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Quando la chiesa parla di politica

Attilio Tempestini
www.italialaica.it | 29.04.2014

I recenti interventi del papa, in tema di mafia e di corruzione politica, non attengono in effetti a quelle che mi sembrano le due aree fondamentali di questioni politiche, sulle quali la Chiesa cattolica prende posizione.

Da un lato, cioè, le questioni per cui la Chiesa prende posizione in termini che la avvantaggiano, nei confronti di soggetti paragonabili alla Chiesa stessa. Per esempio ci si schiera a favore dell’attribuzione, agli edifici di culto cattolici, di agevolazioni fiscali non previste per edifici analoghi.

Dall’altro, le questioni per cui la Chiesa prende posizione in termini che la qualificano più che come soggetto come dottrina, giacché di quest’ultima rispecchiano punti fondamentali. Così, la Chiesa si schiera per leggi che prescrivano l’indissolubilità dal matrimonio, che proibiscano l’aborto…

Mafia e corruzione politica, invece, non sembrano questioni per cui prendere posizione in termini che rispecchino punti fondamentali, della dottrina della Chiesa. Anche su prese di posizione del genere, peraltro, riterrei possibili alcune osservazioni nell’ottica di un’ “Italia laica”. Quanto allora, all’intervento del papa contro la mafia, chiunque si opponga a quest’ultima vedrà con favore tale opposizione rafforzarsi, per il fatto di allargarsi ad un fronte sempre più ampio. Naturalmente, la minaccia dell’inferno dal papa rivolta, a chi della mafia fa parte, si pone su tutt’altro piano rispetto agli argomenti ed alle strategie di contrasto che competono alle istituzioni: non è male insomma ricordare la distinzione, su cui batteva Salvemini, fra un peccato ed un reato.

Ad un discorso un po’ più ampio, mi pare si presti l’intervento contro la corruzione. Della quale in un’omelia il papa, riferendosi ai tempi di Gesù, ha accusato la “classe dirigente” dell’epoca (nelle sue varie componenti, come i farisei): giacché “si era allontanata dal popolo”, aveva soltanto “interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito….”.

Che un’accusa, del genere, sarebbe stata intesa in rapporto anche all’Italia di oggi, il papa l’avrà avuto ben presente: sia per il noto clima di antipolitica, sia perché parlava davanti a circa la metà dei parlamentari italiani, comprese le massime cariche delle due Camere. Proprio su questo uditorio farei, allora, una prima osservazione. Abbiamo insomma avuto una situazione nella quale l’organo fondamentale dello Stato italiano si è trovato, in qualche misura, a farsi fare la predica da chi è al vertice sia di una religione, sia del soggetto di diritto internazionale che ne promana -la Santa Sede, con la sua sovranità sullo Stato vaticano-. Non mi risulta che situazioni del genere si verifichino, nei paesi ai quali l’Italia viene -in generale- paragonata: e non mi pare una lodevole peculiarità.

Comunque, cosa propone il papa contro la corruzione che imputa allusivamente all’Italia (nonché, sommariamente: giacché nel nostro parlamento vi è pure chi afferma la necessità, di fronte a reati accertati dalla magistratura, di farsi da parte, oltre a chi afferma che invece dovrebbe farsi da parte la magistratura)?

Propone, di “aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede”. Un rimedio che a sua volta appare sommario e che, se indubbiamente consono ad un papa, altrettanto indubbiamente non è consono a chi pensa che fu un bene, dopo il Medio Evo, cominciare ad aprirsi all’idea che le singole persone potessero legittimamente avere fedi -e più in generale, opinioni- diverse fra loro, nonché nessuna fede. Un’idea la quale, insieme ad altre, ha via via portato a ritenere che convenisse affidare alla maggioranza, risultante da un voto, la scelta fra le diversità (mentre, come scriveva Kelsen, la verità non avrebbe senso metterla ai voti); in un contesto peraltro il quale tutelasse, anche attraverso la separazione dei poteri, la minoranza e la sua possibilità di divenire maggioranza.

Uno Stato, con queste caratteristiche, certamente non sarà a prova di corruzione. Ma troverà nelle medesime, degli strumenti per tentare di combatterla: e magari anche per individuarla nell’ambito di una Chiesa cattolica la quale, a causa del suo monismo, manca completamente di caratteristiche del genere ed è quindi particolarmente esposta a vicende, come quelle dell’IOR e degli abusi sessuali compiuti da sacerdoti. Vicende al cospetto delle quali, i farisei non mi sembrano poi così esecrabili….

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