricevono lo stesso nonostante il divieto e ne traggono forza. L’indifferenza rispetto all’impossibilità di ricevere i sacramenti è una forma di alienazione reattiva dalla Chiesa». Quanto poi alla possibilità che venga semplificata la pratica canonica nel riconoscere una dichiarazione di nullità del matrimonio, essa, sostengono i teologi, può offrire una parziale risposta al problema, ma non risolverebbe la questione per coloro che non avvertono la nullità del proprio matrimonio quanto piuttosto il suo fallimento e il desiderio di un nuovo inizio.

Di fronte a queste situazioni, data la delicatezza del problema rispetto al magistero ecclesiale, un ministero pastorale esiste «soltanto nella forma di un accompagnamento individuale».

Coppie omosessuali

In Germania c’è una legge che riconosce le unioni civili per le coppie dello stesso sesso, «supportata da un ampio consenso sociale», scrivono i teologi, ma osteggiata dalla Chiesa che tuttavia «si oppone alla discriminazione degli omosessuali. L’opinione pubblica avverte in questo una contraddizione. Nella cura pastorale individuale e in alcune iniziative ecclesiali vi è un’accettazione dell’esperienza omosessuale ma d’altra parte anche un rifiuto in altre sfere della vita della Chiesa. L’attenzione pastorale non è sufficiente. Una presa di posizione ufficiale dovrebbe trasmettere alle persone omosessuali unite civilmente che la fedeltà e la solidarietà non sono svalutate agli occhi della Chiesa solo perché vissute da gay e lesbiche. Ciò non implicherebbe una pre-decisione sull’uguaglianza delle loro unioni rispetto al matrimonio». E per quanto riguarda la trasmissione della fede, questa «non è più difficile per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. Se gli omosessuali chiedono il battesimo per il loro figlio, bisognerebbe apprezzare il fatto che essi intendano crescerlo nella fede». L’insegnamento morale, concludono, «non è idealistico, ma ancorato nella teologia della grazia».

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