Home Chiese e Religioni Le Giornate dei cattolici tedeschi e le prudenti risposte del card. Marx

Le Giornate dei cattolici tedeschi e le prudenti risposte del card. Marx

Andrea Affaticati
Il Foglio, 30 maggio 2014

Se si pensa ai toni critici con cui i tedeschi si confrontavano con Benedetto XVI, che pure era un
loro connazionale, risultano ancora più evidenti l’entusiasmo e le speranze che Francesco genera:
questo Papa piace molto, anche in Germania. Dagli atteggiamenti al viaggio in Terra Santa con
l’amico rabbino e l’amico imam, appare più in sintonia con lo Zeitgeist. Il che non va però confuso
con la disponibilità a compiere una rivoluzione.

Sbaglia ad esempio chi interpreta la sua argomentazione sul celibato “non è un dogma, ma un regalo alla chiesa”, e che “se ne potrà anche discutere, non ora però” come una mezza vittoria della chiesa progressista dopo gli anni di scontro con Ratzinger. Ed è peraltro vero che al momento, tra i cattolici tedeschi, ci sono temi avvertiti come più urgenti. Tra questi probabilmente anche la questione dell’ordinazione delle donne sacerdote, argomento caldissimo, vista la folta presenza anche in Germania, del movimento “Noi siamo chiesa”, fresco di scomunica in Austria.

Altro tema molto sentito è il dibattito sull’eutanasia, il suicidio assistito: tema che è anche al centro
del Katholikentag, le tradizionali Giornate dei cattolici che quest’anno si tengono dal 28 maggio al
1° giugno a Regensburg e hanno come titolo “Costruire ponti insieme a Cristo”. La tensione tra una
chiesa a forte connotazione progressista e una gerarchia che, con il Papa, non ha intenzione di
operare radicali cambiamenti, ma piuttosto aiutare e sollecitare la riflessione, la si può comprendere
già dall’intervista a due voci tra il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale di Monaco
Reinhard Marx, e il presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi, Alois Glück (comitato
che ha tra i suoi compiti quello di rappresentare in pubblico gli interessi dei cattolici e dare impulso
all’opera apostolica della chiesa nella società), pubblicata ieri dalla Süddeutsche Zeitung.

E così il cardinale Marx, che pure nella polarizzazione dell’episcopato tedesco tra progressisti e minoranza filo-romana si colloca in una posizione mediana, affrontando il tema della “autodeterminazione in caso di malattia incurabile”, cioè della libertà di potersi togliere la vita, propone un nuovo punto di vista. Che si indaghino i veri motivi che possono spingere a una soluzione così drastica, dice: per esempio la paura della solitudine e del dolore. E bisogna investire di più nella medicina palliativa, raccomanda Marx. Certo costa, ammette il cardinale, ma quanto vale ai nostri occhi l’ultimo tratto di vita? Glück, appoggia la visione di Marx e aggiunge che qui non si tratta solo del “dirittoall’autodeterminazione”. Se il suicidio fosse propagandato come atto ovvio, ciò cambierebbe radicalmente la situazione degli ammalati gravi. Motivo per cui, ribadisce Marx, il legislatore è tenuto a prendere come metro di misura il più debole.

Altro tema da anni cruciale è quello della morale sessuale della chiesa. Qui Glück e Marx divergono in parte. Se il primo ammette che la posizione della chiesa può risultare agli occhi di sempre più persone, anche cattolici, retrograda, Marx interviene con delle argomentazioni pragmatiche, con tatto pastorale: non è intenzione della chiesa stilare un dettagliato catalogo di divieti, piuttosto di suggerire. Il desiderio di due persone che si sposano non è quello di costruire un rapporto che duri nel tempo?, si chiede. Bene, se così è la chiesa mostra semplicemente un modello di vita che permette di raggiungere questo obiettivo. Le risposte, di entrambi, suggeriscono che sarebbe un errore interpretare i messaggi del Papa attraverso comode sintesi (Francesco stesso ha messo in guardia dalle scorciatoie), attendendosi rivoluzioni.

