Home Chiese e Religioni Jorge Mario Bergoglio, un pontificato tra apparenza e realtà

Jorge Mario Bergoglio, un pontificato tra apparenza e realtà

Alessandro Chiometti
http://cronachelaiche.globalist.it 5 giugno 2014

Sono passati 14 mesi dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio; un tempo breve per fenomeni come l’evoluzione biologica ma più che sufficiente a dare giudizi politici sull’operato di chiunque.
Cominciamo con il dire che la nomina di Bergoglio non è stata come le altre perché è arrivata dopo la clamorosa abdicazione di Benedetto XVI, un evento che non succedeva da almeno 500 anni nella storia della Chiesa e non poteva essere indolore. L’abdicazione di Joseph Ratzinger ha rappresentato infatti uno dei punti più bassi di popolarità della Chiesa cattolica che, duramente provata da otto anni di figuracce diplomatiche, sproloqui, flop di pubblico e contestazioni, ha deciso di cambiar marcia affidandosi alla guida di qualcuno che poteva restituirle blasone e credibilità. Senz’altro Bergoglio è riuscito nello scopo, ma vediamo come.

La scelta del nome

Ogni cosa è stata pianificata nei dettagli , come sempre accade quando si ha a che fare con una struttura di potere millenaria, e scegliere il nome del nuovo papa non poteva essere lasciato al caso.
Chiamarsi Francesco come il presunto santo dei poveri era una delle ultimissime carte che restavano da giocare alla Chiesa cattolica apostolica romana. Da notare anche che nei giorni seguenti all’elezione sembrava esserci un vero e proprio diktat di comportamento nei confronti dei massmedia, che non dovevano azzardarsi ad aggiungere “primo”, in numeri romani, al nome. Questo perché “papa Francesco I” ricorda alla gente che pur sempre si sta parlando di un personaggio elitario, un re o un papa per l’appunto, mentre “papa Francesco” da solo richiama meglio l’immagine del santo dei poveri. E quindi, per ovvia traslazione, Bergoglio è proprio il “papa dei poveri”.

Il fenomeno mediatico

Premesso che noi italiani abbiamo una visione distorta dei media perché viviamo in un paese anomalo da molti punti di vista nonché “parzialmente libero” (come definito da ong internazionali indipendenti) per quello che concerne la stampa, l’asservimento di ogni testata nazionale (a parte rarissime eccezioni) al fenomeno Bergoglio non risulta avere precedenti neanche ai tempi di Woytjla quando per lo meno i laici come l’ex direttore di Repubblica Scalfari conservavano la loro dignità e non correvano a baciare la sacra pantofola. Al di là del comportamento di pennivendoli vari, di giornali ormai scesi al rango di rotocalchi e dell’uscita di testate nazionali appositamente dedicate al nuovo papa, un dato più degli altri dà l’idea del fenomeno comunicativo che è papa Francesco I. In circa un anno di pontificato sono usciti 111 libri “scritti dal papa” e 139 a lui dedicati per un totale di 250. (fonte: Famiglia Cristiana).
Il numero ha dell’incredibile, si tratta quasi di un libro al giorno che esce negli scaffali delle librerie; pensare che il pontefice in meno di un anno abbia scritto più libri di Stephen King in tutta la sua carriera è “miracoloso” e probabilmente questo dato sarà usato per la sua canonizzazione in vivo.

Cosa avrebbe dovuto fare papa Francesco I

Tanto per evitare la stucchevole nonché onnipresente critica sul fatto che noi laici vogliamo dire al papa quello che deve o non deve fare (una sorta di ingerenza al contrario) usiamo le parole che ha detto Frei Betto in una conferenza presso la Chiesa di Sangemini (TR) pochi giorni dopo l’elezione di papa Francesco. Ricordiamo che nonostante le accuse del giornalista Horacio Verbitsky, i sacerdoti superstiti della Teologia della liberazione come Frei Betto e Leonardo Boff avevano accolto favorevolmente l’elezione di Bergoglio riponendo in lui moltissima fiducia. Frei Betto in particolare ha detto senza mezzi termini che questo papa avrebbe dovuto cambiare la teologia cattolica, perché non è possibile continuare a trattare nel 2014 le donne della Chiesa come esseri inferiori negando loro anche di dire messa. Che sarebbe ora di cancellare il celibato dei preti, una privazione insostenibile per molte persone. Che è ora di smettere di dire che la sessualità serve solo a riprodursi perché questa è zoologia e non teologia. Che è ora di smettere di continuare a considerare l’omosessualità come un disordine o finanche una malattia. Ovviamente, aggiungiamo noi, per far questo il papa dovrebbe convocare un concilio perché è impensabile che lo faccia solo tramite un’enciclica.

