Home Chiese e Religioni È ancora braccio di ferro tra scienza e religione. Lo scontro tra il Vaticano e le suore statunitensi

È ancora braccio di ferro tra scienza e religione. Lo scontro tra il Vaticano e le suore statunitensi

Claudia Fanti
Adista Documenti n. 21 del 07/06/2014

Se tra conflitti dichiarati, tregue precarie e sospetti reciproci il rapporto tra scienza e religione è stato, da Galileo in poi, sempre tormentato, i problemi – al di là dei tanti appelli a un attento e reciproco ascolto, a un mutuo arricchimento e, chissà, a un qualche tipo di alleanza – non sono certo destinati a esaurirsi in breve tempo: troppo grandi sono le sfide che le nuove scienze, dalla cosmologia alla fisica quantistica, pongono – in termini di comprensione della rivelazione biblica, della creazione e di Dio stesso (vedi documento precedente) – alla teologia tradizionale, incapace di comprendere fino a che punto la visione trasmessa dalla scienza possa aiutare non solo a purificare l’immagine di Dio, ma anche a formulare i contenuti della fede in un linguaggio che risulti comprensibile agli uomini e alle donne di oggi.

Una nuova pagina di tale problematico rapporto è data dalla vicenda – che il teologo Leonardo Boff definisce come un nuovo potenziale caso Galileo – delle religiose statunitensi della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), accusate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede di promuovere tesi «opposte alla rivelazione cristiana», dove il riferimento è al tema dell’“evoluzione cosciente”, che, secondo il prefetto Gerhard Ludwig Müller, minerebbe alla radice «l’onnipotenza di Dio, l’incarnazione di Cristo, la realtà del peccato originale, la necessità della salvezza e la natura definitiva dell’azione salvifica di Cristo» (v. Adista Notizie nn. 18 e 19/14).

Una teoria legata al campo dell’evoluzionismo, della fisica quantistica e delle neuroscienze cognitive, secondo cui, come evidenzia la francescana suor Ilia Delio, teologa e direttrice del programma di Studi cattolici alla Georgetown University, la specie umana è «co-creatrice di un processo evolutivo ancora incompiuto», avendo in sé potenzialità creative che devono ancora essere riconosciute e realizzate: «La coscienza – si legge nell’Appello per un’evoluzione cosciente formulato dai principali rappresentanti della teoria (evolutionaryleaders.net) – sta evolvendo da miliardi di anni, dalla prima cellula fino a noi. Stiamo assumendo la consapevolezza che attraverso la nostra coscienza l’universo può conoscere se stesso. Tale consapevolezza rivela nuove incredibili potenzialità per la nostra umanità individuale e collettiva». E se, allo stesso tempo, «siamo la prima specie sulla Terra cosciente del fatto che possiamo autodistruggerci con la nostra azione», questo «può essere il più grande appello per l’evoluzione della coscienza dalle origini dell’homo sapiens».

Di seguito, in una nostra traduzione dall’inglese, gli interventi in risposta alle accuse di Müller di Barbara Marx Hubbard, massima rappresentante della teoria dell’“evoluzione cosciente”, nonché autrice della relazione d’apertura all’assemblea annuale delle religiose nel 2012 (National Catholic Reporter, 13/5) e di Ilia Delio (http://globalsistersreport.org, 8/5), seguiti dal commento inviato ad Adista da Leonardo Boff, il teologo che più di ogni altro è impegnato sui temi dell’ecoteologia, a cui dedica gran parte dei suoi articoli settimanali (http://www.servicioskoinonia.org/boff/)

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Una fatica d’amore

Barbara Marx Hubbard

Sono grata al card. Gerard Müller per aver sollevato la questione dell’evoluzione cosciente e della sua relazione con il magistero cattolico. Spero che l’attenzione da lui rivolta a questo tema spinga molti, sia all’interno che all’esterno della Chiesa cattolica, ad approfondire la comprensione dell’evoluzione cosciente e del modo in cui si possa portare avanti la nostra azione evolutiva per il bene della vita di tutta la Terra.

