Home Chiese e Religioni Dall’aborto ai profilattici, tutti i no dei cattolici alla morale della Chiesa

Dall’aborto ai profilattici, tutti i no dei cattolici alla morale della Chiesa

Marco Ansaldo
Repubblica, 09/02/2014

Indagine in 12 paesi: anche in Italia vince il dissenso. Resta l’opposizione alle nozze gay. Per il 99% dei fedeli italiani l’operato di Francesco è “eccellente” o “buono”. La maggioranza vuole preti sposati e donne sacerdote

I fedeli contro la dottrina ufficiale. La maggior parte dei cattolici di tutto il mondo non condivide le posizioni del Vaticano su temi decisivi per la famiglia. E non è una contraddizione.

Ad esempio in materia di divorzio, aborto, contraccettivi. Non solo. Ma la maggioranza dei credenti di Europa, America Latina e Stati Uniti è in totale disaccordo con le politiche che non ammettono il matrimonio dei preti o il sacerdozio per le donne.

Questi risultati sorprendenti emergono da un sondaggio condotto per Univision, la principale tv degli Stati Uniti in lingua spagnola, dall’azienda internazionale di consulenza Bendixen & Amandi, che in passato ha lavorato per Nazioni Unite, Banca Mondiale e Casa Bianca. Presi insieme, e analizzati, questi dati rivelano una straordinaria discrepanza fra gli insegnamenti della Chiesa su temi fondamentali come la famiglia e invece la visione reale che ne ha il miliardo di cattolici nel mondo.

È, dovrebbe essere, un campanello d’allarme per il Vaticano. Perché più rilevante appare il fatto che le generazioni di giovani cattolici hanno su questo tipo di argomenti posizioni ancora più radicali e contrarie alla dottrina guardata come tale. Con un’eccezione. Esiste infatti una sola area in cui il sentimento pubblico si mostra quasi allineato con gli insegnamenti tradizionali, ed è il matrimonio gay. Difatti, con l’esclusione di Stati Uniti e Spagna, la maggior parte dei cattolici nel mondo si oppone all’unione fra due persone dello stesso sesso, con un margine di 2 a 1.

Questa indagine anticipatoria arriva nell’anno in cui in Vaticano si svolgerà, a ottobre, l’importante Sinodo sulla famiglia. Non più tardi di due giorni fa, lo stesso Papa Francesco ha parlato del nucleo famigliare come della “cellula fondamentale della società”. E a proposito del nuovo Pontefice, il sondaggio di B&A conferma il pieno successo che raccoglie Francesco su scala internazionale, a quasi un anno dalla sua elezione nel Conclave del 13 marzo 2013. Il rating di gradimento di Jorge Mario Bergoglio è altissimo: ben superiore all’80 per cento, con segni di non gradimento solo sotto il 5 per cento.

Già lo scorso ottobre il Vaticano aveva lanciato un proprio sondaggio alle diocesi di tutto il mondo, inviato per raccogliere informazioni e opinioni utili a preparare i cosiddetti “lineamenta” del Sinodo. Una sfida complessa, perché è un tentativo di trovare elementi basso per costruire la Chiesa di domani. Ora, lentamente, le prime risposte di quell’indagine ufficiale cominciano ad affluire. Secondo quanto anticipa il Sir (Servizio Informazione Religiosa) su questo ampio rilevamento vaticano, vi si legge già l’esigenza di una Chiesa “più aperta”. Dove una questione particolarmente avvertita, ad esempio dai cattolici belgi, è quella che “riguarda le persone omosessuali e i divorziati”. Oppure, nella Conferenza episcopale tedesca, “l’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati” è addirittura percepita come “una discriminazione ingiustificata e una crudeltà”.

Come si vede, si tratta di elementi che collimano con il rilevamento operato invece dalla B&A, il cui spirito è quello di tentare di anticipare, interpretare e comprendere quei dati. Un’indagine svolta in 12 Paesi che rappresentano Africa, Asia, Europa, America Latina e Nord America. Per il Vecchio continente sono stati scelti Francia, Spagna, Polonia e Italia.

Per quanto riguarda i dati disaggregati che riguardano solo il territorio italiano, alla domanda “come giudica il lavoro che sta facendo Papa Francesco?”, il 74% risponde “eccellente”, e il 25% “buono”, mentre solo l’1% replica “mediocre”, e lo 0% “male”. Sul tema del divorzio, al quesito se si è d’accordo o meno con la politica della Chiesa secondo cui “una persona che ha divorziato e si è risposata vive nel peccato e non può ricevere la comunione”, il disaccordo raggiunge il 79%, e solo il 16 si dice d’accordo. Sul fatto poi se i preti possano sposarsi il 57% degli italiani risponde sì, e il 38 no.

E sulle donne sacerdote la replica è a favore con il 59%, con un 35% di contrari. Aborto: il 15% afferma che la necessità dell’intervento dovrebbe essere permessa in tutti i casi, il 68% in casi particolari dove ad esempio la vita della madre sia in pericolo, e solo il 13% risponde negativamente. Per i contraccettivi, la stragrande maggioranza è favorevole: 84%, con solo il 12% contrario. Sul matrimonio fra omosessuali, il 30% lo sostiene, mentre il 66% vi si oppone. Gli italiani intervistati nel sondaggio vanno in maggioranza a messa di frequente (il 65%, ogni settimana o almeno un paio di volte al mese). Chi va in chiesa solo a Natale o quasi è invece il 34%.

Dati che appaiono piuttosto significativi. Interessante, in fondo, è capire se chi si chiama fuori dalla dottrina della Chiesa lo faccia per ragioni proprie, oppure se in disaccordo con gli insegnamenti ufficiali. Davvero un punto di riflessione per il Vaticano. Molto utile per l’opera riformista che Francesco vuole imprimere al suo pontificato.

