Home Chiese e Religioni Rivalutato don Milani. La gioia di Barbiana

Rivalutato don Milani. La gioia di Barbiana

Michele Gesualdi
www.firenzepost.it 16 aprile 2014

Lo dico senza problemi: per me, che sono stato allievo di don Milani, a Barbiana, questo è un gran giorno. La notizia che per la ristampa e la pubblicazione di “Esperienze pastorali” di don Lorenzo Milani non c’e’ più nessuna proibizione da parte della Chiesa e, anzi, che il libro torna a diventare un patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentina, mi riempie di gioia magari velata da un velo di tristezza. E dirò perché. Intanto mi preme sottolineare l’annuncio dell’arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori, il quale, dopo una comunicazione della Congregazione per la dottrina della fede, ha ribadito che “la valorizzazione della persona e dell’opera di don Milani è iniziata da tempo”.

Questo il motivo di gioia. Il velo triste si riferisce alla sofferenza che, oltre 50 anni fa, patì don Lorenzo dopo la comunicazione del cardinale Florit che il libro era stato ritirato. Quindi condannato dalla Chiesa. Io lo so perché in quei giorni ero con lui, a Barbiana. Mi sembrò una grande ingiustizia. Ho lavorato perché si potesse arrivare a questa completa rivalutazione.

Il 5 settembre 2013, come presidente della Fondazione, scrissi a Papa Francesco per chiedergli di annullare formalmente la condanna che il Sant’ Uffizio emise contro. “Esperienze pastorali” . Era il 1958: la condanna prevedeva l’ordine del ritiro dal commercio e il divieto di ristampa perché ritenuta inopportuna la lettura. Il 20 dicembre 1958 l’Osservatore Romano dava la notizia con questo commento: “Tale provvedimento vuole essere indubbiamente un serio richiamo ai figli della Chiesa ed in particolare ai sacerdoti, affinché non si lascino sedurre da ardite e pericolose novità, che minacciano di insinuarsi nell’animo di certi soggetti meno preparati al grave e arduo compito dell’apostolato in campo sociale.”

Il libro non conteneva nessuna deviazione dottrinale, ma era ritenuto solo socialmente troppo avanzato per essere letto dai cattolici. Da allora sono passati 56 anni, durante i quali la Chiesa ha camminato e camminato molto: vi è stato un Concilio, si sono alternati alla guida della Chiesa sei papi con Encicliche socialmente molto progredite, lo stesso S. Uffizio è stato abolito.

Don Lorenzo Milani ha vissuto solo in parte questo cammino perché è morto 47 anni fa all’età di 44 anni. I suoi scritti, pubblicati postumi, hanno spazzato via ogni ombra imponendolo come autentico uomo di Dio che ha servito la Chiesa di Pietro con coerenza e fedeltà. Lo stesso libro “Esperienze Pastorali” è oggi generalmente riconosciuto come primo ed insuperato testo di sociologia religiosa e di attento studio di scelte pastorali con al centro la persona umana.

L’abbraccio a don Milani è venuto anche dai Cardinali di Firenze che si sono alternati in questi anni alla guida della Diocesi. Il primo a salire lassù per celebrare nella Chiesa di Barbiana, in occasione del 20mo anniversario della morte di don Lorenzo, fu il cardinale Piovanelli; dieci anni dopo, per il trentennale, fu la volta del cardinale Antonelli e per ultimo, l’attuale cardinale monsignor Betori per la celebrazione ufficiale in occasione del 40mo anniversario della morte. Tutti nelle loro omelie hanno esaltato l’amore di don Lorenzo per la Chiesa e la sua coerenza con il Vangelo. Tuttavia, restava quel decreto su “Esperienze Pastorali” che non era mai stato dichiarato decaduto. Così, non senza emozione, dico che questo è un gran giorno.