Non sono cattolica né teologa, ma, sviluppando il concetto dell’evoluzione cosciente, sono stata profondamente ispirata dagli studi di Teilhard de Chardin, Ilia Delio, John F. Haught, Beatrice Bruteau, Thomas Berry, David Richo, Diarmuid O’ Murchu e altri. E, certamente, dallo stesso Nuovo Testamento.

Incontrando, grazie all’Lcwr, tante religiose, posso dire di vedere all’opera l’evoluzione cosciente. Esse hanno fatto evolvere la Chiesa e il mondo per secoli, tramite una vita profondamente evangelica, una forte presenza mistica, la loro fedeltà nel rispondere a bisogni non soddisfatti, la solidarietà nei confronti della Terra, edificando una comunità di costruttrici globali, correndo rischi per il bene della missione, dispiegando il loro talento per un autogoverno e per una capacità decisionale nel segno dello spirito, e soprattutto portando nella vita di milioni di persone amore e speranza nel futuro.

La sorgente più vitale del significato dell’evoluzione cosciente risiede per me nella comprensione cattolica di Dio e di Cristo come fonte di evoluzione, forza che guida e orienta. Come ha affermato Ilia Delio, nell’evoluzione noi sperimentiamo il Cristo emergente e il Dio che ci precede.

Attraverso la scienza, la ricerca, la tecnologia delle comunicazioni e, potenzialmente, ogni altra area dell’attività umana, stiamo tessendo una delicata trama di coscienza, che Teilhard chiamava noosfera, lo strato pensante della Terra che abbraccia e attira a sé l’intero pianeta e che infonderà nell’umanità nel suo insieme un sentimento di profonda interrelazione. Un’esperienza potenziale che egli definiva «cristificazione della Terra».

Molti di noi stanno diventando ciò che Teilhard chiamava “homo progressivus”, attratto verso il futuro del mondo che si muove verso una coscienza sempre più elevata, verso la libertà, l’ordine e l’amore. In quest’ottica, l’evoluzione stessa diventa una fatica d’amore, orientata spiritualmente in direzione di un mondo ispirato da Cristo, di una vita sempre in evoluzione, oltre l’attuale fase dell’homo sapiens sapiens.

Il fondamento scientifico dell’evoluzione cosciente è rintracciabile in molti settori, soprattutto nella comprensione della nuova cosmologia, quella della “Storia dell’Universo” descritta da Brian Swimme e Thomas Berry e della “Cosmologia del big bang” di cui parla Ilia Delio. (…).

Nel frattempo, nuove tecnologie ci conferiscono nuovi enormi poteri che un tempo attribuivamo agli dei, compresi quelli di distruggere questo mondo o di crearne di nuovi su questa terra e nello spazio, come descritto nel nuovo libro di Ted Chu, Human Purpose and Transhuman Potencial: a cosmic vision for Our Future Evolution.

Ogni giorno i titoli dei giornali evidenziano come le crisi attuali ci chiedano di diventare coscienti degli effetti che produciamo sul nostro processo evolutivo, di agire consapevolmente per il bene, anziché in modo casuale, se non vogliamo distruggere il sistema su cui poggia la nostra vita. (…).

Un’organizzazione di 50 leader impegnati in questo campo (evolutionaryleaders.net) ha diffuso un “Appello globale per l’evoluzione cosciente” come interesse prioritario per il mondo.

Tuttavia, il significato e la direzione dell’evoluzione cosciente si esprimono per me nel modo più chiaro nel pensiero dei grandi teologi e intellettuali cattolici moderni e soprattutto, è ovvio, direttamente nel Nuovo Testamento: «Non tutti certo moriremo, ma tutti saremo trasformati in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba», scrive San Paolo (1Cor 13,51). La tromba sta suonando in questa fase della crescita umana autocentrata. O evolveremo in modo cosciente nel nostro tempo o regrediremo e distruggeremo gran parte della vita sulla Terra.

Credo che quella di un’evoluzione “cosciente” sia la questione chiave del nostro tempo: come cioè evolvere coscientemente come nuovo sistema planetario nel suo complesso. Ciò che ora si rende necessario è favorire occasioni di confronto tra discipline, fedi e visioni diverse per raggiungere per la prima volta un senso di responsabilità umana condivisa riguardo al destino della vita sulla Terra. Le nostre nuove crisi e le nostre nuove opportunità ci inducono a porci queste domande: qual è il mio contributo unico all’evoluzione cosciente dell’umanità? Qual è il mio più grande scopo nella vita? Cosa posso fare, di piccolo o grande, per contribuire a un futuro positivo per tutti? Quali sono gli obiettivi del cuore di Cristo?

