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Francescani, poveri ma per truffa

Luca Kocci
il manifesto, 20 dicembre 2014

Fine d’anno ingloriosa per Francesco d’Assisi, il santo della povertà a cui papa Bergoglio ha detto di essersi ispirato quando nella Cappella sistina, appena eletto papa, ha scelto il proprio nome da pontefice. I suoi discepoli, i minori, l’ordine da lui fondato otto secoli fa, sono alle prese con un buco di bilancio di svariati milioni di euro, causato da «dubbie operazioni finanziarie», condotte anche da alcuni frati. E quello dei francescani è solo l’ultimo e l’ennesimo scandalo economico-finanziario che, in tempi recenti, ha coinvolto enti ecclesiastici e congregazioni religiose. Evidentemente nella Chiesa il bimillenario conflitto fra Dio e Mammona è sempre attuale.

Le rivelazione del dissesto economico dei francescani arriva direttamente dal ministro generale dell’Ordine dei frati minori – il terzo istituto religioso maschile della Chiesa cattolica per numero di aderenti, dopo gesuiti e salesiani –, lo statunitense fr. Michael Anthony Perry, in una lettera indirizzata agli oltre 14mila frati sparsi nel mondo. La situazione è «grave, sottolineo grave», rimarca Perry. Un aggettivo volutamente ribadito che lascia intendere – dalla Curia generale dell’ordine non si fanno cifre – che il buco di bilancio ammonta a decine di milioni di euro, forse anche di più. Non a causa della crisi, ma per operazioni finanziarie spericolate «condotte da frati cui era stata affidata la cura del patrimonio dell’ordine», in concorso anche con persone esterne ai francescani, già denunciate alla magistratura.

L’indagine interna, avviata nello scorso settembre e tutt’ora in corso, ha evidenziato una serie di attività finanziarie, definite eufemisticamente «dubbie», realizzate dall’Economato generale dei francescani. L’economo generale, p. Giancarlo Lati (prima di scegliere il saio lavorava al Monte dei Paschi di Siena), si è dimesso ed è stato subito sostituito dal suo vice, p. Silvio De La Fuente, affiancato da un secondo frate esperto in questioni economiche e amministrative, p. Pasquale Del Pezzo.

«La Curia generale si trova in una situazione di grave difficoltà finanziaria, con un cospicuo ammontare di debiti», si legge nella lettera del ministro generale. Dall’indagine interna «è emerso che i sistemi di vigilanza e di controllo finanziario della gestione del patrimonio dell’Ordine erano o troppo deboli oppure compromessi, con l’inevitabile conseguenza della loro mancanza di efficacia rispetto alla salvaguardia di una gestione responsabile e trasparente». Dai primi riscontri pare che si siano verificate molteplici «dubbie operazioni finanziarie», «senza la piena conoscenza e il consenso né del precedente né dell’attuale Definitorio generale», l’organo di governo centrale dell’Ordine. Operazioni che «hanno messo in grave pericolo la stabilità finanziaria della Curia generale» e che «vedono coinvolte persone che non sono francescane ma che sembra abbiano avuto un ruolo centrale nella vicenda». Si avvalora quindi l’ipotesi di una sorta di “concorso esterno” – che potrebbe anche nascondere una truffa –, ma le principali responsabilità sembrano essere tutte interne all’Ordine.

Uno dei filoni dell’indagine ruoterebbe attorno all’hotel “Il Cantico” – nome francescano doc, plasmato sul Cantico di frate Sole di Francesco d’Assisi –, albergo e ristorante di lusso di proprietà dei religiosi, a due passi da San Pietro, alla cui guida c’era l’ex economo, p. Lati, «un paradiso di eleganza, calore e benessere», si legge nel sito internet della struttura. Ma la vicenda potrebbe varcare anche i confini nazionali: secondo Panorama la magistratura svizzera avrebbe sequestrato alcuni depositi dell’Ordine per decine di milioni di euro perché sospetta che sarebbero stati investiti in società finite sotto inchiesta per traffici illeciti.

In attesa di eventuali sviluppi penali, l’indagine interna, scrive Perry, dovrà quantificare la reale consistenza dell’ammanco, rafforzare i sistemi di controllo e vigilanza interni e passare al setaccio tutte «le attività dell’ufficio dell’Economato generale dal 2003 ad oggi, prestando particolare attenzione a qualunque operazione potesse suscitare sospetto o preoccupazione». Da valutare la posizione del precedente ministro generale dei frati minori (dal 2003 al 2013), mons. José Rodríguez Carballo, da poco più di un anno nominato da papa Francesco segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Lo stesso Carballo, nello scorso agosto, firmò – insieme al prefetto della Congregazione, card. Braz de Aviz –, le “Linee orientative per la gestione dei beni negli Istituti di vita consacrata e nelle Società di vita apostolica”: un vademecum per la gestione corretta e trasparente dei beni e dei patrimoni degli ordini e delle congregazioni religiose.

