Home Chiese e Religioni Contro l’omofobia: meno social network, più impegno…

Contro l’omofobia: meno social network, più impegno…

Gianni Geraci
Il Guado – Gruppo di riflessione su Fede e omosessualità (Milano)
http://gaycristiani.wordpress.com, 16 maggio 2014

Carissimi,

la notte scorsa un episodio di vandalismo e di intolleranza omofoba ha colpito il tempio valdese di Roma: alcuni ignoti hanno imbrattato la facciata sotto la grande bandiera Rainbow che annunciava l’adesione della comunità alla giornata internazionale contro l’omofobia, mentre sul lato dell’edificio che dà su via Marianna Dionigi sono comparse svastiche, croci uncinate e una scritta che spiega i motivi del gesto: “No froci”.

Intanto a Bergamo, nelle stesse ore, qualcuno ha imbrattato con commenti irripetibili i manifesti che, davanti al Tempio valdese della città, davano notizia della veglia per le vittime dell’omofobia di quest’anno.

Questi gesti debbono interpellarci tutti, così come ci debbono interpellare le dichiarazioni di quelli che parlano di un “complotto della lobby gay” o i volti fissi e pieni di livore nei nostri confronti di quanti fanno il sacrificio di restare in piedi per più di un’ora con un libro in mano per impedire l’approvazione di una legge contro l’omofobia.

Di fronte a questi gesti non basta starsene seduti in casa davanti al PC e strillare la propria indignazione alla rete, in attesa di ricevere tanti “mi piace”.

Di fronte a questi gesti non ha senso trasformare la vittoria di un’operazione commerciale come quella rappresentata da Conchita Wurst in una bandiara dell’accoglienza nei confronti di gay, lesbiche e transessuali: mentre lei vende milioni di copie delle sue canzoni ci sono milioni di omosessuali che vivono nel terrore di essere scoperti, che vivono nel disprezzo di chi conosce la loro condizioni, che vivono nella paura di chi sa che tutti i giorni e tutte le notti, ci sono in giro persone che sono disposte a violare la legge pur di dare sfogo all’odio che covano dentro nei loro confronti.

Di fronte a questi gesti, invece di strillare la propria rabbia in commenti pieni di livore, occorre rimboccarsi le maniche e chiedersi: cosa posso fare di concreto per superare l’omofobia che c’è intorno a me?

Di fronte a questi gesti occorre smetterla di litigare e di cercare di imporre le proprie idee agli altri per iniziare invece con loro un lavoro concreto fatto di studio, di comunicazione, di attività culturali, di momenti di preghiera e di manifestazioni politiche finalizzate tutte al superamento del clima di intolleranza che c’è nei confronti dell’omosessualità.

Leggiamo di più: di libri che parlano seriamente di omosessualità ne escono tanti, ma le poche migliaia di copie che di quei libri si vendono sono un grandello di sabbia nel mare di parole che si dicono sull’omosessualità.

Partecipiamo di persona alle tante manifestazioni che, in questi giorni, hanno come obiettivo quello di mettere al centro dell’attenzione il tema dell’omotransfobia con le sue tante sfaccettature. Ci saranno incontri, ci saranno flash mob; ci saranno presentazioni di libri, ci saranno proiezioni di film; ci saranno manifestazioni all’aperto, ci saranno veglie di preghiera nelle chiese.

C’è solo l’imbarazzo della scelta per decidere finalmente di alzarsi da quelle sedie dove, seduti, ci illudiamo di cambiare il mondo strillando la nostra indignazione su qualche Social network o condividendo e aggiungendo qualche “mi piace” alle notizie che ci piacciono.

I gruppi di omosessuali credenti e alcune comunità cristiane, in questi giorni, hanno deciso di fare qualcosa di concreto organizzando delle veglie pubbliche di preghiera in cui ricordare le vittime dell’omofobia.

Le violenze della notte scorsa dimostrano come questa scelta tocchi nel vivo chi fa dell’odio e del disprezzo nei confronti delle persone omosessuali una ragione della propria vita.

E le violenze della notte scorsa dovrebbero interpellarci per farci prendere la decisione di informarci e di partecipare a una delle tante veglie che, da qui a fine mese, si svolgeranno in tutta Italia.

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Imbrattamenti e scritte omofobe sui muri del Tempio Valdese di Piazza Cavour

Redazione
www.vociprotestanti.it

La chiesa valdese di Piazza Cavour, Roma, ha aderito come ogni anno alla Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia, prevista il 17 maggio, decidendo di esporre sul proprio portone la bandiera arcobaleno, che rappresenta i gruppi e i movimenti LGBT. Per questo la facciata, appena restaurata, è stata imbrattata da vandali.

In serata una manifestazione spontanea per “Coprire la macchia” ha tappezzato di post-it la vernice nera.

I commenti e le reazioni

“Siamo addolorati per questo gesto perché ogni segno di ostilità è una barriera tra le persone”, – ha dichiarato Antonio Adamo, pastore della chiesa valdese che sabato prossimo ospiterà una veglia di preghiera e un concerto in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia, un evento a cui la comunità valdese di piazza Cavour aderisce attivamente da diversi anni.“Noi desideriamo che le persone vivano in pace e nel rispetto della dignità di tutti e tutte, senza odio e senza discriminazione – ha continuato Adamo -. L’amore di Dio vince ogni timore e vincerà anche la paura della diversità. Non bisogna arrendersi ma continuare nell’accoglienza fraterna di tutti e tutte secondo la Parola del Signore”.Questa mattina l’area interessata è stata transennata dalle forze dell’ordine per eseguire i relativi accertamenti. Accanto al portone del tempio è stata ritrovata un bottiglia verosimilmente lanciata verso la bandiera arcobaleno del movimento GLBT, che da alcuni giorni campeggia sopra l’ingresso. Oltre alla bandiera, il liquido ha sporcato il lunotto, le colonne e gli scalini d’ingresso.