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Per un nuovo significato della vita cristiana

Ilia Delio

Nella sua recente conversazione con i vertici della Leadership Conference of Women Religious, il cardinale Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), ha espresso preoccupazione riguardo all’interesse mostrato dalla Lcwr al tema dell’evoluzione cosciente, un concetto fondamentale nel lavoro di Barbara Marx Hubbard, che ad esso ha dedicato la sua relazione all’assemblea della Lcwr nel 2012. Il card. Müller ha affermato che «porre tanta enfasi su idee nuove come l’evoluzione cosciente ha privato le religiose della capacità di sentire cum ecclesia in modo autentico», cioè di pensare insieme alla Chiesa e di accoglierne gli insegnamenti. E ha proseguito dicendo: «Le tesi fondamentali dell’evoluzione cosciente contraddicono la rivelazione cristiana e, laddove vengano adottate in modo impulsivo, conducono quasi necessariamente ad errori fondamentali riguardo all’onnipotenza di Dio, all’incarnazione di Cristo, alla realtà del peccato originale, alla necessità della salvezza e alla natura definitiva dell’azione salvifica di Cristo».

Se è possibile che le parole del cardinale siano state estrapolate da un discorso più ampio, la sua preoccupazione offre tuttavia l’opportunità di dire qualcosa sull’evoluzione cosciente e, più in generale, sul rapporto esistente tra scienza e religione.

L’espressione “evoluzione cosciente” non è stata coniata da Barbara Marx Hubbard, benché questa abbia offerto un contributo fondamentale alla comprensione delle implicazioni dell’evoluzione cosciente per la nostra epoca. L’espressione deriva, tra altre discipline, dalla biologia evolutiva, dalla fisica quantistica e dalla neuroscienza cognitiva. Non appartiene alla scienza in sé, ma descrive la nostra specie, homo sapiens sapiens: l’evoluzione che ha condotto alla coscienza di sé. Per usare le parole del noto gesuita p. Pierre Teilhard de Chardin, «noi siamo l’universo che ha preso coscienza di sé». E dunque è importante riflettere sulle nostre scelte e sulle nostre decisioni per il futuro. L’evoluzione cosciente fa riferimento all’idea, espressa da Teilhard, secondo cui noi umani siamo la «freccia dell’evoluzione», il vertice dell’evoluzione continua dell’universo. Siamo co-creatori di un processo evolutivo incompiuto che conduce a un più alto livello di essere.

Comprendere l’evoluzione cosciente significa collocarla all’interno del processo dell’evoluzione stessa. Teilhard ha descritto l’evoluzione come un movimento verso una maggiore convergenza, complessità e coscienza (…), subendo l’influenza del filosofo Henri Bergson, il quale aveva parlato di uno slancio vitale nella natura, come pure del fisico francese Louis de Broglie (a cui si deve l’intuizione della duplice natura, corpuscolare e ondulatoria, della materia).

Indipendentemente da Teilhard, il filosofo tedesco Karl Jaspers, nel suo libro del 1949 The Origin and Goal of History (“Origine e senso della storia”), ha descritto l’emergere delle religioni mondiali in termini di una svolta della coscienza, usando l’espressione “periodo assiale” per indicare quel nuovo tipo di pensiero di cui fanno parte le religioni monoteiste nate nelle più importanti regioni del mondo, le quali «hanno dato vita a tutto ciò che da allora l’essere umano è stato in grado di essere». Secondo il teologo William Thompson, «ciò che fa di questo periodo l’“asse” della storia umana, persino della nostra storia attuale, è il fatto che l’essere umano sia emerso come “individuo” in senso proprio».

Oggi, la questione di ciò che definisce la coscienza è molto dibattuta tra filosofi, neuroscienziati, scienziati cognitivi e scienziati informatici. Se non è ancora chiaro che cosa sia la coscienza, non si può negare che essa stia raggiungendo una complessità sempre maggiore, specialmente tramite la tecnologia e la comunicazione di massa (ciò che Teilhard chiamava la “noosfera” o un nuovo livello della mente). L’espressione “coscienza globale” riflette questo nuovo livello di consapevolezza.

