Home Chiese e Religioni La lingua batte dove la famiglia “duole”. La prolusione del card.Bagnasco di L.Kocci

La lingua batte dove la famiglia “duole”. La prolusione del card.Bagnasco di L.Kocci

Luca Kocci
Adista Notizie n. 5 del 07/02/2015

Il tema della difesa della «famiglia naturale» dalle minacce che arrivano dalla società relativista e secolarizzata continua ad essere una delle preoccupazioni principali dei vescovi italiani, perlomeno nella sintesi del loro presidente, card. Angelo Bagnasco, che lo scorso 26 gennaio ha aperto a Roma il Consiglio permanente della Cei con la consueta prolusione.

Bagnasco affronta anche altri argomenti – dal terrorismo di matrice islamica alla crisi economica ed occupazionale nel nostro Paese – ma la famiglia resta decisamente in cima alle urgenze, tanto da occupare più della metà delle sei pagine della prolusione, che attinge abbondantemente ad alcune delle parole pronunciate da papa Francesco durante il suo recente viaggio apostolico in Sri Lanka e Filippine.

«A questo riguardo – dice Bagnasco – nell’incontro con le famiglie a Manila, il papa ha fatto affermazioni illuminanti: “Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa”. Con chiarezza, il sommo pontefice ha inquadrato tali minacce nell’orizzonte di un tentativo arrogante e continuo di colonizzazione culturale o, come dice il papa, “ideologica”: “Stiamo attenti alle nuove colonizzazioni ideologiche (…) che cercano di distruggere la famiglia (…), come famiglie dobbiamo essere molto, molto sagaci, molto abili, molto forti, per dire no a qualsiasi tentativo di colonizzazione della famiglia (…). La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita”».

Si chiede Bagnasco: «Qual è lo scopo della colonizzazione in atto? Forse capovolgere l’alfabeto dell’umano e ridefinire le basi della persona e della società? La persona, anziché in relazione con gli altri, è allora concepita come individuo sciolto da legami etici e sociali, perché l’unica cosa che conta diventa la libertà individuale assoluta. Si dice famiglia, ma si pensa a qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio, che ne riconosce in modo impegnativo la pubblica valenza, e dai due generi. Si parla dei figli come se fossero un diritto degli adulti e un oggetto da produrre in laboratorio, anziché un dono da accogliere. In Europa si vuole far dichiarare l’aborto come un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza, e si spinge perché sia riconosciuto il cosiddetto aborto post partum!».

La «colonizzazione ideologica», nell’interpretazione del presidente della Cei, ribadita dal segretario generale mons. Nunzio Galantino durante la presentazione alla stampa del comunicato finale del Consiglio permanente, riguarda anche il settore educativo e formativo, con particolare ed esplicito riferimento alle iniziative sulla parità di genere, ribattezzata «teoria del gender». «I libri dell’Istituto A.T. Beck, dal titolo accattivante Educare alla diversità a scuola (v. Adista Notizie n. 9/14, ndr) e ispirati alla teoria del gender, sono veramente scomparsi dalle scuole italiane?», si chiede ancora Bagnasco. «Educare al rispetto di tutti è doveroso», prosegue, «ma qui siamo di fronte a un’altra cosa: si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori» che quindi possono, esorta il presidente della Cei, far «astenere i propri figli da quelle “lezioni” senza incorrere in nessuna forma, né esplicita né subdola, di ritorsione». «Noi vescovi – conclude – su questo saremo sempre in prima linea a qualunque costo».

Insomma la stagione dei «principi non negoziabili», complessivamente archiviata da papa Francesco perlomeno nei toni da crociata tipici del precedente pontificato, sembra proseguere ancora in casa Cei.

Altri temi vengono trattati nella prolusione, ma con minore incisività e vigore. Il terrorismo» e il «fondamentalismo islamico», a partire dai fatti accaduti a Parigi ad inizio gennaio (l’attentato alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo e la strage nel negozio kosher): «Non si può mai uccidere in nome di Dio: è una bestemmia contro l’uomo e contro il Creatore». Il lavoro: «Con rispetto e forte convinzione, consapevoli del nostro dovere di pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare al lavoro e all’occupazione prima di ogni altra cosa».

E la crisi economica in Europa e in Italia in particolare, dove «la forbice si allarga pericolosamente anche per la tenuta sociale». Ma «il Paese non deve cedere alla sfiducia. Il popolo degli onesti, che è un grande popolo, non deve lasciarsi demoralizzare. Mai!». Durante il Consiglio episcopale, i vescovi hanno messo a punto i prossimi appuntamenti: l’Assemblea generale della Cei del 18-21 maggio, sulla «ricezione» della Evangelii gaudium di papa Francesco; e il V Convegno ecclesiale nazionale in programma a Firenze dal 9 al 13 novembre.

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“Nogender” alla riconquista della società scristianizzata

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n. 5 del 07/02/2015

Sono settimane di grande fermento per l’associazionismo cattolico conservatore che, dopo il clamore suscitato dal controverso convegno omofobo di Milano (17 gennaio, v. Adista Notizie n. 3/15), continua a incalzare il mondo istituzionale nel tentativo di trovare una sponda politica – dopo quella ormai consolidata delle gerarchie cattoliche italiane – per la sua crociata “no-gender”.

