Home Chiese e Religioni Tra conservazione e timide aperture. Pubblicati i lineamenta per il Sinodo

Tra conservazione e timide aperture. Pubblicati i lineamenta per il Sinodo

Ingrid Colanicchia
Adista Notizie n. 45 del 20/12/2014

Non è facile dare un’interpretazione univoca dei Lineamenta per il Sinodo ordinario sulla famiglia in programma per l’ottobre del prossimo anno, diffusi il 9 dicembre scorso dalla Segreteria Generale del Sinodo dei vescovi.

Se da un lato vi si rimarca con enfasi la necessità di fare di tutto perché «non si ricominci da zero», assumendo «il cammino già fatto nel Sinodo straordinario come punto di partenza», dall’altro pochi sono i segnali che possano far pensare a grandi cambiamenti in vista. Come sottolinea John Allen (Crux, 9/12) le 46 domande – che insieme alla Relazione finale del Sinodo dello scorso ottobre costituiscono i Lineamenta – sembrano perlopiù pensate per capire come i pilastri tradizionali della vita cristiana, i sacramenti, la Bibbia, la formazione dei preti, possano essere meglio utilizzati per sostenere coppie e famiglie.

D’altronde non ci si poteva forse aspettare molto di più, considerata la spaccatura – non nuova, ma profonda – manifestatasi apertamente al Sinodo straordinario sui temi più caldi e sui cui più si erano concentrate le aspettative.

Come per il questionario diffuso lo scorso anno insieme al Documento preparatorio (Lineamenta) per il Sinodo che ci siamo lasciati alle spalle, anche ora l’invito è a coinvolgere «tutte le componenti delle Chiese particolari ed istituzioni accademiche, organizzazioni, aggregazioni laicali ed altre istanze ecclesiali», lasciando alle Conferenze episcopali la scelta delle modalità adeguate. Le risposte dovranno pervenire alla Segreteria generale del Sinodo entro il 15 aprile 2015 e costituiranno – come già avvenuto con quelle relative al questionario dello scorso anno – la base del prossimo Instrumentum Laboris.

Siate coraggiosi…

Il questionario si apre con una domanda previa rispetto al grado di corrispondenza della famiglia descritta nella Relatio Synodi con la realtà nella Chiesa e nella società di oggi, invitando a indicare gli aspetti mancanti. Un segnale di ascolto e di apertura che trova un’immediata conferma nel paragrafo introduttivo alla prima parte del questionario (che, seguendo l’ordine dei temi della Relatio, è intitolato “L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia”) dove si sottolinea che «il rinnovato cammino tracciato dal Sinodo straordinario è inserito nel più ampio contesto ecclesiale indicato dall’esortazione Evangelii Gaudium di papa Francesco, partendo cioè dalle “periferie esistenziali”, con una pastorale contraddistinta dalla “cultura dell’incontro”, capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche fuori dai nostri schemi consueti e di assumere, senza impaccio, quella condizione di “ospedale da campo” che tanto giova all’annuncio della misericordia di Dio». E ancora dove si dice che «le domande che si propongono di seguito, con riferimento espresso agli aspetti della prima parte della Relatio Synodi, intendono facilitare il dovuto realismo nella riflessione dei singoli episcopati, evitando che le loro risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato».

Un invito ripetuto anche nell’introduzione alla seconda parte del questionario (“Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia”) laddove si legge che «le domande che scaturiscono dalla Relatio Synodi hanno lo scopo di suscitare risposte fedeli e coraggiose nei Pastori e nel popolo di Dio per un rinnovato annuncio del Vangelo della famiglia». E in quella relativa alla terza parte del questionario (“Il confronto: prospettive pastorali”), dove si sottolinea che, «nell’approfondire la terza parte della Relatio Synodi, è importante lasciarsi guidare dalla svolta pastorale che il Sinodo Straordinario ha iniziato a delineare, radicandosi nel Vaticano II e nel magistero di papa Francesco. Alle Conferenze episcopali – prosegue il documento – compete di continuare ad approfondirla, coinvolgendo, nella maniera più opportuna, tutte le componenti ecclesiali, concretizzandola nel loro specifico contesto. È necessario far di tutto perché non si ricominci da zero, ma si assuma il cammino già fatto nel Sinodo Straordinario come punto di partenza».

Un passo avanti e uno indietro

E in effetti su una questione, quella dei divorziati risposati, un passetto in avanti sembra essere stato fatto. O meglio, si è andata consolidando l’ipotesi – ventilata per la prima volta nell’Instrumentum laboris di giugno – di prendere in considerazione la prassi delle Chiese ortodosse. Nei Lineamenta si ripropone dunque quanto scritto nella Relatio Synodi, affermando che «la pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente “la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti”». Aggiungendo: «Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?». E lasciando quindi trasparire tra le righe la possibilità di un qualche ammorbidimento. Allo stesso tempo però si sottolinea a più riprese il carattere indissolubile del matrimonio, come laddove si domanda: «Che cosa fare per mostrare la grandezza e bellezza del dono dell’indissolubilità, in modo da suscitare il desiderio di viverla e di costruirla sempre di più?».

E se da un lato si può cogliere un significativo cambiamento di linguaggio nel fatto che matrimoni civili e convivenze non vengano più definite situazioni «irregolari» – come invece avveniva nell’Instrumentum laboris diffuso a giugno e nel Documento preparatorio al Sinodo straordinario – dall’altro sembra un passo indietro il fatto che, mentre nella Relatio si parla di «orientamento omosessuale», nelle domande dei Lineamenta si passi invece a definire gay e lesbiche come persone con «tendenza omosessuale», chiedendo in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo, «evitando ogni ingiusta discriminazione», e «come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione».

Non a caso Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo dell’organizzazione di cattolici lgbt DignityUSA, esprimendo profonda frustrazione, ha parlato di un «ritorno al tono datato e giudicante che molti speravano fosse ormai acqua passata, vista l’apparente tranquillità del papa nel parlare con e di persone lgbt in un modo più realistico e rispettoso». «Certo – ha proseguito – le persone lgbt hanno bisogno di un appropriato approccio pastorale che parta dal riconoscimento della nostra uguaglianza morale rispetto alle altre persone e che accetti la realtà delle nostre vite e delle famiglie che abbiamo creato. Ma non siamo un problema che la Chiesa deve risolvere. Siamo esseri umani, membri battezzati della nostra Chiesa, amati dal Signore come ogni altro membro della Chiesa. Abbiamo “doti e qualità” importanti da offrire alla Chiesa e al mondo, per prendere in prestito il linguaggio della Relatio post disceptationem» del Sinodo straordinario. «La Chiesa – ha detto ancora – è indietro di decenni rispetto ai fedeli nella realizzazione dei veri insegnamenti del Vangelo circa le persone lgbt. Il nostro invito è ad ascoltare la chiamata dello Spirito che parla in questa verità. Altrimenti temo che il prossimo Sinodo lascerà solo più dolore, più alienazione e più desolazione nelle persone lgbt e nelle loro famiglie ovunque nel mondo».

Insomma, di fatto solo sui processi di nullità matrimoniale, che in alcun modo incidono sulla dottrina, la domanda contenuta nei Lineamenta è chiara ed esplicita: «Come rendere più accessibili e agili, possibilmente gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità?». E probabilmente non è un caso considerato che sulla questione in settembre papa Francesco ha insediato una Commissione speciale e che il tema è stato uno di quelli su cui in seno al Sinodo si sono coagulati i maggiori consensi (il paragrafo sul riconoscimento dei casi di nullità ha ottenuto 143 placet e 35 non placet).

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