Non viviamo più nel mondo di Tommaso d’Aquino o di Anselmo: questo è il mondo di Darwin, Einstein, Lazlo, Damasio e Chalmers. Ma come Tommaso d’Aquino si cimentò con la nuova filosofia aristotelica del suo tempo, oggi la fede sta cercando di comprendere un mondo profondamente permeato dalla scienza moderna.

Nel 1988 Giovanni Paolo II scrisse un’accorata lettera al gesuita p. George Coyne, all’epoca a capo dell’Osservatorio astronomico vaticano, sottolineando l’urgenza di una riconciliazione tra scienza e religione. Ecco le sue parole: «Col crescere del dialogo e della ricerca comune, ci sarà un progresso verso la mutua comprensione e una graduale scoperta di interessi comuni che forniranno le basi per ulteriori ricerche e discussioni. Sta al futuro stabilire in quale forma questo avverrà. Ciò che è importante, come abbiamo già sottolineato, è che il dialogo deve continuare e progredire in profondità e in ampiezza. In questo processo dobbiamo superare ogni tendenza regressiva che porti verso forme di riduzionismo unilaterale, di paura e di autoisolamento. Ciò che è assolutamente importante è che ciascuna disciplina continui ad arricchire, nutrire e provocare l’altra ad essere più pienamente ciò che deve essere e a contribuire alla nostra visione di ciò che siamo e di dove stiamo andando».

Giovanni Paolo II riconosceva il rischio che una Chiesa senza alcun contatto con la scienza moderna potesse condurre all’idolatria, come pure il rischio che una scienza priva della profondità della religione potesse portare a falsi assoluti: «Dobbiamo chiederci se scienza e religione contribuiranno all’integrazione della cultura umana più che alla sua frammentazione (…). I popoli, dovendo crescere e maturare, non possono continuare a vivere in compartimenti separati, per perseguire interessi totalmente divergenti dai quali valutare e giudicare il loro mondo. Una comunità divisa favorisce una visione del mondo frammentata; una comunità di interscambio incoraggia i suoi membri ad allargare le loro prospettive parziali verso una visione unificata nuova».

Per Giovanni Paolo II, una relazione reciprocamente feconda tra scienza e religione può contribuire a un mondo unificato. E proseguiva dicendo: «Che cosa è allora che la Chiesa incoraggia in questo rapporto di unità tra scienza e religione? Anzitutto che esse debbono cercare di comprendersi a vicenda. Per troppo tempo si sono tenute a distanza. La teologia, come “fides quaerens intellectum”, è stata definita come lo sforzo della fede per portare a compimento l’intelligenza. Come tale, essa deve oggi attuare uno scambio vitale con la scienza proprio come ha sempre fatto con la filosofia e altre forme di cultura. La teologia, dato il suo interesse primario per argomenti come la persona umana, le capacità della libertà e la possibilità della comunità cristiana, la natura della fede e l’intelligibilità della natura e della storia, dovrà sempre fare appello in qualche grado ai risultati della scienza. (…)

Tuttavia, dal momento in cui questi risultati diventano patrimonio della cultura intellettuale del tempo, i teologi devono comprenderli e metterne alla prova il valore coll’esplicitare alcune virtualità della fede cristiana che non sono state ancora espresse. (…). Come le antiche cosmologie del vicino Oriente poterono essere purificate e assimilate nei primi capitoli della Genesi, non potrebbe la cosmologia contemporanea avere qualcosa da offrire alle nostre riflessioni sulla creazione? Può una prospettiva evoluzionistica contribuire a far luce sulla teologia antropologica, sul significato della persona umana come “imago Dei”, sul problema della cristologia e anche sullo sviluppo della dottrina stessa? Quali sono, se ve ne sono, le implicazioni escatologiche della cosmologia contemporanea, specialmente alla luce dell’immenso futuro del nostro universo? Può il metodo teologico avvantaggiarsi facendo proprie le intuizioni della metodologia scientifica e della filosofia della scienza?».