La ricerca Univision: Il sondaggio (che ha coinvolto 12mila cattolici in 12 paesi) è realizzato da “Bendixen & Amandi” per Univision News, la principale tv in spagnolo d’America. E’ pubblicato in partnership con “Washington Post”, “El Pais” e “Repubblica”.

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Santa Sede, dai paesi europei una valanga rinnovatrice

Orazio La Rocca
La Repubblica, 09/02/2014

E’ dai Paesi europei che sta per arrivare la valanga rinnovatrice che potrebbe rivoluzionare a breve la Chiesa cattolica in materia di accesso ai sacramenti di divorziati risposati, coppie di fatto, e persino su coppie omosessuali. E’ quanto emerge dai primi risultati del sondaggio sulla pastorale familiare promossa da papa Francesco in vista del Sinodo speciale sulla famiglia in programma il prossimo mese di ottobre.

Risultati – diffusi significativamente dal Sir (Servizio informazione religiosa), l’agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana, e in parte anche dalla Radio Vaticana e dal quotidiano cattolico Avvenire – relativi alle risposte date dai cattolici di Belgio, Lussemburgo, Svizzera e Germania. C’è un minimo denominatore comune che unisce le risposte date da questi quattro Paesi e vale a dire che tra i cattolici europei è ormai matura la “convinzione” che la Chiesa debba essere ”più aperta”, capace di accogliere tutti, ”a prescindere dalle differenze e dagli errori commessi”. Un orientamento – sintetizza il Sir – emerso con forza in Belgio “ particolarmente per quanto riguarda le persone omosessuali e i divorziati”. ”Sulla scia di Papa Francesco, anche tra i cattolici belgi – emerge dai dati del sondaggio – chiedono una Chiesa madre che accoglie: da qui l’esigenza anche di crescere nella fede e di formare comunità vive. Nei questionari – inoltre – si sottolinea il ruolo essenziale che possono svolgere le donne nella vita della Chiesa: ”Sono loro – fanno notare i cattolici belgi – che trasmettono la fede ai bambini e li accompagnano nel loro cammino”.

Anche la Chiesa Cattolica in Lussemburgo ha reso disponibile on line l’analisi dei questionari sulla famiglia. ”La stragrande maggioranza delle risposte proviene da persone che si sentono legate alla Chiesa e si riconoscono in lei”, commenta una nota della Chiesa lussemburghese che denuncia ”un divario crescente tra la proclamazione magisteriale della Chiesa e la ricezione e l’effetto di questa dottrina tra i membri della Chiesa stessa”. Le risposte raccolte in Lussemburgo confermano cioè la stima della Chiesa per la famiglia, ma evidenziano anche che l’importanza dell’insegnamento ecclesiale è ”in caduta libera” di fronte alla riconosciuta valenza normativa della coscienza e della libertà individuale. Secondo i cattolici lussemburghesi, ”per situazioni familiari problematiche la Chiesa non ha nessuna risposta vivibile”. E ”la dottrina sul matrimonio, la paternità responsabile e la famiglia viene respinta negli ambienti non-ecclesiali (e a volte anche ecclesiali)”, perché la Chiesa ”e’ considerata come estranea, non competente” in questi ambiti. Nelle risposte si parla della ”sofferenza che attraverso l’esclusione dei sacramenti – in particolare la riconciliazione – viene inflitta”. La regola dell’accesso ai sacramenti ”secondo discernimento” pare inadeguata. S’invoca ”di tradurre in pratica la pastorale della misericordia e creare luoghi dove possa essere proposta e vissuta”. Per quanto riguarda invece le coppie omosessuali, dal Lussemburgo non arrivano posizioni ne’ indicazioni precise, se non ancora l’appello ad ”assumere la realtà come si presenta, senza volerla cambiare con rappresentazioni morali”, e a un atteggiamento di accoglienza e misericordia.

Anche ”nel documento della Conferenza episcopale tedesca – scrive il Sir – emerge la distanza fra la Chiesa e i fedeli su convivenze prematrimoniali, controllo delle nascite e contraccezione”. E ”l’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati viene percepita come ”una discriminazione ingiustificata e una crudeltà”’, mentre emerge la richiesta di un riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e della loro parità di trattamento rispetto al matrimonio ”come un comandamento di giustizia”. Infine, ”dalla Chiesa svizzera la prima richiesta è la comunione ai divorziati” mentre accanto ad una ”piena condivisione sull’importanza del matrimonio sacramentale e sull’educazione cristiana dei figli”, si segnalano ”le difficoltà ad accettare la dottrina della Chiesa su famiglia, matrimonio e omosessualità”. ”Una maggioranza di circa il 60% sostiene il riconoscimento e la benedizione da parte della Chiesa delle coppie omosessuali”. E vi è un ”disaccordo profondo sul divieto dei metodi artificiali di contraccezione”. Dati, richieste, sollecitazioni destinati inevitabilmente a far discutere le gerarchie cattoliche che ad ottobre saranno convocate dal Sinodo per parlare della pastorale della famiglia anche alla luce del sondaggio promosso dal Vaticano. Va, comunque, ricordato che nelle dichiarate intenzioni del segretario generale del Sinodo, il neo cardinale Lorenzo Baldisseri, i risultati dei sondaggi dovevano essere inviati riservatamente in Vaticano. Indicazione, evidentemente, non gradita dalla stragrande maggioranza delle Conferenze episcopali, a partire dal Belgio, dalla Svizzera, dal Lussemburgo e dalla Germania, che hanno reso pubblici i risultati dei loro sondaggi e messo il Vaticano di fronte al fatto compiuto. Anche questo nel suo genere un gesto “rivoluzionario” che presto farà breccia tra le Chiese di altri Paesi.

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