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I centomila passi di Latina

Luca Kocci
il manifesto, 23 marzo 2014

Centomila persone, moltissimi giovani, hanno sfilato ieri per le vie di Latina per la XIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie promossa da Libera e da Avviso pubblico. E molti, nel pomeriggio, hanno partecipato ai laboratori e ai seminari organizzati su vari temi: dalle ecomafie – questione di grande attualità ed urgenza anche nell’agro pontino – alla prevenzione delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, dall’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, alla memoria della testimonianza e dell’impegno di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra 20 anni fa, e di Peppino Impastato. Una giornata riuscita, di memoria, di denuncia e di impegno, come sintetizza don Luigi Ciotti, presidente di Libera, nel suo intervento dal palco alla fine della mattinata e del corteo: «Dobbiamo mettere da parte la prudenza perché – dice Ciotti citando don Mazzolari – rischiamo di morire di prudenza in un mondo che non può attendere».

Nel corteo ci sono soprattutto giovani. Quelli impegnati nelle attività di Libera, quelli aderenti alla Rete delle conoscenza di Uds (studenti medi) e Link (universitari) e quelli di tante scuole di tutta Italia, da sud a nord. Ciascuna ha “adottato” una vittima, che ricorda in modo particolare: come Renata Fonte (l’istituto alberghiero di Nocera Inferiore), consigliera comunale a Nardò (Lc), uccisa perché si oppose ad alcune operazioni di speculazione edilizia; come Paolino Riccobono (scuola media “Giovanni Cena” di Latina), piccolo pastore siciliano, ucciso a 13 anni nell’ambito di una faida familiare; e come tanti altri.

Ci sono le bandiere della pace e dei sindacati – Cisl, Uil ma soprattutto Cgil, con le varie federazioni, dalla Flc alla Fiom – e di Rifondazione comunista, i militanti di Legambiente e dell’Anpi, oltre mille scout dell’Agesci. I movimenti sociali, come gli attivisti dell’Osservatorio antimafia Monza-Brianza e del “No Pedemontana”, ennesima grande opera, da 5 miliardi di euro, meno nota di altre ma non meno pericolosa per il territorio e soggetta ad infiltrazioni, come ci spiega il direttore dell’Osservatorio, Marco Fraceti: «Un’autostrada di 87 km. che collegherà l’aeroporto di Malpensa con quello di Orio al Serio (Bg), passando anche sui terreni alla diossina di Seveso, con evidenti rischi ambientali. Inoltre ci sono forti dubbi su diversi appalti infiltrati e su società sospette, ma in Lombardia i silenzi e le omertà sono ampie e diffuse, come e più che al sud». E lo sono anche nella “lontana” Valle d’Aosta, come spiega Marika Demaria, autrice del rapporto L’altra Valle d’Aosta, dove si documentano le confische di beni al clan Nirta, arrivati da Bovalino ad Aosta. «Infiltrazioni e collusioni ci sono anche qui – dice Demaria –, ma la politica locale sembra poco consapevole e soprattutto poco attenta».

Nel corteo compaiono la presidente della Commissione antimafia, che ricorda come qualcuno «voleva convivere con la mafia», il presidente del Senato Pietro Grasso, il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Sfilano i gonfaloni dei Comuni e degli altri Enti locali, da Vittoria in Sicilia e Chivasso in Piemonte, dove più di un Comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose (Bardonecchia, il primo, poi Bordighera, quindi Rivarolo canavese e Leinì). E sfilano i familiari delle vittime delle mafie, con le fotografie dei volti dei loro parenti uccisi appese al collo. Alla fine del corteo, nella centralissima piazza del popolo, vengono di nuovo letti, in silenzio, i 900 nomi delle donne e degli uomini vittima della violenza delle mafie, come già era stato fatto venerdì sera, nella veglia a cui ha partecipato anche Bergoglio.

Interviene don Ciotti, che rilancia le parole di papa Francesco: «La presenza del papa ha voluto dire alla Chiesa: basta tiepidezze, prudenze, deleghe, ci vuole più coraggio, più forza, soprattutto bisogna saldare testimonianza cristiana e impegno civile e sociale, perché fra i cattolici vedo molto devozionismo ma poco impegno per la giustizia». Molte parole sono «malate e retoriche», a cominciare da «legalità» e «antimafia». «Tutti si dicono antimafia – aggiunge – ma c’è che su queste parole ha costruito una falsa credibilità». Quindi una forte richiesta di verità: «Non c’è strage in Italia di cui si conoscano fino in fondo i colpevoli. I tribunali possono assolvere, o prescrivere, ma la memoria non può assolvere». Non fa nomi don Ciotti, ma sembra di leggere sullo sfondo quelli di Andreotti e Berlusconi, quando ricorda chi «è stato è prescritto perché andava sotto braccio con i mafiosi ma solo fino a quella data»; o quando nota come «qualcuno nel nostro Paese è stato molto bravo ad ottenere tante prescrizioni per legge».