Giovanni Paolo II concludeva la sua lettera a Coyne dicendo che «i cristiani non potranno non assimilare le idee prevalenti riguardanti il mondo, idee che oggi vengono influenzate profondamente dalla scienza. Il solo problema è se lo faranno con senso critico o senza riflettervi, con profondità ed equilibrio o con la superficialità che avvilisce il Vangelo e ci fa vergognare di fronte alla storia».

Alla luce dell’impegno di Giovanni Paolo II e della preoccupazione del card. Müller, è ora che l’evoluzione cosciente ci induca a occuparci della necessità di un arricchimento reciproco tra scienza e religione. Il Vaticano è stato fortemente ricettivo rispetto alle scoperte della scienza moderna, attraverso la Pontificia Accademia delle Scienze (a partire dal 1936) e il Dipartimento Scienza e Fede del Pontificio Consiglio della Cultura: entrambi hanno promosso conferenze di alto livello sull’evoluzione biologica, sulla fisica quantistica, sul caos e la complessità e sulla cosmologia del Big Bang. Benché il Vaticano si sia messo in ascolto delle posizioni della scienza moderna negli ultimi decenni, non ha però messo alla prova il loro valore «coll’esplicitare alcune virtualità della fede cristiana che non sono state ancora espresse» (per usare le parole di Giovanni Paolo II).

Quand’è che il dialogo si trasformerà in una nuova comprensione? Quand’è che il racconto cristiano passerà, dalla sua cornice metafisica medievale, a una nuova narrazione permeata dalla scienza moderna? Mi chiedo se la Chiesa riconosca la propria voce nelle parole di Giovanni Paolo II: «La scienza può purificare la religione dall’errore e dalla superstizione; la religione può purificare la scienza dall’idolatria e dai falsi assoluti. Ciascuna può aiutare l’altra ad entrare in un mondo più ampio, un mondo in cui possono prosperare entrambe».

Lo scopo della scienza e della religione, impegnate l’una ad aiutare l’altra «ad entrare in un mondo più ampio, un mondo in cui possono prosperare entrambe», era al centro degli insegnamenti di Teilhard de Chardin sull’evoluzione cosciente. Era proprio questa la sua speranza: che scienza e religione condividessero le loro rispettive visioni per immergersi più a fondo nella vita, per far nascere la Persona cosmica, la pienezza di Cristo.

Teilhard era gesuita fin nelle più intime fibre del suo essere, immerso nello spirito ignaziano per il quale Cristo si trova in tutte le cose. Il suo amore per Dio, la sua passione per il Vangelo e la sua devozione nei confronti della Chiesa lo condussero a cercare un’interpretazione credibile della fede alla luce della scienza moderna. Senza una comprensione del Dio vivente in un mondo dinamico di energia e di coscienza, un mondo in evoluzione, il cristianesimo, affermava, si sarebbe svuotato di ogni contenuto reale.

Le religiose e i religiosi di tutto il mondo stanno cogliendo la fiaccola di Teilhard: essa sta alimentando una nuova passione per il Vangelo, un nuovo significato della vita cristiana in un mondo in via di trasformazione. È positivo che il Vaticano si sia coinvolto nella discussione sull’evoluzione cosciente. Tutti siamo coinvolti, in quanto co-creatori: le nostre decisioni fanno la differenza riguardo al modo in cui la vita in generale e la vita cristiana in particolare si dispiegheranno nel futuro. Spero che le parole del card. Müller suscitino nuovi dibattiti su fede e scienza in modo tale che la comprensione si approfondisca, le visioni si allarghino, emergano nuovi orizzonti di fede e il Vangelo assuma nuovo significato alla luce dell’evoluzione cosciente. Come ha esclamato Giovanni Paolo II, «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo».

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Un nuovo caso Galileo?

Leonardo Boff

È nota la polemica pubblica fra il card. Gerhard Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e le religiose nordamericane della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr). La questione riguarda l’evoluzione cosciente e l’insegnamento cattolico.

UN IMPERATIVO COSMICO

Per prima cosa si deve riconoscre che su questo punto, che è di ordine scientifico, la Chiesa non ha, di per sé, nessuna autorità specifica. Si corre il rischio, adesso, nel XXI secolo, di avere un altro caso Galileo, che sarebbe intollerabile per la coscienza moderna e uno scandalo per i cristiani.