I frati minori non rischiano il fallimento, ma il pesante dissesto economico potrebbe metterli in seria difficoltà. Tanto che Perry chiede a tutti i conventi di inviare alla Curia generale «un contributo finanziario per aiutarci a far fronte all’attuale situazione, che implica anche il pagamento di cospicue somme di interessi passivi». Chissà che questa vicenda non obblighi l’Ordine a recuperare la povertà praticata e auspicata da Francesco d’Assisi che fin dall’inizio – nonostante le agiografie edulcorate – fu guardata con sospetto dai papi e contestata dagli stessi francescani, che proprio sulla questione della povertà si divisero già all’indomani della morte del loro fondatore.

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Il «peccato» venale oltre lo Ior

Luca Kocci
il manifesto, 20 dicembre 2014

Adesso i francescani. In passato i salesiani, i camilliani, i Figli dell’Immacolata concezione. Oltre allo Ior e ad alcune diocesi. Quello che in questi giorni coinvolge l’Ordine dei frati minori è solo l’ultimo di una lunga serie di scandali economico-finanziari che vede come protagonisti istitituzioni ecclesiastiche e congregazioni religiose.

È di pochi giorni fa l’apertura di un’indagine, l’ennesima, sullo Ior. Sotto inchiesta sono finiti i massimi dirigenti del dopo Marcinkus – che negano ogni addebito –, quelli chiamati a “risanare” la banca vaticana: Angelo Caloia (presidente dal 1989 al 2009) e Lelio Scaletti (ex direttore generale), indagati dalla magistratura vaticana per peculato. Avrebbero “svenduto” 29 immobili di proprietà dello Ior (per un valore stimato di 160 milioni di euro) a società offshore domiciliate in vari “paradisi fiscali”, controllate in parte dagli stessi indagati che così avrebbero realizzato guadagni per 50-60 milioni di euro, a danno della stesso Ior, rivendendo o affittando gli edifici e gli appartamenti.

Oltrepassando il Tevere e spostandosi in Italia, è cominciata nel 2013 un’inchiesta della procura di Terni che ha messo in luce una serie di operazioni immobiliari sospette, avvenute negli anni in cui a Terni c’era come vescovo mons. Vincenzo Paglia (“guida spirituale” della Comunità di Sant’Egidio, ora a capo del Pontificio consiglio della famiglia), nelle quali sono coinvolti alcuni dirigenti laici della Curia di Terni – per oltre un anno “commissariata” dal Vaticano –, che hanno lasciato un buco nei bilanci della diocesi di circa 20 milioni di euro.

Se poi si passa alle congregazioni religiose, il quadro si fa ancora più intricato. Nel 2013 è finito agli arresti p. Franco Decaminada, ex consigliere delegato della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione – proprietaria dell’Istituto dermatopatico dell’Immacolata, dell’ospedale San Carlo di Nancy e di altre strutture sanitarie a Roma e in Italia –, con l’accusa di bancarotta fraudolenta, false fatturazioni e appropriazione indebita: avrebbe prelevato svariati milioni di euro, mandando quasi sul lastrico la sua stessa congregazione religiosa. Sempre nel 2013 è finito agli arresti anche l’ex superiore generale dei camilliani, p. Renato Salvatore, accusato di essersi appropriato di una decina di milioni di euro del proprio ordine religioso e di aver concorso ad una sorta di sequestro lampo di due confratelli per impedire loro di partecipare alla votazione per l’elezione del nuovo superiore. E il prossimo 22 aprile si aprirà il processo contro don Giovanni Mazzali, ex economo generale dei salesiani, la seconda congregazione al mondo per numero di aderenti, dopo i gesuiti e prima dei francescani. È accusato, insieme ad altri, di truffa nei confronti della propria congregazione a cui, nell’ambito di una complessa vicenda che riguarda l’eredità del marchese Alessandro Gerini (660 milioni) – senatore democristiano e palazzinaro della prima repubblica – avrebbe tentato di sottrarre 100 milioni di euro.

1 comment

Paola domenica, 5 Luglio 2015 at 08:49

chiedo di conoscere la situazione dei salesiani qual’è oggi

sono in bancarotta fraudolenta?

Grazie

339 75 70 184

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