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Noi Siamo Chiesa: dopo la scomunica, parlano Martha Heizer e Ehemann Gert

Valerio Gigante
Adista Notizie n. 21 del 07/06/2014

In alcune circostanze (come per la delicata vicenda delle suore Usa) il papa ha lasciato che i vescovi e le conferenze episcopali locali, o i dicasteri di Curia, decidessero autonomamente su questioni dottrinali e magisteriali senza prendere direttamente parte alla decisione, o intervenire esplicitamente nel merito di esse. A distanza di oltre un anno dalla sua elezione, quella di Francesco sembrerebbe una scelta precisa: apparire all’esterno, cioè all’opinione pubblica laica, come un papa aperto e disponibile a confrontarsi su tutti i temi, che non intende brandire la tradizionale arma dei “valori non negoziabili”, consentendo però, all’interno, cioè nei singoli Paesi e nelle diverse diocesi, che i tradizionali strumenti della repressione del dissenso o di ogni aspetto che contraddica la tradizionale visione teologica e pastorale della Chiesa agiscano indisturbati. Insomma, lasciare agli altri il “lavoro sporco” per non macchiare la propria immagine di “riformatore” e di “uomo del dialogo”.

Il durissimo provvedimento che ha colpito Martha Heizer e suo marito Ehemann Gert (v. Adista Notizie n. 20/14) sembra rientrare in questa fattispecie. Heizer, docente di religione a Innsbruck, è cofondatrice e presidente dell’International Movement We are Church (Noi siamo Chiesa), presente in oltre 20 nazioni e considerato il principale movimento cattolico internazionale progressista impegnato per la riforma della Chiesa su temi strategici, come il celibato presbiterale, il sacerdozio femminile, la collegialità, i divorziati risposati, i gay, la povertà, il contrasto alla pedofilia tra il clero. E se in Italia i membri di Noi Siamo Chiesa sono spesso considerati parte del “dissenso” cattolico e tenuti ai margini della vita istituzionale della Chiesa, in altri Paesi (come la Germania e l’Austria) non è così e il movimento, oltre ad avere un forte radicamento presso la base cattolica, è percepito da tanti come parte integrante, seppure su posizioni critiche, della comunità ecclesiale. La clamorosa scomunica di Heizer e di suo marito potrebbe quindi anche essere letta come il tentativo della gerarchia ecclesiastica di screditarne l’autorevolezza presso l’opinione pubblica cattolica e di depotenziare la portata che i temi di dibattito portati avanti dal movimento in questi anni potrebbero avere, specie in questa fase di forti speranze ed intenso dibattito che sta vivendo la Chiesa sotto il pontificato di Francesco.

Sugli scenari aperti dalla scomunica, Adista ha realizzato una lunga intervista con Martha Heizer e Ehemann Gert, che vi proponiamo qui di seguito.

Ci raccontate cosa è successo?

Due anni e mezzo fa un’emittente televisiva nazionale ha chiesto alla nostra comunità di preghiera il permesso di filmarci durante l’Eucaristia che usualmente celebriamo senza prete. Lo facciamo da anni, 4-5 volte l’anno. Eravamo tutti d’accordo, perché volevamo indicare che esiste una via d’uscita al problema della scarsa presenza di preti nelle comunità cristiane. Volevamo anche che venissero a rendersi conto che celebrare l’Eucaristia in un piccolo gruppo come il nostro porta con sé dell’altro, cioè grande ricchezza spirituale e maggiore intimità, rispetto ad una comunità molto più grande, come quella della nostra parrocchia, dove l’atmosfera è molto più impersonale e a volte è difficile partecipare attivamente alla messa. Eppure noi non ci opponiamo affatto alla celebrazioni in comunità più grandi; anzi, continuiamo a parteciparvi. Siamo però altrettanto convinti che attraverso il sacramento del battesimo a tutti sia conferito un sacerdozio comune. San Pietro nella sua prima lettera parla di cristiani «impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo» (1Pt 25) e che essi sono «la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa» (1Pt 2,9). Tuttavia pensiamo che non ogni uomo o donna battezzato/a debba esercitare questo sacerdozio comune, presiedere l’Eucaristia, perché ci pare evidente che non tutti sono adatti a questo. Celebrando da soli, eravamo pienamente coscienti di aver commesso un “crimine religioso” (graviorum delictum, tra i più gravi delitti), che di per sé, cioè per il semplice fatto di averlo commesso, comporta la scomunica (latae sententiae). Ecco perché il nostro vescovo parla di auto-scomunica. Il presidente della Conferenza episcopale austriaca, il card. Christoph Schönborn, circa la scomunica che ha vi colpito, ha dichiarato: «Se qualcuno prende una posizione chiara contro qualcosa che è centrale per la nostra Chiesa, come l’Eucaristia e propaga un’idea ben oltre la nostra fede, questo è un grave passo che porta fuori della comunione ecclesiale». Il cardinale Schönborn definisce il nostro «un grave passo che porta fuori dalla comunione della Chiesa»? Bene, allora i cristiani dei primi secoli erano anch’essi “fuori dalla Chiesa”. Perché «spezzavano il pane a casa prendendo i pasti» (Atti 2,46). Quello che era giusto per loro non può essere sbagliato per noi nel XXI secolo…