Dobbiamo riprendere la questione su base scientifica. I miei punti di riferimento sono scienziati di grande prestigio come il premio Nobel per la Biologia nel 1974, il celebre Christian du Duve, autore dell’opera forse più importante sulla storia della vita, Vital Dust: Life as a Cosmic Imperative, 1995 (“Polvere vitale: la vita come imperativo cosmico”); Thomas Berry, teologo e antropologo culturale (The Dream of Earth, 1990); il teologo Diarmuid O’Murchu (Evolutionary Faith, 2002); il teologo laico e biologo John Haught (God after Darwin: a Theology of Evolution, 2000); David Christian (Big History from the Big Bang to the Present, 2013); il più importante cosmologo vivente, Brian Swimme, autore, insieme a Berry, di The Universe Story, 1992; di The Hidden Heart of the Cosmos, 1996; e, insieme a Mary E. Tucker, di Journey of the Universe, 2002 (tradotto da Fazi con il titolo Il viaggio dell’universo, v. Adista Documenti n. 3/14, ndr); e infine Mark Hathaway, con il quale ho scritto The Tao of Liberation: exploring the Ecology of Tansformation, 2010 (tradotto sempre da Fazi con il titolo Il Tao della liberazione, v. Adista Documenti n. 13/14, ndr).

Partiamo dal presupposto, generalmente accettato dalla comunità scientifica, secondo cui tutto quello che oggi esiste nell’universo ha il suo punto di partenza nella fantastica esplosione avvenuta 13,7 miliardi di anni fa. In quel punto infinitamente piccolo erano presenti, concentrate, tutte le energie, gli elementi, le informazioni che, in seguito all’esplosione, si sarebbero diffuse in tutte le direzioni. L’evoluzione si auto-organizza e crea, a partire da questi dati primordiali, complessità sempre maggiori, fino a un punto in cui, come afferma Christian du Duve, la vita irrompe «come un imperativo cosmico». La vita umana è un subcapitolo del capitolo della vita. Ma gode di una singolarità che va ribadita e che è il punctum dolens della discussione tra le istanze dottrinali del Vaticano – le quali, a quanto pare, si muovono all’interno della vecchia e tradizionale visione del mondo – e le religiose nordamericane, che vengono da una formazione scientifica del più alto livello.

L’IGNORANTIA ELENCHI DELLE ISTANZE VATICANE

A mio parere, c’è, da parte del cardinal Gerhard Müller, un’ignorantia elenchi (ignoranza della questione) che può creare un nuovo tragico caso Galileo. E questo non può avvenire durante un pontificato come quello di papa Francesco, che si è mostrato così profondamente aperto rispetto alle questioni moderne.

Prendiamo il tema della coscienza, sulla base degli autori citati. La coscienza è la forma più alta della vita. Se l’universo, la vita e ogni essere possiedono tutti una loro genealogia, lo stesso vale per la coscienza, che ha anch’essa il suo posto all’interno dell’universo, come espressione delle relazioni degli elementi primordiali, dell’energia e delle informazioni originarie a un intensissimo grado di complessità e di relazionalità. In questo senso, essa possiede la stessa antichissima età del cosmo: 13,7 miliardi di anni.

Pensatori legati alla nuova fisica, specialmente alla nuova cosmologia, sostengono la tesi secondo cui la coscienza si presenta come un fenomeno quantistico. Noi esseri umani coscienti, perciò, siamo parte integrante dell’universo e non esseri erratici venuti dall’esterno della nostra realtà cosmica. Se oggi non abbiamo alcuna difficoltà ad ammettere l’evoluzione del nostro essere fisico e la sua origine cosmica, dobbiamo ugualmente individuare l’origine del nostro essere mentale risalendo fino alla sua nascita nelle particelle elementari all’interno del campo di Higgs.

LA FONTE ORIGINARIA DI TUTTI GLI ESSERI

La fisica (meccanica) quantistica è quella teoria scientifica elaborata nei primi anni del XX secolo che supera la visione dell’atomo (come ultima particella indivisibile della materia), per soffermarsi ad analizzare le particelle elementari che lo compongono. Nella teoria quantistica si è passati, in verità, dalle particelle alle onde di energia, in quanto esse configurano un’energia condensata, detta quantum (pacchetti di onde). Ciò che esiste è un campo energetico (teoria quantistica relativistica dei campi), una specie di quadro risultante dalle interazioni continue delle particelle, le quali non esistono mai chiuse in se stesse, ma sono sempre collegate le une alle altre: il campo è esattamente l’effetto di questa trama costante di relazioni.

