Home Chiese e Religioni I vescovi: «Siamo lontani dalla gente»

I vescovi: «Siamo lontani dalla gente»

Luca Kocci
il manifesto, 27 giugno 2014

È stato pubblicato ieri dalla Santa sede l’Instrumentum laboris in vista del Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Il lungo documento in 159 paragrafi è la “traccia di lavoro” su cui i vescovi di tutto il mondo discuteranno in due tappe, la prima nel prossimo ottobre (Sinodo straordinario) e la seconda nell’ottobre 2015 (Sinodo ordinario), quando verranno prese le decisioni. Sul tappeto ci sono tutti i “temi caldi” che riguardano famiglie e coppie: convivenze, unioni di fatto, contraccezione, aborto, divorziati, omosessuali.

L’impianto complessivo, pur privo dei toni definitivi di altri documenti vaticani emanati durante i pontificati di Wojtyla e Ratzinger, ribadisce la visione tradizionale della famiglia cattolica: fondata sul matrimonio fra uomo e donna e aperta alla procreazione. Ma all’interno di questo quadro che ovviamente non poteva essere smentito, si notano aperture e sforzi di comprensione delle nuove situazioni. Insomma è la fotografia di una società che cambia a causa della secolarizzazione ma anche, con connotazioni fortemente negative, del trionfo del pensiero unico individualista e della «teoria del gender», più volte richiamata nel documento.

Del resto, un effetto del “nuovo corso” di papa Francesco, l’Instrumentum laboris è stato redatto sulla base delle risposte che i cattolici di tutto il mondo hanno dato al questionario di 38 domande sul tema della famiglia (più 1 di carattere generale) predisposto dalla Segreteria generale del Sinodo e diffuso nello scorso ottobre. «Ha inviato le riposte l’85% delle 114 Conferenze episcopali di del mondo», ha comunicato il segretario del Sinodo, card. Baldisseri. Tuttavia, al di là delle percentuali complessive, la diffusione del questionario e la partecipazione effettiva dei fedeli sono state a macchie di leopardo: capillari in alcuni Paesi – soprattutto nell’Europa centro-settentrionale –, piuttosto blande in altri, come in Italia, dove in molte diocesi si sono svolte per lo più a livello di uffici curiali o in gruppi ristretti, senza coinvolgere realmente la massa dei fedeli. E questo ha determinato decisamente il tenore delle risposte: dove la partecipazione della base è stata massiccia – come per esempio in Svizzera, Germania e Austria –, le risposte sono state particolarmente “avanzate” e spesso distanti dal magistero ufficiale; dove invece i fedeli sono stati meno coinvolti, le riposte sono risultate mediamente in linea con le posizioni istituzionali.

Nell’Instrumentum laboris è presente una sintesi di queste risposte, anche sui temi più controversi. La distanza fra le posizioni dell’istituzione ecclesiastica e la vita reale e i comportamenti delle persone – in questo caso dei cattolici – pare evidente. Si afferma che la conoscenza dei documenti del magistero sulla famiglia è «generalmente scarsa» e che comunque c’è grande difficoltà ad «accettare integralmente» l’insegnamento della Chiesa su «controllo delle nascite, divorzio e nuove nozze, omosessualità, convivenza, relazioni prematrimoniali, fecondazione in vitro». Il concetto di «legge naturale» – il punto di partenza della crociata sui principi non negoziabili – è «assai problematico, se non addirittura incomprensibile», percepito come «retaggio sorpassato». Al contrario, quello che viene regolato dalla «legge civile» – quindi fecondazione assistita, unioni omosessuali (dove sono ammesse), aborto, ecc. – è considerato «moralmente accettabile». Sulle questioni delle convivenze e delle unioni senza matrimonio sempre più frequenti e sulla contraccezione regolarmente praticata la distanza diventa abisso.

La conseguenza complessiva è la dilatazione del concetto stesso di famiglia, non più identificabile solo con quella fra uomo e donna fondata sul matrimonio, ma estesa nella prassi ad altre tipologie: conviventi, “allargate”, monoparentali, omosessuali, spesso con figli. La violenza in famiglia, in particolare contro le donne e i bambini, è una delle situazioni critiche che emerge dai questionari.

Le cause? Secolarizzazione, individualismo, legislazioni che non proteggono la famiglia e crisi economica e sociale che provoca mancanza di lavoro e di abitazione, migrazioni, povertà. Ma anche le contro-testimonianze all’interno della Chiesa rendono meno credibile il magistero sulla famiglia: gli «scandali sessuali», la «pedofilia», il «rifiuto nei confronti di persone separate, divorziate o genitori single». In generale l’atteggiamento della Chiesa è «percepito in molti casi come escludente e non come quello di una Chiesa che accompagna e sostiene».

«Si sente il bisogno di una pastorale aperta e positiva», si legge nell’Instrumentum laboris, che però ammonisce di evitare sia la «accondiscendenza» che l’«intransigenza». Anche se appare una maggiore chiusura nei confronti di coppie omosessuali (le persone vanno accolte «con rispetto» ma non ci può essere nessuna «analogia, neppure remota», con la famiglia) e contraccezione e invece una maggiore apertura verso unioni di fatto e divorziati risposati, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai sacramenti, da cui sono esclusi. Riposte non ce ne sono, e del resto il documento non doveva fornirle. Per quelle si dovrà aspettare il Sinodo. Solo allora si capirà se la Chiesa di papa Francesco si aprirà realmente al cambiamento oppure resterà arroccata a difesa delle proprie mura.

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