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Preti in ospedale stipendiati, ortodossi e imam in rivolta

Valentina Reggiani
http://www.ilrestodelcarlino.it/modena 2 febbraio 2014

Continua a scuotere le coscienze e a sollevare dibattiti etici e politici la convenzione stipulata dall’Usl con la curia, regolata da una legge regionale, che prevede uno stipendio per gli assistenti religiosi negli ospedali cittadini. La polemica si alza ora sul problema delle minoranze religiose, ovvero, se il cappellano cattolico percepisce un compenso mensile per «la cura delle anime», perchè non avviene lo stesso per i pope, o preti ortodossi o per gli Imam? A porre il questito è lo stesso responsabile della chiesa ortodossa modenese, il professor Giorgio Arletti, secondo cui il problema delle minoranze religiose non è stato risolto neppure dagli ospedali.

«Visto che siamo diventati una società multietnica e multireligiosa, non capisco perché non ci sia in ospedale il cappellano ortodosso, protestante o l’imam, che a Modena rappresentano le tre più grandi religioni — dice Arletti — Ad esempio, al Policlinico ho fatto mettere un banchetto utilizzabile dalle minoranze. Con grande fatica abbiamo ottenuto una bacheca e una piccola pubblicità per la nostra chiesa e nient’altro. Il monopolio del rapporto coi malati è sempre e soltanto del cappellano cattolico. Sui funerali, ad esempio — continua Arletti — noi non abbiamo mai avuto problemi, perchè la chiesa c’è sempre stata concessa ed io posso parlare quando voglio coi miei parrocchiani, ma ritengo giusto far notare come al nosocomio di via del Pozzo, ogni piano e ogni sezione, abbia affisse pubblicità solo della chiesa cattolica. Eppure, se mettiamo insieme tutti gli ortodossi, a Modena e provincia si arriva a 10mila persone».

Anche il mondo musulmano modenese ritiene ingiusto non poter ricevere lo stesso trattamento riservato ai cappellani cattolici. El Hobbi Mustapha, rappresentante della moschea di via delle Suore, spiega di aver ad esempio chiesto un luogo, all’interno degli ospedali, per eseguire «i lavaggi», ma di non aver mai ricevuto risposta. «Noi dobbiamo pregare sotto la pioggia e nei luoghi di cura non abbiamo spazi — dichiara Mustapha — chiediamo che la legge sia uguale per tutti. Solo la moschea delle Suore è frequentata da oltre 14 mila persone. La chiesa cattolica, a mio parere, dovrebbe assistere gli ammalati volontariamente».

Nell’articolo 3 della citata legge si fa riferimento anche all’assistenza religiosa di culti non cattolici. «Ai sensi del comma 4 dell’art. 6 della legge 11 agosto 1984, n.449 — si legge — gli oneri finanziari dell’assistenza spirituale di cui al presente regolamento, svolta da Ministri di culto delle Chiese rappresentate dalla Tavola valdese, sono a carico degli organi ecclesiastici competenti. Per le rimanenti Comunità religiose, le quantificazioni previste dall’Allegato A, specialmente nell’art. 4, sono commisurate al numero degli aderenti ai singoli culti non cattolici. In particolare, in coerenza con il comma 1 del medesimo art. 4, i singoli culti hanno diritto a un posto a tempo pieno di assistente religioso, per ogni gruppo di 175.000 aderenti, pari al numero necessario per raggiungere lo standard di 160 ricoveri per mille persone, con un tasso di occupazione pari al 70% di una struttura dotata di 200 posti letto».

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