Quando si vuole porre l’accento sulla dimensione di energia (onda) del campo, si parla di “bosoni”. Quando si vuole sottolineare la dimensione della materia (particella) dello stesso campo, si parla di “fermioni”. Il “bosone” è la relazione, il “fermione” è la cosa correlata. Tutto, anche noi umani, è composto di bosoni e di fermioni. In noi il fermione è la nostra dimensione individuale e corporea, il bosone la nostra dimensione relazionale e spirituale.

La novità della teoria della relatività quantistica sta nel fatto che ogni realtà fenomenica è una realtà quantistica, presente sempre sotto due aspetti simultaneamente, quello di onda e quello di particella. Particella e onda provengono da qualcosa di ancora più basilare, non rilevabile da alcuno strumento, ma dedotto in base alla dinamica stessa del campo: qualcosa che viene chiamato, in modo manifestamente insufficiente, “vuoto quantistico”, considerando che di vuoto non ha niente. Rappresenta il campo dei campi, l’energia di fondo, l’abisso di energia, l’oceano di forze in cui tutto avviene ora come onda di energia, ora come particella di materia, ora come onda e particella insieme, in modo complementare. Tutto nasce dal vuoto quantistico e tutto vi fa ritorno. Il grande cosmologo Brian Swimme lo definisce «fonte originaria di tutti gli esseri», quello che le religioni chiamano Dio, sempre presente e sempre disponibile.

La teoria della relatività di Einstein fornì la prova della convertibilità tra massa ed energia. L’energia può diventare materia e la materia può diventare energia. Meglio ancora, la materia è energia concentrata e stabilizzata e può trasformarsi nuovamente in energia. Così, per esempio, la conversione di un solo grammo di materia pura libera un calore sufficiente a far evaporare 34 miliardi di grammi d’acqua, vale a dire, 34 milioni di litri.

COME SORGE LA COSCIENZA?

Occorre prima di tutto chiarire cosa si intende per coscienza. Nel contesto della riflessione quantistica, la si intende nel suo senso più ampio e comprensivo possibile. Rappresenta quello che viene definito olismo relazionale (l’olismo è la tesi secondo cui il tutto è più della somma delle parti di cui è composto, ndr). Mi spiego: l’essenza della coscienza è una totalità permanente e indivisibile o un’unità coerente che risulta dal complesso di relazioni che un punto stabilisce con tutto ciò che gli sta intorno. La coscienza è essenzialmente relazione in ogni parte e in tutte le direzioni (la tradizione filosofica occidentale definiva la persona come un essere-in-relazione).

Una tale struttura relazionale è presente già nel primissimo momento dell’esplosione e dell’espansione primordiali. Quando due protoni, in quel loro primitivo incontro, si collegano, si sovrappongono e partecipano di un medesimo campo, vengono a costituire un’unità minima, presentandosi pertanto come bosoni (particelle di relazione).

L’espansione evolutiva di materia/energia/informazioni consiste nell’aumento esponenziale delle relazioni e nella creazione di unità sempre più complesse. Ciò che costituisce la struttura di base della coscienza – relazioni e creazione di unità – si trova dunque già presente alle origini dell’universo.

Si è osservato che, quando quest’unità tocca un certo livello di complessità, emerge la materia viva. Quando la materia viva, a sua volta, acquista una complessità ancora più grande, con la comparsa del cervello, le componenti materiali del tessuto nervoso (neuroni) cominciano a vibrare all’unisono: non si comportano solo come un tutto, ma diventano effettivamente un tutto. Come se tutti gli strumenti dell’orchestra suonassero all’unisono la medesima nota. È il sorgere della coscienza umana.