Nella stessa dichiarazione il card. Schönborn ha anche aggiunto: «Siamo tutti sotto lo stesso tetto e la porta è sempre aperta per il ritorno di persone colpite da un provvedimento canonico». È il preludio alla possibilità di perdono in caso di “ravvedimento”?

Dopo aver segnalato i fatti alla Congregazione per la Dottrina della Fede, il vescovo della nostra diocesi ha ottenuto il via libera per annunciare ufficialmente che siamo scomunicati, a meno che non ci pentiamo, abiuriamo la nostra visione dell’Eucaristia e ci rendiamo disponibili ad accettare una qualche sanzione. Ci siamo rifiutati di fare alcunché e abbiamo anche dichiarato che non intendevamo accettare il documento ufficiale di scomunica. Lo abbiamo infatti lasciato al vescovo. Ci siamo rifiutati di accettarlo anche perché nelle forme e nella sostanza, le autorità ecclesiastiche della diocesi e il Vaticano avevano svolto l’inchiesta in modo assurdo e umiliante. I fondamentali diritti umani e le basilari tutele giuridiche – cui siamo abituati come cittadini di una democrazia – sono stati ignorati: nella prima e unica udienza in tribunale abbiamo potuto portare un avvocato, ma non gli è stato permesso di dire una sola parola. Poi abbiamo giurato che avremmo detto la verità. Eravamo allo stesso tempo imputati e testimoni per l’accusa, e, infine, non ci hanno dato il verbale della seduta. Siamo rimasti scandalizzati. E siamo stati ancora più scandalizzati,direi anzi scioccati, dal venire a conoscenza che i tre “graviora delicta” di cui eravamo imputati ci mettevano sullo stesso piano dei preti che abusano dei bambini. In altre parole, “usurpando l’Eucaristia” il nostro crimine sarebbe stato equiparabile alla pedofilia. Questo costituisce un insulto alla nostra dignità.

Cosa succede ora dal punto di vista canonico?

Il vescovo ci ha informati che saremmo rimasti membri della Chiesa mediante il battesimo, ma che non ci sarebbe stato permesso più di ricevere i sacramenti (ossia la comunione, la confessione e l’unzione degli infermi), o tenere funzioni religiose o svolgere compiti come quello di padrino o madrina, testimoni di nozze, ecc. Però dobbiamo continuare a pagare le tasse alla Chiesa (in Austria vige un sistema diverso dal nostro 8 per mille: chi aderisce ad una confessione religiosa contribuisce obbligatoriamente, tramite la dichiarazione dei redditi, al sostentamento della Chiesa di appartenenza, ndr). Ogni membro della Chiesa austriaca (e tedesca) cattolica deve pagare: sono gli unici Paesi al mondo in cui vige questo sistema. Se ci si rifiutasse, si verrebbe portati in tribunale e si potrebbe incorrere nella confisca dei propri beni.

Pensate sia davvero possibile che il papa non sia coinvolto in questa vicenda?

Francamente non posso dirlo. Anche noi abbiamo appreso la versione ufficiale per cui sarebbe stato il vescovo Scheuer a decidere sul nostro caso, perché rientrerebbe nella categoria delle scomuniche “latae sententiae” su cui la competenza è sua. Noi non siamo esperti di diritto canonico. Qui si dice che papa Francesco stia tentando di ripulire le stalle di Augia (la quinta fatica di Ercole consistette nel pulire le stalle che Augia aveva ricevuto dal padre Elio: si trattava di molti capi di bestiame, immuni da malattie, e che crescevano indefinitamente. Augia non puliva mai le stalle e le scuderie, tanto che il letame che continuava ad accumularsi creava seri problemi, ndr). E che spera di riuscirci.

Dopo la scomunica, che cosa cambierà per voi e per la vita del movimento?

