Home Chiese e Religioni Ecco come Papa Francesco rivoluziona la Chiesa spagnola

Ecco come Papa Francesco rivoluziona la Chiesa spagnola

Matteo Matzuzzi
www.formiche.net

Giornata storica per la Chiesa spagnola. Il Papa ha infatti accettato la rinuncia del cardinale Antonio Maria Rouco Varela alla guida dell’arcidiocesi di Madrid, a capo della quale era stato insediato vent’anni fa da Giovanni Paolo II. Rouco Varela, 78 anni, aveva lasciato lo scorso marzo anche la presidenza della conferenza episcopale del Paese iberico. Al suo posto, Francesco ha scelto monsignor Carlos Osoro Sierra, attuale arcivescovo di Valencia. Una nomina che, secondo l’informato portale Religion Digital – il primo a suggerire il nome di Osoro, più di una settimana fa –, rappresenta la “primavera” per la chiesa in Spagna. Tra l’altro, il fatto che il nuovo arcivescovo di Madrid fosse stato eletto quale numero due della conferenza episcopale nazionale solo qualche mese fa, indica che gode d’altissima considerazione presso i vescovi locali.

“IL FRANCESCO SPAGNOLO”
“Totale” viene definita la sintonia tra monsignor Osoro e il Papa, che l’ha ricevuto a Roma lo scorso mese di marzo. Convinto che la missione della Chiesa sia in uscita, verso quelle periferie sociali, esistenziali e non meramente geografiche sui cui torna sempre il Pontefice nelle sue omelie e nei suoi discorsi, l’ormai ex arcivescovo di Valencia è da tempo soprannominato “il Francesco spagnolo”. Sessantanovenne, avrà almeno sei anni di tempo per portare a Madrid il modello valenciano che – dicono fonti spagnole – ha dato i suoi frutti, spesso insperati.

TERMINA L’ERA DEL VESCOVO ANTI-ZAPATERO
Il profilo del prescelto è giudicato meno divisivo rispetto a quello di Rouco Varela, organizzatore di marce in difesa dei princìpi non negoziabili, strenuo oppositore dell’allora primo ministro José Luis Zapatero e chiaramente collocato a destra (benché non siano mancati gli screzi con l’attuale capo del governo, Mariano Rajoy).

TRASFERITO IL “PICCOLO RATZINGER”
A guidare la diocesi di Valencia andrà il cardinale Antonio Cañizares Llovera, il “piccolo Ratzinger” che dal dicembre del 2008 guidava la congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti. Conservatore (benché su alcune questioni, come il rito neocatecumanale, si sia dimostrato più flessibile rispetto ad altre correnti di pensiero curiale), aveva chiesto al Papa di poter quanto prima fare ritorno in Spagna. Le voci di corridoio narrano che già sei anni fa accettò la chiamata di Benedetto XVI a condizione che il suo mandato fosse quinquennale e non rinnovato. La rinuncia del Pontefice tedesco e l’insediamento di Francesco ritardarono l’avvicendamento, oggi realizzato. Lo scorso dicembre pareva imminente lo spostamento di Cañizares a Madrid, ma i rapporti tutt’altro che idilliaci tra lui e Rouco Varela avrebbero fatto apparire la nomina come una bocciatura palese della linea dell’arcivescovo madrileno uscente.

VACANTE LA CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
Nessuna nomina, invece, per la Congregazione guidata fino a oggi dal cardinale Cañizares. Da mesi si parla – nell’ambito della grande riforma curiale attesa per il prossimo anno – di un possibile accorpamento con la Congregazione per le Cause dei santi, dove il prefetto Angelo Amato (ultrasettantacinquenne) è stato confermato solo in proroga. Si tornerebbe così al pre-1969, quando i due uffici erano unificati nell’antica Congregazione dei Riti.

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