Home Chiese e Religioni Non siamo infedeli alla Chiesa, siamo avanguardia del Concilio

Non siamo infedeli alla Chiesa, siamo avanguardia del Concilio

Ludovica Eugenio
Adista Notizie n. 30 del 06/09/2014

Si continuerà, come sul filo del rasoio, a dialogare con la gerarchia vaticana – che dal 2009 persegue una normalizzazione dell’associazione – conservando però l’integrità del gruppo: è questo l’orientamento ribadito dalla Leadership Conference of Women Religious, l’associazione che, negli Stati Uniti, rappresenta l’80% delle congregazioni religiose femminili (per un totale di più di 50mila suore) e che da alcuni anni è entrata in rotta di collisione con la Congregazione per la Dottrina della Fede per posizioni giudicate eccessivamente femministe e non ortodosse.

Nel corso della Assemblea annuale, tenutasi in questa edizione a Nashville, nello Stato del Tennessee, dal 10 al 14 agosto scorsi, con il titolo “Il mistero sacro rivelato in mezzo a noi” e con la partecipazione di circa 800 superiore, molto è stato il tempo dedicato ai rapporti con il Vaticano, anche in seguito ai duri rimproveri mossi lo scorso aprile dal prefetto della Congregazione vaticana card. Gerhard Ludwig Müller. L’Lcwr ha così espresso la propria direzione in un comunicato elaborato nel corso di un incontro svoltosi a margine dell’assemblea: «Studio, discernimento e preghiera ci hanno condotto a riaffermare la nostra netta convinzione che l’attuale dialogo con la gerarchia ecclesiastica è fondamentale nel costruire relazioni efficaci che rendano possibile a noi religiose e ai leader della Chiesa di prestare il proprio servizio al mondo».

Di qui la volontà di risolvere il conflitto con il Vaticano in un modo che «renda giustizia al nostro impegno nell’assolvere alla missione dell’Lcwr e nel proteggere l’integrità dell’organismo». Nessun cenno sulla pretesa del Vaticano di far approvare d’ora in poi preventivamente i nomi delle relatrici all’assemblea dal “commissario” incaricato, il vescovo di Seattle mons. Peter Sartain, dopo che l’Lcwr ha deciso di conferire quest’anno il premio annuale per la Leadership alla teologa suor Elizabeth Johnson, docente di Teologia alla Fordham University, autrice di nove saggi e più di un centinaio di articoli, tradotta in 13 lingue, nel mirino dei vescovi Usa per un suo libro giudicato non in linea con il magistero della Chiesa: «Continueremo il dialogo con mons. Sartain – si legge nel comunicato – nella speranza che si possano trovare nuovi modi, nella Chiesa, di discutere le differenze in modo sano».

In occasione del conferimento del premio, suor Johnson ha tenuto un discorso di ringraziamento nel quale è anche tornata sui propri trascorsi con i vescovi americani e sui rimproveri che le sono stati mossi (il testo integrale verrà prossimamente pubblicato su Adista Documenti), affermando che le critiche che hanno colpito lei e l’Lcwr sono collegate tra loro e che la visita apostolica all’organismo, con tutto ciò che ne è conseguito, non è che una colossale perdita di tempo e di energie, sottratte a cose più importanti. Sartain, da parte sua, è stato estremamente dialogico e ha partecipato a tutti i momenti dell’assemblea, eccezion fatta per la premiazione di Johnson, ufficialmente perché in viaggio. «Sono molto contento dell’accoglienza calorosa che ho ricevuto», ha detto, «come un fratello e un amico». «È davvero un piacere conoscere le religiose personalmente e essere informato di ognuna delle loro comunità. Mi colpisce sempre rendermi conto di quante ne conosco personalmente grazie agli anni del mio ministero». Quella di mons. Sartain non è stata l’unica voce “vaticana” all’assemblea: p. Hank Lemoncelli ha letto un messaggio del card. Joao Braz de Aviz, dal 2011 prefetto della Congregazione per i religiosi. Il cardinale pone, non solo alle religiose dell’Lcwr ma a tutti i religiosi nel mondo, in occasione dell’Anno della vita consacrata (che comincerà durante l’Avvento 2015), una serie di domande che vertono sulle priorità e le motivazioni (la stessa lista è stata presentata alla Conferenza dei Superiori maggiori, svoltasi a Pittsburgh ai primi di agosto).