Dal momento che abbiamo rifiutato di accettare la sanzione canonica, continueremo a lottare ed impegnarci per la riforma della Chiesa. Molte persone, a livello locale, come nazionale ed internazionale, sono solidali con noi. Continuano a dirci che abbiamo fatto qualcosa di importante e profetico. Speriamo che sia così. Ci sono poi naturalmente un certo numero di critiche, alcune delle quali molto dure. Continueremo a celebrare messa nella nostra casa, in Tirolo, o dove ci capiterà di essere. Quanto e in che misura poi il movimento Noi Siamo Chiesa verrà influenzato da questa scomunica, in Austria come altrove, resta tutto da vedere. Alcuni membri di Nsc sono critici, ma la maggioranza ci sostiene. Dopo la Pentecoste, quando si svolgerà la prossima riunione del comitato internazionale, chiederemo un voto di fiducia. Soprattutto, cerchiamo di tenere a mente il consiglio di rabbi Gamaliele. Al tribunale ebraico convocato per condannare gli apostoli, rei di aver pubblicamente proclamato la risurrezione di Gesù, disse: «Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!» (Atti 5,38).

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In face of the shortage of priests in the world

Paul Collins
www.catholica.com.au

Dr Paul Collins and his wife, Marilyn, know the recently ‘excommunicated’ leader of the International Movement We Are Church, Dr Martha Heiser, well. Marilyn through her work with OCW (Ordination of Catholic Women) and Paul worked with her on media at the last two Papal Conclaves. In this report and commentary he suggests the ‘excommunication’ of Dr Heiser by an Austrian Bishop is ‘iniquitous’ given the world-wide crisis the Catholic Church is facing in having enough priests to minister to even a declining participating congregation.

Background…

Founded in 1995 in Austria in the wake of the Cardinal Hermann Gröer sexual abuse scandal, the International Movement Wir sind Kirche [We are Church (IMWAC)] is one of the largest and most important renewal movements in the Catholic church, with active groups in more than 25 countries. In Australia Catholics for Ministry (CfM) is affiliated with IMWAC and shares its ideals and works co-operatively with it. CfM shared much of the media work with the IMWAC leadership through two papal elections (2005 and 2013), with plans to co-operate again during the Synod on the Family in Rome in October this year.
However, on 21 May 2014 Dr Martha Heiser, President of IMWAC, was informed by the Bishop of Innsbruck, Manfred Scheuer, that she and her husband Gert had been formally excommunicated because for several years they had celebrated the Eucharist without a priest in their home. While essentially the excommunication was levied by Scheuer, it was issued with the approval of Cardinal Gerhard Müller, Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith (formerly the Roman Inquisition). According to Austria’s Kathweb ‘Pope Francis was reportedly not informed personally about the procedure.’ This has been confirmed by Martha Heiser who says that ‘the pope was not involved.’

Excommunication ‘rejected’…

Martha and Gert Heiser have rejected the excommunication and intend to continue their work for the church. They have been quite public about their home Eucharist, and the disagreement with Scheuer has dragged on for two and a half years. The involvement of Müller indicates that the CDF Prefect is using this incident as a way of attacking IMWAC, in an attempt to weaken its influence.
While Scheuer has been supported by Cardinal Christoph Schonbörn of Vienna, the excommunication has been met with widespread criticism across Europe and Latin America. Among the critics has been the Austrian Priests Initiative led by Father Helmut Schüller. The priests say that Martha and Gert Heiser ‘have worked for the reform of the Church with great passion, commitment and energy.’
They point out that ‘fewer and fewer communities have the option of a Eucharistic celebration with an ordained priest being present. Martha and Gert Heiser are touching a sore spot: the Eucharist, the Mass, the central celebration of our faith and of life as a community, is becoming increasingly rare due to the shortage of priests. For this reason Church reform movements have advocated for a long time that the priesthood should be open to married men and women and that … new forms of leading communities should be developed. The Priests Initiative points out that ‘the penalty is not only completely out of proportion, but shows the inability of the leadership of our Church to settle differences of opinion and conflicts in accordance with the gospel and in a kind and loving way.’

Iniquitous…

Perhaps the most iniquitous aspect of Scheuer’s action is that while Catholics like the Martha and Gert Heiser are ‘excommunicated’ for following Jesus’ teaching that ‘where two or three are gathered in my name, there am I in the midst of them’, not a single priest child abuser has been excommunicated by any bishop or pope anywhere.
Given the proliferation of all types of home liturgical celebrations, including Eucharistic celebrations, by faithful Catholics across the world, including Australia, bishops who followed Scheuer’s example would have their work cut out running around ‘excommunicating’ people. Catholics are taking matters into their own hands precisely because there are not enough priests due to the celibacy requirement.