Quando il Pontefice dice – “questa economia uccide” – non intende mettere al bando il capitalismo,
avverte Marx, ma denunciare una società nella quale i poveri sembrano avere sempre meno chance
di riscatto. I cattolici tedeschi discutano con pazienza.

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Il Papa come speranza. Ii difensori della fede come immagine di nemico

Christian Eckl
www.welt.de, 30 maggio 2014

Al Katholikentag a Ratisbona, molti vivono la loro Chiesa sulla via dell’apertura – grazie a papa
Francesco. Invece viene guardato criticamente il cardinal Müller, il tedesco più potente in
Vaticano.

La diocesi di Essen si è portata papa Francesco nella tenda: è di cartone e solo di pochi centimetri
più piccolo di quello in carne ed ossa. La gentile signora nella tenda a pagoda invita con molta
schiettezza a farsi fotografare con il papa in miniatura. E non pochi accettano! Almeno di mezzo
metro più alto del papa di cartone è il cardinale di Berlino Rainer Maria Woelki. È lì vicino, nella
tenda dei cappellani miliari e centellina un caffè bollente. Anche il principe della Chiesa deve
sottoporsi ad un “selfi” con un laico.

Pochi metri più in là di Woelki e del papa di cartone vediamo Christian Ammersbach nella sua
tenda. Si fa pensieroso quando lo si interroga su Francesco. Ammersbach è prete e portavoce della
“Pfarrerinitiative” (iniziativa parroci). Nel 2012 papa Benedetto XVI aveva fortemente criticato
l’“Iniziativa”, affermando che il suo “Appello alla disobbedienza” era una strada sbagliata. Le cose
adesso sono diverse sotto papa Francesco?

Ammersbach si fa pensieroso: “Non lo so ancora”. Nel 2012 al Katholikentag a Mannheim, la
Pfarrerinitiative non partecipava ancora, ora vuole discutere in maniera nuova i problemi del
celibato e dell’ordinazione delle donne – anche all’interno del clero. Poi sorride: “Vede, là dietro vi
sono le Iniziative ecclesiali”, dice indicando la direzione del duomo. “Qui ci sono le organizzazioni
ecclesiali, dove anche noi abbiamo il nostro stand”, si rallegra il parroco: nonostante le critiche,
l’Iniziativa è stata percepita come organizzazione della Chiesa ufficiale. Ma: “La nuova partenza
nella Chiesa cattolica procede molto lentamente anche sotto papa Francesco”, ritiene Ammersbach.
Gauck è prudentemente ottimista.

Anche il presidente della Repubblica federale era stato giovedì al Katholikentag ugualmente
riservato. Francesco aprirà la Chiesa? Il pastore protestante risponde tra il riservato e il critico:
“Anche persone cordiali e di profondi sentimenti possono essere conservatrici, e anche per motivi
che ritengono importanti frenare, invece che favorire, i cambiamenti”. Poi il presidente della
Repubblica ha scritto al clero nel “libro degli ospiti” qualcosa di cui Lutero sarebbe stato felice: “Da
nessuna parte sta scritto che lo Spirito Santo agisce solo nei vescovi!”

E anche non solo nei cardinali, aggiunge alcune tavole rotonde dopo Matthias Katsch. Katsch è
stato una delle vittime degli abusi al Canisius-Kolleg. Oggi discute con l’incaricato per gli abusi
sessuali della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Treviri Stephan Ackermann. “Molte
vittime di abusi sessuali diventano vittime di un secondo misfatto, per il quale soffrono altrettanto”,
dice Klatch. “Quando vedo che, al vertice della piramide, alla Congregazione della Fede, dove tutti
i fili dei casi di abuso del mondo devono pervenire, siede qualcuno che ha avuto grosse difficoltà a
chiarire tali situazioni nella propria diocesi, questo ferisce me e anche altre persone”, dice Katsch.

