Home Chiese e Religioni Gotti Tedeschi: «Con la mia rimozione si è mentito pubblicamente al Papa»

Gotti Tedeschi: «Con la mia rimozione si è mentito pubblicamente al Papa»

Andrea Tornielli
http://vaticaninsider.lastampa.it 4 aprile 2014

«La Chiesa deve sapere se ci sono stati al suo interno dei traditori del Papa». Lo dice l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi in una lunga intervista con la rivista spagnola «Vida Nueva». Le sue parole arrivano dopo che nelle scorse settimane il banchiere era stato completamente scagionato dalla magistratura italiana che indaga su alcune operazioni dello Ior in violazione alle norme antiriciclaggio. Come si ricorderà, Gotti era stato rimosso dalla presidenza della «banca vaticana» con un duro comunicato del board dell’Istituto nel maggio 2012.
«La magistratura ha gettato luce sulla verità di quanto accaduto – ha detto Gotti – mentre all’interno della Chiesa sembra prevalere fino ad oggi la posizione di quelli che mi volevano emarginare. Credo che questo non sia piaciuto a Papa Francesco e al suo Segretario di Stato Pietro Parolin. Chi ha impedito la mia riabilitazione ha danneggiato non solo la Chiesa».

Gotti nell’intervista rivendica il ruolo nella realizzazione della legge antiriciclaggio del 2010 voluta da Benedetto XVI, e parla del ruolo positivo svolto dal cardinale Attilio Nicora, criticando invece i cambiamenti successivi fatti alla legge, che all’inizio del 2012 aveva portato sotto la Segreteria di Stato il ruolo dell’AIF, l’autorità di informazione finanziaria guidata da Nicora. L’ex presidente dello Ior spiega che nessuno in Vaticano ha voluto interrogarlo su quanto accaduto e chiede di essere ricevuto da Francesco o da qualche suo collaboratore, o dalla commissione referente sullo Ior.

Infine, Gotti afferma che si è «mentito pubblicamente», dicendo che il Papa Benedetto XVI sapeva tutto ed era informato di tutto, mentre il suo segretario (oggi Prefetto della Casa Pontificia), monsignor Georg Gänswein, ha affermato il contrario.

In merito al tentativo di coinvolgerlo in Vatileaks – nel comunicato che lo rimuoveva dallo Ior gli si chiedeva conto della pubblicazione di documenti poi trovati nell’archivio di Paolo Gabriele, il maggiordomo condannato come «corvo» – Gotti afferma: «Hanno cercato di demolire la mia figura. Questi fatti sono al centro di quattro cause per diffamazione» contro «cinque persone diverse» che «sono ora nelle mani dei miei avvocati». «Ci sono stati dei traditori del Papa? È qualcosa che la Chiesa dovrebbe sapere», conclude il banchiere, che in una delle ultime risposte rivela: nel 2011, «grazie a monsignor Gänswein, che mi aveva chiesto di fare una riflessione su questo argomento, avevo scritto alcuni documenti che suggerivano la nascita di un Ministero dell’Economia» in Vaticano.

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Pazienza finita. Gotti Tedeschi chiama in giudizio lo IOR

Sandro Magister
http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/ 29 marzo 2014

Con decreto di archiviazione emesso in data 19 febbraio 2014, il tribunale penale di Roma ha esonerato l’ex presidente dell’Istituto per le Opere di Religione, Ettore Gotti Tedeschi, da qualsiasi imputazione riguardo all’operazione finanziaria che aveva portato nel 2010 la magistratura a sottoporre a sequestro 23 milioni di euro dello IOR per violazione della normativa antiriciclaggio.

Questa la nuda notizia. Ma nelle motivazioni che hanno indotto i pubblici ministeri Nello Rossi, Stefano Fava e Stefano Pesci a chiedere l’archiviazione del procedimento contro Gotti Tedeschi e il tribunale di Roma ad accordarla c’è molto di più. E si tratta di fatti che chiamano in causa le autorità vaticane. Oggi.
Per vedere di quali fatti si tratta, basta leggere il capitolo finale della richiesta di archiviazione.
Per cominciare, i pubblici ministeri scrivono di aver accertato che all’operazione in oggetto Gotti Tedeschi era del tutto estraneo, poiché essa era stata eseguita dall’allora direttore dello IOR, Paolo Cipriani e dal suo vice Massimo Tulli, al di fuori di qualsiasi indicazione dello stesso Gotti Tedeschi e, anzi, contro la sua volontà e contro la “policy” che egli stava mettendo in atto.

