Home Chiese e Religioni Francesco, un papa sociale ma non riformatore

Francesco, un papa sociale ma non riformatore

Intervista a Frido Mann
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Scrittore e psicologo tedesco, Frido Mann è il nipotino del premio Nobel per la Letteratura Thomas Mann. Grande conoscitore della Chiesa cattolica che ha lasciato quattro anni fa, egli ritiene che la scelta di un papa non europeo segni la volontà di Roma di privilegiare una chiesa più tradizionale al livello dei valori. Certo, papa Francesco ha grandi competenze sociali, ma non dobbiamo aspettarci da lui una riforma del ruolo della donna

-Lei ritiene che papa Giovanni Paolo II sia un causa importante della diminuzione del numero di fedeli della Chiesa cattolica. Come concilia questo con l’immagine del “papa mediatico” che radunava folle di centinaia di migliaia di persone?

“C’è una grande differenza tra il cattolicesimo in Europa e quello che si manifesta in altri continenti. Nel terzo mondo, il cattolicesimo è fortemente conservatore, orientato su una fede letargica, passiva e senza ambizione. Se la gente, laggiù, è soddisfatta e non si sente sotto tutela, tanto meglio. Ma, in Europa, c’è stata la Filosofia dei Lumi, c’è stata la Rivoluzione francese, ed è in Europa che si registra il maggior numero di uscite dalla Chiesa. Che Giovanni Paolo II abbia potuto paragonare l’aborto all’Olocausto, per me è una cosa inconcepibile.”

-È del parere che l’elezione di papa Francesco, primo papa non europeo, faccia pensare che la Chiesa si allontana dall’Europa per concentrarsi sull’emisfero Sud?

“Sì. Laggiù la gente crede ancora nella Chiesa. In Brasile, ho assistito a una processione del Venerdì santo nella quale un personaggio rappresentante Gesù era portato su una barella attraverso la chiesa. La gente piangeva – per loro, era Gesù incarnato. La domenica di Pasqua egli stava davanti all’altare. A un tratto, ci fu una nuvola di fumo e la sagoma, attaccata a una croce, fu tirata verso l’alto. Era la risurrezione. Laggiù, c’è ancora qualcosa che somiglia al traffico delle indulgenze, come al tempo di Lutero. Papa Francesco ha senz’altro una competenza molto più ampia dei suoi predecessori diretti. Ma quando si arriva ai contenuti tradizionali della fede, è la fine – anche con lui. Il rinnovamento non sarà realizzato neppure con papa Francesco. I miei amici di Roma lo chiamano “il grande maestro dello spettacolo.”

-La nuova esortazione apostolica Evangelii gaudium è quindi solo una parte dello spettacolo?

“A giudicare da quello che ho letto in proposito il papa sembra, certo, volere allentare un pochino la briglia per quanto riguarda la sua autorità personale. Ma non vedo in questo una volontà di riforma globale. A esempio, il ruolo della donna nella Chiesa deve essere rivalorizzato ma l’ordinazione delle donne al sacerdozio rimane esclusa. Riforme così limitate non annunciano certo la messa in atto di riforme fondamentali urgenti.”

1 comment

tarcisio alessandrini sabato, 10 Maggio 2014 at 11:44

Anche a me sembra che Francesco non vada alla sostanza dei problemi. C’è molta facciata, molto spettacolo e…..forse populismo. Ha confermato p.e. lo IOR; cosa sta fare una banca in vaticano? Non era stato detto che S.Pietro non aveva una banca?
Inoltre, a quando la RIFORMA DELLE RIFORME, cioè la riinuncia allo Stato Città del Vaticano, intrisa di “costantinismo”? Non si è proclamato “Vescovo di Roma” per una “Chiesa povera con i poveri? Lo Stato Pontificio è un tumore da estirpare al più presto. Nessun credente, come dice Antonietta Potente, si può identificare con il Vaticano.
Saluiti fraterni. Tarcisio

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