«Non siamo più bambine»

Molto favore ha raccolto la relazione della francescana suor Nancy Schreck, ex presidente della Lcwr. Parlando dell’identità delle religiose, Schreck ha affermato che è vero che negli ultimi 50 anni questa è cambiata, ma solo perché le religiose hanno realizzato le direttive del Vaticano II, in particolare il documento Perfectae caritatis, e non perché siano state infedeli. «Molti rappresentanti delle grandi tradizioni religiose possono trovare difficile entrare in dialogo con le complessità e le ambizioni della nostra visione», ha detto; «è un’esperienza simile a quella dell’esilio biblico, in cui siamo cambiate così tanto da non trovarci più a nostro agio nella cultura e nella Chiesa in cui stiamo. Questo non è un fatto negativo: è semplicemente il modo in cui Dio a volte opera. Ciò che è importante è che noi facciamo buon uso della saggezza che abbiamo raggiunto, specialmente nella solidarietà con altri che si trovano in esilio». «Il Concilio – ha proseguito – ci ha chiesto di essere più coscienti delle questioni sociali, e noi l’abbiamo fatto con temi che vanno dal razzismo al cambiamento del clima, dalla tratta di esseri umani alla minaccia nucleare, dalle questioni legate alla comunità Lgbt all’economia globale, all’uguaglianza delle donne, alla violenza, alla bioetica, all’aborto e alla pena di morte, ai droni e alla costruzione della pace. Abbiamo capito che il nostro ruolo storico più autentico è quello di rispondere alle esigenze insoddisfatte del nostro mondo e della nostra Chiesa». Dall’appello del Concilio al rinnovamento, insomma, le religiose hanno vissuto, ha detto Schreck, «un processo di maturazione», e «mi spingo a dire che grazie a questo processo siamo diventate più fedeli e non meno, più chiare su chi siamo, più libere di dare espressione alla nostra vocazione».

Con tutto ciò, i numeri della vita religiosa femminile sono in calo ed è in questi termini che “in alto” viene valutata l’esperienza: «Dall’esterno – per la religiosa francescana – specialmente nella cultura statunitense e dalla prospettiva di una posizione teologica monarchica, se fossimo sulla strada giusta dovrebbe esserci un successo maggiore, un successo che si misura con i numeri, il potere e la posizione»; se «la nostra tendenza naturale è di voler essere capite, accettate, applaudite e apprezzate, questo non è però il nostro intento più vero, né la nostra identità». «Non siamo più bambine», ha concluso, citando Alice Walker; «La Chiesa e il mondo hanno bisogno del nostro amore maturo, il viaggio attraverso i misteri del nostro tempo ha lasciato un solco troppo profondo nell’anima e nell’essenza del nostro stile di vita e nelle nostre congregazioni, perché ci possa essere chiesto di essere altro da ciò che siamo».

Gli altri temi all’ordine del giorno

Nel corso dell’assemblea, le religiose hanno rivolto a papa Francesco un invito a ripudiare la dottrina della scoperta delle Americhe, responsabile delle violenze del XV secolo sulle popolazioni indigene, chiedendogli di «guidarci nel rifiuto formale di un periodo della storia cristiana che ha usato la religione per giustificare la violenza politica e personale contro le nazioni e i popoli indigeni, e le loro identità culturali, religiose e territoriali». In particolare, chiedono al papa di chiarire pubblicamente qualsiasi residua legittimità delle bolle pontificie del ‘400 Dum Diversas, Romanus Pontifex e Inter Caetera (che autorizzavano la conquista dei musulmani e dei pagani e la loro riduzione in schiavitù) e a emettere una lettera pastorale che spinga i tribunali degli ex Stati coloniali a eliminare dai propri sistemi legislativi il retaggio giuridico derivante da quelle bolle.

Una grande attenzione è stata poi rivolta alle tematiche ambientali, dal fracking allo sfruttamento minerario. È stata anche votata una risoluzione che esprime l’urgenza del passaggio all’uso di fonti di energia rinnovabili: a questo fine, scrivono le suore, «ci impegniamo a usare le nostre risorse spirituali, sociali ed educative e la nostra credibilità pubblica». La risoluzione si basa su un manifesto, l’Energy Vision Statement, promosso qualche mese fa da tre congregazioni religiose femminili e sottoscritto da più di 150 comunità religiose interconfessionali, che pone come priorità l’attenzione all’ambiente e un impegno concreto e urgente in tale direzione (una trentina sono già le congregazioni che si sono convertite alle energie rinnovabili).

Come di consueto, poi, l’Lcwr ha anche proceduto all’elezione della nuova terna presidenziale: “presidente eletta” è suor Marcia Allen, che, conformemente alla prassi in vigore nell’organismo, diventerà presidente in carica l’anno prossimo. Ora, la presidente uscente, suor Carol Zinn, lascia il posto a suor Sharon Holland, eletta l’anno passato: canonista, ha prestato servizio per 21 anni nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

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