Scrivono i pubblici ministeri:

“È un dato oggettivo – risultante da più fonti e dall’analisi complessiva degli sviluppi delle recenti vicende dello IOR – che l’attività del prof. Gotti Tedeschi come Presidente dello IOR è stata essenzialmente orientata a dar vita ad una nuova policy dell’istituto nel quadro dell’adozione di un insieme di misure miranti ad allineare lo Stato della Città del Vaticano, sul versante del contrasto al riciclaggio, ai migliori standard internazionali”.

Dopo aver citato come frutto dell’azione di Gotti Tedeschi la legge 127 antiriciclaggio entrata in vigore in Vaticano alla fine del 2010 e la concomitante istituzione dell’Autorità di Informazione Finanziaria, i pubblici ministeri aggiungono:

“Né appaiono riconducibili al prof. Gotti Tedeschi gli sviluppi sul piano normativo, interpretativo ed organizzativo susseguenti all’introduzione della nuova normativa, che sono stati oggetto, com’è noto, di contrastanti letture, anche in sede di organismi internazionali”.

E qui i pubblici ministeri alludono alle successive modifiche riduttive della stessa legge 127 denunciate con forza da Gotti Tedeschi e poi dagli ispettori di Moneyval come un “passo indietro“.

In un altro passaggio, i pubblici ministeri insistono sul “carattere tutt’altro che episodico” dell’operazione eseguita dai dirigenti operativi dello IOR, Cipriani e Tulli, che si è rivelata essere “solo un esempio di ben più ampia realtà”.

Se dunque è questo il quadro emerso dalle indagini, risulta oggi ancor più ingiustificabile la cacciata di Gotti Tedeschi dalla presidenza dello IOR, decisa e resa pubblica con motivazioni infamanti il 24 maggio 2012 dal board dell’istituto, che contemporaneamente manteneva in carica Cipriani e Tulli accordando loro fiducia nonostante le indagini in corso su di essi, oggi sfociate in un rinvio a giudizio per violazione delle norme antirticiclaggio.

Il board che – d’intesa con la segreteria di Stato guidata dal cardinale Tarcisio Bertone – sfiduciò ed estromise Gotti Tedeschi è lo stesso che continua ancor oggi a reggere lo IOR, nonostante nel frattempo siano intervenuti altri fatti di sconvolgente rilievo, come le forzate dimissioni di Cipriani e Tulli nel luglio del 2013, per ulteriori scandali emersi dalla loro gestione, e la presa in carico della gestione operativa dello IOR da parte della multinazionale Promontory.

Compongono il board dello IOR il tedesco Ronaldo Hermann Schmitz, l’americano Carl Albert Anderson, lo spagnolo Manuel Soto Serrano e l’italiano Antonio Maria Marocco.

Nel frattempo, attorno a Gotti Tedeschi è stata fatta terra bruciata. Nessuno di tutti quelli incaricati dalle autorità vaticane di studiare il futuro dello IOR l’ha mai interpellato. Non un solo gesto di risarcimento morale nei suoi confronti è stato mai fatto. Da nessuno.

Non sorprende quindi che ora Gotti Tedeschi voglia che gli sia resa giustizia. il 27 marzo, ad archiviazione del suo caso giudiziario avvenuta come s’è visto, i suoi avvocati hanno diffuso un comunicato che così si conclude:

“Il dott. Ettore Gotti Tedeschi, dopo un lungo periodo di silenzio ed attesa, ha incaricato i propri avvocati, ora che la vicenda è stata chiarita da una ineccepibile indagine della magistratura italiana, di prendere una serie di iniziative in sede giudiziaria per reagire ai numerosi attacchi mediatici tesi a denigrare la propria figura umana e professionale, essendo deciso a dimostrare anche per le vie giudiziali l’infondatezza delle accuse che gli sono state mosse dai consiglieri [dello IOR] al momento della sua estromissione”.

Firmato: Avv. Fabio Marzio Palazzo, Milano, e Avv. Stefano Maria Commodo, Torino

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