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Sconti fiscali alla Chiesa, l’Europa riapre il caso

Luca Kocci
il manifesto, 6 novembre 2014

L’Europa riapre il fascicolo sugli sconti fiscali concessi dai governi italiani alla Chiesa e alle associazioni non profit. Si tratta in particolare dell’esenzione dal pagamento di Ici e Imu sugli immobili di proprietà degli enti ecclesiastici (e senza fini di lucro) in vigore, con diverse sfumature a seconda del colore dei governi, dal 2005. Una somma che, secondo i calcoli dei Comuni, raggiungerebbe i 4 miliardi di euro. E che potrebbe rimettere in discussione anche le nuove regole approvate nel 2012 da Mario Monti e la stessa Tasi attualmente in vigore.

La decisione, di qualche giorno fa, non arriva da Bruxelles, sede della Commissione europea, ma da Strasburgo, dove c’è la Corte di giustizia. I giudici di Strasburgo hanno bacchettato la Commissione che liquidò come irricevibile un ricorso presentato dai Radicali italiani – l’ex deputato Maurizio Turco e il fiscalista Carlo Pontesilli –, invitandola, entro il prossimo 10 dicembre, a spiegare nel merito le proprie ragioni: ovvero perché non costrinse il governo italiano a chiedere indietro a Chiesa ed enti non profit le tasse non pagate.

La vicenda è lunga e complessa. Nel 2005 il governo Berlusconi – dopo una sentenza della Cassazione che condannò le suore zelatrici del Sacro cuore di L’Aquila a versare l’Ici perché nel loro istituto ospitavano a pagamento anziani e studentesse – stabilì l’esenzione totale dall’Ici per gli immobili di proprietà ecclesiastica in cui si svolgevano attività anche commerciali, purché «connesse a finalità di religione o di culto». L’anno successivo il governo Prodi corresse il tiro giocando di avverbio e precisò che l’esenzione riguardava gli immobili destinati al culto e allo svolgimento di attività assistenziali, didattiche, sanitarie, sportive e ricettive purché «non abbiano esclusivamente natura commerciale». Le situazioni limite furono sanate, ma le esenzioni rimanevano ampie, tanto che lo stesso Bersani, all’epoca ministro dello Sviluppo economico, ammise che la norma lasciava spazio ad una cospicua «casistica di confine».

Nello stesso periodo i Radicali fecero appello all’Europa, sostenendo che le esenzioni concesse dal governo italiano si configuravano come un illegittimo aiuto di Stato che distorceva il mercato. Nel 2012 Bruxelles riconobbe la violazione, ma contestualmente chiuse la questione sostenendo che sarebbe stato impossibile quantificare le somme dovute. Una pietra tombale, rimossa ora dalla Corte di Strasburgo che chiede alla Commissione di spiegare nel merito le ragioni di quella decisione. Entro il 10 dicembre arriverà la risposta da Bruxelles, dopodiché si arriverà a sentenza e, se il comportamento della Commissione venisse sanzionato, il conto per la Chiesa italiana potrebbe essere molto salato.

«C’è un giudice a Strasburgo, visto che non l’abbiamo trovato a Bruxelles», commenta Maurizio Turco. «La decisione della Corte è molto importante perché di fatto rimprovera alla Commissione di averla buttata in politica, cioè di non aver agito da “guardiana” dei Trattati, ma di aver preso una decisione politica. Ed è la dimostrazione che il Vaticano ha molti santi non solo in paradiso e a Roma ma anche a Bruxelles».

Se arrivasse la condanna – che formalmente riguarda solo il passato – potrebbero essere rimessi in discussione anche i criteri che attualmente regolano la Tasi: ovvero esenzione per le cliniche private che hanno una convenzione con il Ssn e per la scuole paritarie che chiedono una retta annuale non superiore a 6-7mila euro (dai 5.739 euro delle scuole per l’infanzia, ai 6.914 euro per le superiori); mentre dovrebbero pagare tutti gli altri immobili, tranne – la formulazione è piuttosto ambigua – gli spazi organizzati «non in forma imprenditoriale». «Il problema – spiega Turco – non è tanto farli pagare per il passato, quanto affermare che dal 2005 in poi c’è stato un continuo regalo da parte dello Stato. E costringere l’Italia a cambiare anche le norme attuali».

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Imu e Vaticano, l’Europa riapre il caso: la Chiesa ci deve 4 miliardi di euro

www.liberoquotidiano.it

Quattro miliardi di euro potrebbero entrare nelle casse dello Stato italiano. Tanto è l’ammontare di Ici e Imu non pagato dal 2008 che il Vaticano deve al nostro Erario e che ora, grazie alla Corte di Giustizia del Lussemburgo che ha ammesso il ricorso presentato nel 2006 dai radicali, dovrebbero essere recuperate. Il 29 ottobre scorso, spiega Repubblica, l’Ottava sezione del Tribunale applicando una nuova norma del Trattato di Lisbona, ha dato torto alla Commissione europea che chiedeva l’irricevibilità della causa e ha rinviato la questione a un giudizio sul merito. Bruxelles avrà tempo fino al 10 dicembre per presentare una memoria difensiva in grado di giustificare la decisione di non chiedere i rimborsi per “generale e assoluta” impossibilità di procedere al recupero. Poi saranno i ricorrenti a presentare una memoria e infine si arriverà a sentenza.

Aiuto di Stato alla Chiesa – Il caso, ricorda Alberto D’Argenio, è stato aperto nel 2006 da una denuncia dell’ex deputato Maurizio Turco e del fiscalista Carlo Pontesilli, esponenti del Partito Radicale, contro una legge varata dal governo Berlusconi in piena campagna elettorale che prevedeva lo sconto del 100% sull’Ici, poi diventata Imu, e del 50% sulle tasse sul reddito, ovvero l’Ires sulle attività nei settori dell’istruzione e della sanità privata. Un sistema di favore che per l’Antitrust europeo distorceva il mercato, favorendo i beneficiari rispetto ai concorrenti che invece le tasse le pagavano tutte. Dopo una serie di archiviazioni (secondo alcuni osservatori in odore di insabbiamento) da parte di Bruxelles e numerose contro denunce, nel 2012 si è arrivati alla condanna del regime fiscale di favore concesso ad alberghi, scuole e cliniche gestite dagli enti ecclesiastici, perché per i giudici europei si trattava Aiuto di Stato discriminatorio. Ma allora Bruxelles non è andata fino in fondo non ordinando al governo di recuperare i balzelli non pagati negli ultimi cinque anni, che secondo i calcoli dell’Associazione nazionale dei comuni varrebbero intorno ai quattro miliardi.

Le regole di Monti – Nel mirino della Corte del Lussemburgo, però, rivela Repubblica, ci sono anche le nuove norme approvate dal governo Monti nel 2012 che, secondo i ricorrenti, hanno confermato gli sconti fiscali cambiando solo apparentemente le regole già condannate dalla Commissione europea come aiuti di Stato illegali e tornando di fatto a favorire la Chiesa, anche permettendo a qualsiasi ente formalmente no-profit di operare di fatto sul mercato senza pagare le tasse. La stessa denuncia sarà poi inoltrata ancora una volta alla Commissione europea ora guidata dal lussemburghese Juncker, che come commissario alla Concorrenza ha scelto la liberale danese Margrethe Vestager

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