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Contrordine: “Esperienze pastorali” non è piu’ «inopportuno». Riabilitato il libro di don Milani

Luca Kocci
Adista Notizie n°16, 26 aprile 2014

Meglio tardi che mai, recita l’adagio, e si addice perfettamente a quanto l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, ha rivelato ad Andrea Fagioli che lo scorso 17 aprile lo ha intervistato sul settimanale diocesano Toscana Oggi, di cui è direttore: la Congregazione per la Dottrina della Fede – annuncia Betori –, sebbene con una formulazione piuttosto minimalista giustificata dal “mutare dei tempi”, ha riabilitato Esperienze pastorali, l’unico volume firmato da don Lorenzo Milani che nel 1958, pochi mesi dopo la pubblicazione, venne giudicato «inopportuno» e «ritirato dal commercio» per ordine del Sant’Uffizio allora guidato dall’ultraconservatore card. Alfredo Ottaviani.

«Nel novembre scorso – spiega l’arcivescovo di Firenze –, dopo un accurato lavoro di ricerca, ho inviato al santo padre un’ampia documentazione su Esperienze pastorali» nella quale evidenziavo che il libro «era ancora sotto la proibizione di stampa e di diffusione. Questo dossier il papa lo ha passato alla Congregazione per la Dottrina della Fede che proprio in questi giorni mi ha risposto, sottolineando innanzitutto una cosa che spesso sfugge, ovvero che non c’è stato mai nessun decreto di condanna contro Esperienze pastorali né tantomeno contro don Lorenzo Milani. Ci fu soltanto una comunicazione data dalla Congregazione all’arcivescovo di Firenze (il card. Ermenegilfo Florit, ndr) nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo.

Questa comunicazione fu poi resa nota anche attraverso un articolo dell’Osservatore Romano». Pertanto, aggiunge, «non c’è stato mai un decreto che in qualche modo dava un giudizio di condanna dell’opera e dell’autore. L’intervento aveva un chiaro carattere prudenziale ed era motivato da situazioni contingenti. Oggi la Congregazione mi dice che ormai le circostanze sono mutate e pertanto quell’intervento non ha più ragione di sussistere. Da ora in poi la ristampa di Esperienze pastorali non ha nessuna proibizione da parte della Chiesa (il testo comunque in questi anni ha continuato ad essere regolarmente stampato dalla Libreria editrice fiorentina, ndr) e torna a diventare un patrimonio del cattolicesimo italiano e in particolare della Chiesa fiorentina, un contributo alla riflessione ecclesiale da riprendere in mano e su cui confrontarsi».

Betori getta acqua sul fuoco. Tuttavia, sebbene il libro non sia stato messo all’Indice, l’intervento censorio c’è stato. La stesura del volume cominciò negli anni in cui don Milani era cappellano, cioè viceparroco, a San Donato di Calenzano (fra il ‘47 e il ‘54). Si trattava di un’analisi della società e della prassi ecclesiale del tempo, a partire dalla sua “esperienza pastorale” a San Donato. Venne ultimato successivamente e pubblicato dalla Lef nell’aprile 1958 – con una lunga prefazione dell’arcivescovo di Camerino, mons. Giuseppe D’Avack –, quando Milani era già stato esiliato a Barbiana, nel Mugello.

Nel settembre di quell’anno La Civiltà Cattolica – il quindicinale dei gesuiti le cui bozze vengono lette e corrette dalla Segreteria di Stato vaticana – pubblicò una severa stroncatura del testo (firmata dal gesuita p. Angelo Perego), preceduta da due recensioni altrettanto negative sulla Settimana del clero e su Orientamenti pastorali. Tre mesi dopo arrivò l’intervento del Sant’Uffizio, prima con una lettera a mons. Florit (15 dicembre) e poi con la pubblicazione di un lungo articolo sull’Osservatore Romano (20 dicembre): si ordinava che il libro fosse «ritirato dal commercio», poiché conteneva «ardite e pericolose novità» in campo sociale. Il testo non fu condannato perché si allontanava dalla “ortodossia”, ma venne giudicato «inopportuno», e quindi proibito.

Ora, dopo una “pausa di riflessione” durata più di 50 anni, la Congregazione per la Dottrina della Fede ci ripensa. Meglio tardi che mai, anche se manca ancora un passaggio: il riconoscimento che la censura del 1958 fu un grave errore.

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