Il 21 gennaio scorso è stata presentata, presso la Sala Nassirya del Senato, con la sponsorizzazione di Carlo Giovanardi (Ncd), una petizione di Pro Vita Onlus, Age (Associazione Italiana Genitori), Agesc (Associazione Genitori Scuole Cattoliche), Giuristi per la vita e Movimento per la Vita, che chiede al premier Matteo Renzi, alla ministra dell’istruzione Stefania Giannini e al successore di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica «una sana educazione sessuale» nelle scuole italiane. Sul banco degli imputati la Strategia nazionale dell’Unar (Ufficio antidiscriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio) – pensata per contrastare bullismo, discriminazione di genere e omofobia nelle scuole, con specifici corsi di formazione per docenti e alunni – che, secondo le destre cattoliche, è stata ideata con la collaborazione delle associazioni lgbt al fine di sovvertire l’ordine naturale e di scardinare la centralità della famiglia tradizionale nella società.

Si legge infatti nell’invito all’evento del 21 gennaio che si è celebrato sotto l’eloquente slogan “Per una scuola che insegna e non indottrina”: «In molte scuole vanno diffondendosi, senza informare i genitori, progetti educativi affidati ad associazioni lgbt tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quanto affermato dalla Costituzione e una formazione sulla sessualità basata sull’ideologia del gender. Fondi pubblici destinati ad una “strategia contro le discriminazioni” vengono destinati dall’Unar a questo scopo. A partire dalle scuole dell’infanzia si utilizzano perfino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare gli studenti a considerare il proprio sesso biologico modificabile in qualsiasi “genere” e ad equiparare ogni forma di unione e di “famiglia”. In Senato – conclude l’invito – vi è una recente proposta di legge che vorrebbe stanziare centinaia di milioni di euro per la diffusione dell’ideologia gender nelle scuole».

Il dito è puntato contro il ddl depositato in Senato dall’ex sindacalista Cgil e senatrice Pd Valeria Fedeli, che propone «l’insegnamento a carattere interdisciplinare dell’educazione di genere come materia», «agendo anche con l’aggiornamento dei libri di testo e dei materiali didattici» per «intervenire direttamente sulle conoscenze utili e innovative per una moderna e civile crescita educativa, culturale e sentimentale di ragazze e ragazzi, per consentire loro di vivere dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà contemporanea».

Nel comunicato stampa congiunto, lanciato dopo la conferenza stampa in Senato, le associazioni parlano di una «vera emergenza educativa», affermando che «in modo subdolo», «fin dall’asilo nido, si introduce la teoria del gender» e che, in molti casi, «l’educazione sessuale a scuola è priva di riferimenti morali, discrimina la famiglia e mira a una sessualizzazione precoce dei ragazzi». Già firmata da circa 50mila persone, la petizione può essere monitorata su Twitter, sotto l’hastag #nogender, che già raccoglie parecchi tweet che invocano la difesa dei bambini dall’ideologia gender.

Secondo Ernesto Mainardi (Agesc), intervenuto in conferenza stampa, «tutto questo espone i nostri figli al rischio di un indottrinamento che intende capovolgere i parametri antropologici sui quali si è sviluppata l’umanità nella nostra cultura e nella nostra società». Carlo Casini (Movimento per la Vita) ha poi chiesto alla ministra dell’Istruzione di adoperarsi «affinché i programmi scolastici rispettino il ruolo della famiglia nell’educazione sessuale e riconoscano il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue».

In chiusura, ha rincarato la dose il presidente di Pro Vita Onlus, Toni Brandi, sottolineando come, si legge ancora nel comunicato, «dietro al mito della lotta alla discriminazione in realtà spesso si nasconda l’indottrinamento gender, l’equiparazione di ogni forma di unione e di “famiglia” e la normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale». Una «sessualizzazione precoce» dei giovani, con la scusa di evitare le discriminazioni, comporta rischi notevoli, aggiunge Brandi, come accaduto in Australia e nel Regno Unito «dove queste strategie educative hanno causato l’aumento degli abusi e delle violenze sessuali, l’aumento della pedofilia e di centinaia di gravidanze ed aborti a 10-13 anni di età».

La “benedizione” dei vescovi

A distanza di pochi giorni, la denuncia dalle associazioni cattoliche in Senato è risuonata, con parole praticamente identiche, nel corso della prolusione con cui il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, ha aperto i lavori dell’Assemblea permanente della Conferenza episcopale italiana (v. tra le notizie precedenti): «Educare al rispetto di tutti è doveroso, e la scuola lo ha sempre fatto grazie al buon senso e alla retta coscienza dei docenti, ma qui siamo di fronte a un’altra cosa: si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi – ha sottolineato il cardinale, facendo proprie le parole pronunciate da papa Francesco sull’aereo, di ritorno dal viaggio apostolico nelle Filippine – con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori».

«Noi vescovi su questo saremo sempre in prima linea». Messaggio recepito e ampiamente rilanciato dai gruppi cattolici. Tra questi, “La Manif Pour Tous Italia”, derivazione nostrana del movimento che ha invaso le piazze francesi contro il matrimonio gay. Il presidente Filippo Savarese ha commentato la posizione della Cei dai microfoni del Radiogiornale Vaticano (27/1) dopo aver condannato il matrimonio e l’adozione da parte di persone dello stesso sesso, «la barbara pratica dell’utero in affitto», la procreazione assistita e il finanziamento pubblico delle iniziative per contrastare l’omofobia nelle scuole: «Questi pronunciamenti ufficiali della Chiesa cattolica italiana, e del Santo Padre in persona, sono fondamentali perché aiutano questo movimento, che nel popolo italiano già fermenta da tempo, a farsi sentire più direttamente presso le istituzioni che hanno il potere di far sì che questo fenomeno, questo indottrinamento vero e proprio, nelle scuole si fermi».

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