La facciata del luogo di culto era stata appena restaurata in occasione del Centenario della costruzione della chiesa che cade proprio quest’anno.La segreteria Rete evangelica fede e omosessualità (REFO) “invita tutti i cittadine e le cittadine a vigilare e impegnarsi per la difesa dei diritti di tutti e tutte nel creare una società inclusiva” – ha dichiarato Giorgio Rainelli, segretario della REFO -, ispirandosi alle parole dell’apostolo Paolo “Accoglietevi gli uni gli altri come Cristo vi ha accolti” (Romani 15:7), che sono il filo conduttore delle veglie contro l’omofobia e la transfobia di quest’anno. La REFO invita ad un incontro, questa sera alle 21 davanti al tempio di piazza Cavour, per “testimoniare la volontà di essere chiesa senza discriminazioni e paure”.

“Le scritte apparse sulle mura della Chiesa Valdese di Piazza Cavour, sono l’ennesimo tentativo da parte di gruppi dell’estrema destra omofobi e razzisti di approfittare di eventi come la Settimana Rainbow, per farsi un po’ di pubblicità e rammentare minacciosamente che persistono, purtroppo nella nostra città, sacche di odio nei confronti delle minoranze e le differenze. Esprimiamo ai Valdesi romani, che da giorni hanno esposto la bandiera arcobaleno sulla facciata del Tempio, la solidarietà del PD e invitiamo tutti i cittadini a partecipare alla veglia di preghiera che si terrà sabato alle ore 17 in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia”. Cosi in una nota Aurelio Mancuso Responsabile Diritti Pd Roma.

“Condanniamo questo gesto gravissimo”, dichiarano Mauro Cioffari, Jacopo Maria Argilli e Graziella Manca (Consiglieri Sinistra Ecologia Libertà Municipio Roma I Centro) ”ed esprimiamo solidarietà alla Chiesa Valdese di Piazza Cavour che, in occasione della Roma Rainbow Week promossa da Roma Capitale a ridosso della Giornata Mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia, ha deciso di esporre sulla facciata del proprio tempio la bandiera arcobaleno simbolo della lotta per i diritti civili delle persone LGBT”. “Auspichiamo”, aggiungono Cioffari, Argilli e Manca, “che vengano individuati i responsabili di questa offesa alla città di Roma e che gesti ignobili come questo siano condannati da tutte le forze sociali e politiche in maniera unitaria”.

“Manifesto il mio sdegno per l’atto di inciviltà compiuto da qualche imbecille sulle pareti del Tempio Valdese di Roma – dichiara il Senatore Lucio Malan, che aggiunge – L’uso della svastica è già sufficiente a squalificare qualunque atto e l’insulto che l’accompagna non può che essere condannato. Qualunque “idea” che i teppisti abbiano voluto esprimere è stata danneggiata dall’atto stesso. In più c’è qui un danno materiale perpetrato i modo vigliacco su un edificio appena faticosamente ripulito. Da cittadino e da parlamentare mi auguro che siano individuati e puniti i colpevoli, poiché ritengo pericoloso e grave attaccare i questo modo una minoranza. Come Vadese mi sento particolarmente vicino alla comunità di Roma di fronte a questo atto violento e recatomi sul posto non ho potuto che rammaricarmi nel vedere il simbolo politico e di parte della bandiera arcobaleno coprire la facciata del tempio. Ma anche questo è una libera espressione di pensiero, sia pure di non tutti i Valdesi, che nessuno ha il diritto di attaccare con la violenza.”

Renzo Gattegna (presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) ha dichiarato: “A nome di tutti gli ebrei italiani esprimo la più sentita solidarietà alla comunità valdese di Roma per l’episodio intimidatorio a tinte omofobe e razziste caratterizzato dall’azione di ignoti sulla facciata della chiesa di piazza Cavour. Si tratta di un fatto grave che deve suonare come un campanello d’allarme e che colpisce la coscienza di ogni cittadino che abbia a cuore i valori dell’inclusione, del rispetto e della tolleranza. Chi colpisce le minoranze, chi imbratta i luoghi di culto, chi lancia messaggi di odio sui muri delle nostre città sappia che le sue speranze sono vane e che non ci faremo mai intimorire”.

Anche il Consiglio nazionale della Federazione giovanile evangelica d’Italia ha espresso la sua piena solidarietà alla Chiesa Valdese di piazza Cavour. “L’attacco omofobo di questa notte – si legge nel comunicato – ci ricorda quanto sia necessario rispondere con fermezza attraverso l’amore che Gesù ci ha insegnato: “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” (Giovanni 15:12b). Amiamo dunque, e non odiamo! Amiamo forte, e stringiamoci a quei fratelli e a quelle sorelle che quotidianamente sentono il peso dell’emarginazione, della derisione, della persecuzione. E per unirci l’uno accanto all’altra in un’unica irresistibile testimonianza di amore, invitiamo tutti e tutte a partecipare alle numerose iniziative, come le veglie di preghiera e i culti contro ogni discriminazione, programmate in diverse città e in molte delle nostre chiese in concomitanza con il 17 e il 18 maggio prossimi”.

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