Impegni per il futuro, e per il Parlamento: una legge sulla corruzione, «perché quella che c’è adesso è insufficiente e viziata da troppe furbizie»; la riforma del 416ter del Codice penale sul voto di scambio politico-mafioso; il riconoscimento dei «delitti ambientali», per proteggere la salute delle persone e i territori dalle ecomafie; politiche sociali inclusive, per la lotta alla povertà, per il lavoro, per la scuola, «perché le mafie vengono alimentate dalla loro assenza – dice Ciotti –. Non è solo un problema di criminalità, in tal caso basterebbero le forze dell’ordine, ma è anche un problema di case, di povertà e di politiche sociali».

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Il papa: «Lavoro è dignità»

Luca Kocci
il manifesto, 21 marzo 2014

Ieri il lavoro, oggi le mafie. Due giorni contrassegnati dalle questioni sociali per papa Bergoglio che ieri mattina ha incontrato in Vaticano i dipendenti delle Acciaierie di Terni e questo pomeriggio parteciperà alla veglia per le vittime delle mafie organizzata dall’associazione Libera in una parrocchia romana.

«Il lavoro non ha soltanto una finalità economica e di profitto, ma soprattutto una finalità che interessa l’uomo e la sua dignità, la dignità dell’uomo è collegata al lavoro» e «se manca il lavoro questa dignità viene ferita», ha detto il papa ricevendo in udienza i lavoratori delle Acciaierie di Terni, arrivati a Roma per i 130 anni dalla fondazione (l’atto costitutivo della Società degli altiforni, fonderie e acciaierie di Terni è datato 10 marzo 1884) ed alle prese con una crisi industriale o occupazionale che dura da anni e con l’ennesimo cambio di proprietà, dal momento che a metà febbraio la Commissione europea ha dato il via libera alla riacquisizione di Acciai speciali Terni da parte di ThyssenKrupp. La società tedesca proprio in questi giorni sta spostando da Torino a Terni la “Linea 5”, dove nel dicembre 2007 si verificò l’incidente che costò la vita a 7 operai (per il quale i dirigenti della Thyssen sono stati condannati in secondo grado a pena dai 10 ai 7 anni per omicidio colposo).

Fedele alla tradizione interclassista della Dottrina sociale della Chiesa dalla Rerum Novarum di Leone XIII in poi – la conciliazione e la collaborazione fra le classi invece della lotta di classe –, Bergoglio ha incontrato insieme dirigenti ed operai delle acciaierie. E non ha mancato, come peraltro aveva già fatto a settembre durante la sua visita pastorale a Cagliari dove pure incontrò insieme imprenditori e operai, di sottolineare alcuni aspetti problematici della questione lavoro, a cominciare dalla disoccupazione. «È la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro», ha detto il papa, invitando «i diversi soggetti politici, sociali ed economici» a «favorire un’impostazione diversa, basata sulla giustizia e sulla solidarietà. Questa parola, in questo momento, rischia di essere esclusa dal dizionario. Solidarietà: sembra come una parolaccia! No! È importante la solidarietà, ma questo sistema non le vuole tanto bene, preferisce escluderla». Disoccupati e sottoccupati rischiano «di essere posti ai margini della società, di diventare vittime dell’esclusione sociale» e di scivolare «nello scoraggiamento cronico o peggio nell’apatia», ha aggiunto Bergoglio. «Non smettete mai di sperare in un futuro migliore. Lottate per questo, lottate. Non lasciatevi intrappolare dal vortice del pessimismo».

All’udienza, oltre ai lavoratori delle acciaierie e a 7mila fedeli ternani, era presente anche l’amministratore apostolico di Terni, monsignor Ernesto Vecchi, da oltre un anno “commissario straordinario” della diocesi umbra e alle prese con un compito non facile («il problemino che tutti conosciamo», ha ironizzato Bergoglio): sanare un buco di oltre 20 milioni di euro nei bilanci della diocesi lasciato in eredità dal precedente vescovo, monsignor Vincenzo Paglia, guida spirituale della Comunità di sant’Egidio, promosso presidente del Pontificio consiglio della famiglia da papa Ratzinger.

Invece nel pomeriggio di oggi papa Francesco parteciperà ad una veglia di preghiera in memoria delle vittime innocenti delle mafie organizzata dall’associazione Libera nella parrocchia di San Gregorio VII, a due passi dal Vaticano. Ci saranno circa 700 familiari di donne e uomini uccisi dai clan. Durante la veglia ciascuno di loro leggerà i nomi dei propri parenti ammazzati e poi anche quelli degli altri che non saranno a Roma. Un lungo elenco – oltre 900 i nomi contati da Libera – che verrà ripetuto anche domani, a Latina, in occasione delle manifestazioni per la XIX Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. La presenza di Bergoglio, dice don Ciotti, fondatore di Libera, «è un segno di attenzione anche per lo specifico tema delle mafie, della corruzione, delle tante forme d’ingiustizia che negano la dignità umana».

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