2014 milestone: half the priests in Australia ‘foreign born and trained’…

The shortage of priests is vividly illustrated in Australia by the fact that our bishops continue to import priests from developing countries that themselves are short of priests, and that this year, 2014, Australia will pass the 50% mark: that is 50% of all priests working in Australian parishes will be foreign born, most of them not trained in Australia and completely unprepared for ministry in a society very different to their own.
Perhaps Pope Francis has given Martha and Gert Heiser the best advice when he told the Latin American Conference of Religious that hierarchs like Scheuer and Müller ‘will make mistakes, they will make a blunder, this will pass! Perhaps even a letter of the Congregation for the Doctrine [of the Faith] will arrive for you, telling you that you said such or such thing. … But don’t worry. Explain whatever you have to explain, but move forward.’ This is exactly what Martha Heiser has said she will do.
In other words, in the end it won’t be Bishop Scheuer or Cardinal Müller who will judge anyone; it will be God who reads hearts, minds and consciences. Ironically the so-called ‘excommunication’ could be reversed: perhaps Scheuer and Müller have, by their actions, actually excommunicated themselves from the mainstream of the Church community?

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ABOUT THE AUTHOR:
Paul Collins is an historian, broadcaster and writer. A Catholic priest for thirty-three years, he resigned from the active priestly ministry in 2001 due to a dispute with the Vatican over his book Papal Power (1997). He has also worked in varying capacities in TV and radio with the ABC since 1986, and for three years was Specialist Editor- Religion. He is also often heard on SBS and commercial radio and TV. He is the author of thirteen books.

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Statement of the Austrian Priests’ Intitiative on the Excommunication of Martha and Gert Heizer

Die Pfarrer-Initiative

“Who are we to close doors? In the ancient church we had the office of the person opening the doors to let the people in. But there has never been an office of somebody closing the door!” Pope Francis, morning mass, May 12, 2014

We, the Austrian Priests’ Initiative, are deeply concerned about the actions the Church’s leadership has taken against Martha and Gert Heizer. The Excommunication was levied against two Church members who have worked for the reform of our Church with great passion, commitment, and energy. This decision is a fatal signal for all who are hoping, together with Pope Francis, for a kind Church that is close to the people. What kind of signal is being sent by a Church that punishes the perpetrators of sexual abuse among its ranks less severely than Church members who, by the way they practice their faith, express their great sufferings at the fringes of the Church’s existing set of rules?

The opinions may differ about the step that Martha and Gert Heizer have taken in celebrating the Eucharist without a priest. It may be seen as a prophetic step that points the way to an overall reform of the Church or it may not be seen that way. The Priests’ Initiative sees Eucharist and priestly office as belonging together – as long as the Church is able to provide priests to its communities, who share peoples’ lives and share their journey of faith. But with present developments in the Church fewer and fewer communities have the option of a Eucharistic celebration on Sundays with an ordained priest being present. Martha and Gert Heizer are touching a sore spot: the Eucharist, the mass, the central celebration of our faith and of life as a community, is becoming increasingly rare due to the shortage of priests. For this reason the church reform movements have advocated for a long time that the priesthood should be open to married men and women and that the with the participation of the citizens of the Church new forms of leading the communities should be developed.

The “Ex-Communication” of Martha and Gert Heizer does indeed signal the end of communication in the sense of an open and fair dispute. This way of proceeding is not only completely out of proportion, but it shows the inability of the leadership of our Church to settle differences of opinion and conflicts in accordance with the gospel in a kind and loving way. This is a failure that nobody can be proud of.

We appeal to all persons in leadership positions to reverse the Excommunication and to take up instead an honest and fair dialogue with the church reform movements about the future of the Church.

The Priests’ Initiative
signed by Helmut Schüller, President

1 comment

Gianfranco Monaca sabato, 7 Giugno 2014 at 18:31

Alcune domande:
– come hanno reagito il parroco e i parrocchiani della parrocchia normalmente frequentata dai coniugi scomunicati?
– in quale rapporto ci troviamo con il Diritto Canonico noi che abbiamo aderito al comunicato con cui il movimemnto Noi siamo Chiesa si è dichiarato solidale con la presidente Heizer? Vale a dire, devo astenermi spontaneamente dalla partecipazione all’eucaristia oppure la curia deve prima pubblicare l’elenco degli scomunicati nel settimanale dicesano, illustrando le ragioni di tale provvedimento?
– Chi lo desidera può prendre questa occasione per attivare un dibattito teologico/canonico sull’eucaristia, oppure bisogna aspettare che l’autorità ecclesiastica prenda tale iniziativa?
– Potrebbero farlo le comunità di base?

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