Cosa ha fatto papa Francesco I

Riconosciamolo: Bergoglio ha sistemato le cose in casa dello Ior. Però da laici impertinenti, impenitenti, e miscredenti ci permettiamo di ricordare che è stato costretto a farlo, altrimenti le banche europee avrebbero chiuso i rapporti con la banca vaticana. Basti ricordare che a gennaio 2013 i bancomat dello Stato più piccolo del pianeta sono stati bloccati in quanto, come scrive Carlo Morroni sul Sole24Ore, era venuta a mancare l’autorizzazione della Banca d’Italia alla Deutsche Bank (che gestiva da tempo i bancomat) in seguito dell’assenza, presso Città del Vaticano, di una legislazione bancaria e finanziaria e di un sistema di vigilanza prudenziale. Quindi o papa Francesco I regolarizzava lo Ior o si sarebbe trovato con un banca isolata che non serviva più a nulla.
Per il resto, il pontefice si è limitato a fare molte telefonate, forse invogliato dalle recenti offerte dei gestori di cellulari, molte dichiarazioni estemporanee («Chi sono io per giudicare un gay?»), mentre nel contempo ha scomunicato una donna perché ha osato dir messa, ha rimarcato il no all’aborto e all’eutanasia in ogni forma chiudendo di fatto ogni dialogo possibile. Ma ha anche rilanciato con indubbio vigore la figura dell’esorcista in Vaticano. Come il suo predecessore Woytjla, Bergoglio è convinto della presenza del demonio in questo mondo. Il tutto unito con l’annuncio di una nuova ostensione per quella che è la patacca più clamorosa di tutta la storia del cattolicesimo recente, ovvero la Sacra Sindone di Torino che, considerata sempre prudentemente come “icona”, è stata elevata al rango di “reliquia” da Benedetto XVI a conferma dl fatto che il povero Ratzinger non ne azzeccava una neanche quando aveva le evidenze sotto il naso. Conferme su conferme che, in piena sintonia con i suoi due predecessori, Bergoglio combatte lo spirito del Concilio Vaticano II e lavora incessantemente per re-infantilizzare il cattolicesimo al fine forse di avere fedeli più gestibili senza rendendosi conto che relativamente presto non avrà più fedeli se non coloro che sono incapaci di usare un poco di ragionevolezza.

Cosa non ha fatto papa Francesco I

Tirando le conclusioni, Bergoglio non ha convocato alcun concilio, perché semplicemente non ha intenzione di cambiare la teologia cattolica. Si dimostra nei fatti quello che è sempre stato, un conservatore e non un progressista. Ma non ha neanche rinunciato agli abnormi privilegi che la Chiesa cattolica continua imperterrita ad avere alla faccia dei proclami come «Vorrei una Chiesa povera per i poveri». Ricordiamo infatti che la stima dei costi sostenuti dallo Stato italiano nei confronti della Chiesa cattolica apostolica romana è salita nello scorso anno a circa 6,5 miliardi di euro all’anno. Se Bergoglio volesse davvero una Chiesa povera potrebbe cominciare con il rinunciare all’otto per mille e agli infiniti rivoli di denaro pubblico che Stato ed Enti locali continuano a versare alla sua Chiesa e deliberare per un sostentamento effettivo di questa solo da parte dei suoi seguaci. Bergoglio non ha neanche dato il benestare allo Stato italiano, né tantomeno ad altri Stati, per aprire le legislazioni al riconoscimento dei diritti degli omosessuali attraverso qualche forma di patto civile (Pacs, DiCO, DiDoRe che dir si voglia).

Anzi, sempre più incessantemente si ripetono nelle nostre città manifestazioni omofobe sponsorizzate da associazioni e organizzazioni cattoliche che continuano a ripetere come la famiglia naturale sia solo quella composta da uomo e donna e di come quest’apertura legislativa, per non parlare del matrimonio gay, farebbe finire la civiltà così come la conosciamo. Bergoglio in merito a queste tristi ostentazioni di ignoranza e integralismo religioso non ha proferito una sola parola di ripudio. Al contrario, su Wikipedia si può assistere a un capolavoro di ipocrisia di chi ha redatto la sua pagina: «Bergoglio ha ribadito l’insegnamento della Chiesa cattolica sull’intrinseca immoralità delle pratiche omosessuali e, di pari passo, ha insegnato l’importanza del rispetto per le persone omosessuali»

Occorre veramente spegnere la ragione per scrivere una cosa del genere. Papa Francesco I non ha neanche cambiato di molto la complessa situazione che vede la Chiesa cattolica costretta a confrontarsi con l’enorme numero dei casi di pedofilia fra i suoi pastori. Il documento, pubblicato definitivamente il 28 marzo 2014 e annunciato già nel 2012 («due anni di gestazione», sottolinea Federico Tulli su Cronache Laiche) non prevede infatti alcun obbligo di denuncia alle autorità da parte dei vescovi quando vengono a conoscenza di casi di pedofilia fra i prelati a loro sottoposti. Ancora una volta un segno evidente che c’è un abisso fra le dichiarazioni estemporanee del papa ai massmedia e il concreto agire della Chiesa e del pontefice stesso.

In sintesi

Bergoglio è sicuramente un abile comunicatore, aiutato dal suo establishment, e quindi un fenomeno mediatico; tuttavia la continua infantilizzazione del cattolicesimo e dei suoi seguaci non giova né allo Stato laico, che ovviamente non può dialogare con chi vuole solo evangelizzare, né alla Chiesa stessa che è sempre più succube di quelle organizzazioni (sette o similari) che sanno sfruttare meglio di chiunque altro l’ignoranza derivante da una fede cieca e irragionevole. Si può facilmente ipotizzare che presto i nodi verranno al pettine, e lo “scisma silenzioso” farà più rumore di prima.

1 comment

Bruno A.Bellerate, emerito di Roma 3 lunedì, 9 Giugno 2014 at 10:55

Nonostante le indiscutibili “buone intenzioni” (di cui alcuni dicono che sia lastricata la strada dell’inferno!?), questo intervento risente (e molto!) di una lettura pregiudiziale della figura di Bergoglio, ridotto a un “fenomeno mediatico” (e neppure autonomo!), che “continua l’infantilizzazione del cattolicesimo e dei suoi seguaci”, dimenticando del tutto, per es., l’insistenza del vescovo di Roma, fin dai suoi primi interventi, come l’incontro con Scalfari, sul valore e la decisività della coscienza individuale. Peccato, perché un “dialogo tra sordi” non approda a nulla!

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