Per fare un’analogia, la coscienza è come una lavagna. Attraverso l’interazione con l’ambiente, la coscienza raccoglie informazioni, le registra, le rielabora arricchendo così la sua unità fondamentale. Come ha mostrato Ilya Prigogine, Premio Nobel per la Chimica, tutti i sistemi viventi sono aperti, prendendo dall’ambiente materia destrutturata e stabilendo con essa un dialogo: si crea così, grazie alla capacità di autorganizzazione propria di tutti i viventi, un ordine nuovo più alto, all’interno del quale la materia realizza potenzialità che le sono inerenti ma che si concretizzano unicamente al livello degli esseri viventi e degli esseri coscienti.

La differenza tra gli esseri viventi e quelli “inerti” risiede nel grado di addensamento delle relazioni. Negli esseri “inerti” (come una roccia) i bosoni formano meno conglomerati e predominano i fermioni (le cose in sé). Negli esseri viventi (come l’essere umano) si addensano maggiormente i bosoni, formando condensati fino alla massima concentrazione e così sviluppando internamente un’unità indivisibile, sinfonica: la coscienza umana.

La differenza tra essere vivente ed essere “inerte” non è dunque di principio ma di grado. Il principio della relazione e della capacità di costituire unità accompagna da sempre la creazione, fin dall’inizio.

LA LUNGA GENEALOGIA DELLA COSCIENZA

La coscienza possiede dunque la sua lunga genealogia. Per la coscienza, l’evoluzione diventa un’evoluzione cosciente. Essa raggiunge un livello cosmico. Ha avuto inizio, nella sua forma più rudimentale, nell’unità primordiale delle due prime particelle elementari che hanno interagito e stabilito un collegamento. È andata via via progredendo, con il crescere del ventaglio di relazioni, in un dialogo dinamico con l’ambiente (con i fermioni), fino a quella complessità suprema che si traduce come coscienza riflessa.

Da allora il campo della coscienza (bosoni) e il campo della materia (fermioni) sono in dialogo costante, dando origine a ordini sempre più ricchi, più aperti e più accelerati in tutti in campi della cultura, della società, della religione, del cristianesimo e dell’intera umanità.

La coscienza sta dando all’universo una spinta in avanti, aumentando i ritmi dell’evoluzione, rendendolo più ordinato e più carico di direzionalità, senza escludere però la possibilità di involuzioni, considerando il carattere demens (non solo sapiens) dell’essere umano. Si tratta però sempre di una tendenza ascensionale, non di una decadenza. Quando la coscienza si trasforma in un atto di comunione con il tutto e di amore verso ogni espressione dell’essere, l’universo approda a se stesso e si realizza più pienamente. Viene suggellata l’alleanza fra Terra e umanità, alleanza di integrazione e di riconciliazione.

Siamo dunque frutto della stessa dinamica cosmogenetica di cui è permeato l’intero universo. La coscienza è il punto più avanzato di tutto il processo della vita. Mediante la coscienza, l’essere umano si inserisce armonicamente e pienamente nel sistema generale delle cose: non si trova fuori dall’universo, ma dentro, come sua componente, capace tuttavia di consapevolezza di sé e degli altri, capace di amarli e di identificare Dio in azione nell’intero processo evolutivo.

Oggi viviamo in un momento speciale della storia dell’umanità e del pianeta Terra: il processo di globalizzazione. Si tratta di un fenomeno antropologico, prima ancora che economico-finanziario. Tutti i popoli fanno ritorno alla Casa Comune, la Terra, sviluppando lentamente una coscienza collettiva, la consapevolezza di essere un’unica specie e un’unica famiglia. Pierre Teilhard de Chardin, nel 1933, aveva già profetizzato l’irruzione di una nuova era e di una nuova coscienza, chiamandola noosfera: la sfera della convergenza delle coscienze umane intorno al Cristo cosmico, in maniera da formare un’unica e grande coscienza della specie umana, nella stessa Casa Comune e con il compito etico e spirituale di prendersi cura del creato. Questo momento è ormai arrivato e i cristiani individuano in tale fenomeno l’emergere dello Spiritus Creator e del Cristo cosmico, i quali guidano, orientano e conducono alla pienezza tutta l’umanità e tutto il creato.

Le religiose degli Stati Uniti hanno compreso la singolarità di questo momento storico-salvifico e fanno di questa singolarità una nuova esperienza spirituale e un incontro con il Signore che continua a operare nella creazione guidandola in direzione del Regno della Trinità.

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