Si allude qui al più potente tedesco nel collegio cardinalizio in Vaticano, Gerhard Ludwig Müller.
Aveva un parroco che era già stato condannato per abuso sessuale su un ragazzo, e questo parroco è
stato nuovamente assegnato ad attività pastorali – nel 2008 il prete fu condannato a tre anni di
prigione perché aveva nuovamente abusato di un ragazzo. Il vescovo Ackermann non intende
accettare questa versione. “Devo parlare ora a difesa. Per quanto riguarda l’agenda della
Congregazione della fede e ciò per cui è competente, le cose non sono cambiate. A Roma ora non si
fanno le cose più alla leggera perché c’è il cardinal Müller, al contrario. Il papa sovrintende e dà le
direttive”.

Recentemente Francesco ha definito gli abusi sessuali nella Chiesa qualcosa di simile alle “messe
sataniche”. Alla tavola rotonda siede anche l’esperta di prevenzione Barbara Haslbeck: “Le parole di
Francesco non le ho trovate tra le più adatte: non c’entra Satana”, dice Haslbeck, che ha svolto una
tesi di dottorato sul tema degli abusi sessuali nella Chiesa. “Prima valeva l’affermazione: Roma ha deciso, taci!”

Tra il pubblico siede anche il parroco Andreas Schlagenhaufer. Il fatto che sia ancora prete oggi è
quasi un miracolo. Nel 2004, secondo la volontà di Müller, allora vescovo a Ratisbona, avrebbe
dovuto essere allontanato dal presbiterato. Schalgenhaufer si era impegnato nel gruppo “Noi siamo
Chiesa”, un’organizzazione critica di laici, che ora è rappresentata da uno stand. È diventata un’altra
la Chiesa, dopo papa Benedetto, sotto Francesco? “Adesso si può parlare di tutto, fin’ora non era
così, si poteva temere di essere puniti”, dice il piccolo prete dai capelli bianchi. “Prima mi è stato
detto: signor parroco, sul presbiterato alle donne a Roma è stata presa una decisione, non se ne può
più parlare – adesso è diverso”, dice Schlagenhaufer.

Soprattutto, non c’è alcun politico che si lasci sfuggire l’occasione di trovare ascolto al
Katholikentag. L’SPD ha invitato il cardinale di Monaco Reinhard Marx, e lo hanno ricevuto in una
sfarzosa sala da ballo medievale Wolfgang Thierse e la ministra del lavoro Andrea Nahles.
Francesco cambia tutto? “Lo stiamo già facendo”, dice Thierse.

E la ministra Nahles fa come se papa Francesco fosse un socialista e il cardinal Marx la sua
avanguardia rossa: “Come cattolici, ci si sentiva da tempo sulla difensiva”, dice Nahles. Adesso è
molto diverso: “Mi sento incoraggiata dalle parole di Francesco ‘andate verso il mondo’”. Arriva
presto a parlare di temi come salario minimo e disoccupazione di lunga durata – come se il papa
avesse dato la benedizione al suo agire nell’SPD. Il cardinal Marx prende volentieri la palla al balzo
– e parla del fatto che la Chiesa deve “pensare oltre il capitalismo”. Poi si va a pranzo in nobile
cornice – ma del gruppo non fa parte nessun disoccupato di lunga durata.

Proprio di fronte alla sfarzosa sala da ballo medievale si trova il duomo di Ratisbona, che tra l’altro
non è proprietà della Chiesa ma dello Stato della Baviera. Lì si sono formate code ad entrambe le
entrate. Un collaboratore del Katholikentag blocca l’entrata con un cartello “Completo”. […]
Questo non era capitato al vescovo di Ratisbona da molto tempo. Il fatto è che nella cattedrale il
famoso Domspatzehchor tiene una meditazione musicale. Questo piace sicuramente di più ai
visitatori del Katholikentag di qualche tavola rotonda. Forse per questo papa Francesco è così amato
dai laici – perché la sua fede e la sua apertura parla ai cuori. Come la musica dei Domspatzen. E
questo attira evidentemente più di mille parole.

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