Home Chiese e Religioni S. Pietro non aveva una banca. Ma quella del suo successore continua a crescere di V.Gigante

S. Pietro non aveva una banca. Ma quella del suo successore continua a crescere di V.Gigante

Valerio Gigante
Adista Notizie n. 21 del 06/06/2015

Ve lo ricordate papa Francesco durante l’omelia della messa alla domus Santa Marta, quando – era l’11 giugno 2013 – disse che «San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare»? Lo stesso papa che, di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro (28 luglio 2013), aggiunse che circa il futuro dello Ior non aveva ancora deciso nulla. E che tutte le ipotesi, anche la chiusura dell’Istituto o la sua trasformazione, erano possibili. Era il periodo in cui si pensava ad una imminente “rivoluzione” dello Ior, da sempre al centro di polemiche e scandali finanziari, ma in quel frangente ancor più nell’occhio del ciclone per l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma nel 2009, che aveva portato al clamoroso sequestro, nel settembre 2010, di 23 milioni di euro transitati dallo Ior al Credito Valtellinese e per le lotte di potere tra le lobby economico-finanziarie che si stavano consumando all’interno del Vaticano. Lotte peraltro non certo estranee alle dimissioni di Benedetto XVI. All’epoca qualcuno era arrivato addirittura a preconizzare l’imminente chiusura della “banca vaticana”, al centro ormai di troppi scandali e sospetti. Invece, dopo tante parole e dopo essere finito sotto la lente del “G8” dei cardinali chiamati dal papa a riformare la Curia, nel luglio 2014 Francesco ha approvato un progetto di rilancio dello Ior, riaffermando l’importanza della missione dell’Istituto per il bene della Chiesa cattolica, della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano.

Da allora di “rivoluzioni” allo Ior non si parla più. E a due anni di distanza dalla elezione di Bergoglio, non solo il successore di Pietro continua ad avere una “banca”, ma i conti di questa “banca” vanno anche piuttosto bene.

È quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Istituto per le Opere di Religione, che ha chiuso il 2014 con un utile netto di 69,3 milioni di euro, a fronte dei 2,9 milioni di euro del 2013. Come ogni anno, l’Istituto ha anche dichiarato di voler destinare 55 milioni di euro al budget della Santa Sede, in linea con la cifra già erogata nel 2014. Una cinquantina di questi milioni dovrebbero servire a portare in attivo il bilancio della Santa Sede, che senza questo decisivo contributo negli anni passati avrebbe chiuso in passivo per diverse decine di milioni di euro; gli altri cinque dovrebbero essere elargiti ad enti ecclesiastici in difficoltà e a opere a carattere assistenziale.

Secondo il Rapporto, i risultati positivi realizzati dallo Ior nel 2014 sarebbero dovuti «all’andamento del risultato da negoziazione titoli e alla diminuzione dei costi operativi di natura straordinaria». Cioè sostanzialmente alla compravendita di prodotti finanziari. Un’attività, quindi, di tipo meramente speculativo sui mercati azionari e obbligazionari.

Lo Ior è stato fondato per volontà di Pio XII nel 1942 per gestire le risorse finanziarie provenienti dal Concordato del 1929. Da allora lo Ior provvede alla custodia e all’amministrazione del patrimonio dei suoi clienti, fornendo loro la possibilità di aprire conti correnti e offrendo una serie di servizi di pagamento in tutto il mondo. L’Istituto opera presso una sola sede, quella situata nello Stato della Città del Vaticano (il celebre torrione di Nicolo V) ed è oggi soggetto alla regolamentazione dell’Autorità di Informazione Finanziaria (Aif), istituzione di vigilanza nata dalla necessità da parte delle istituzioni europee di garantire un maggiore controllo sulle operazioni finanziarie nello Stato della Città del Vaticano. Per questa ragione, nell’ottobre del 2013 il Vaticano ha varato un vero e proprio testo unico sulla finanza che raggruppa tutte le norme emanate a seguito delle inchieste della procura di Roma sullo Ior avviate nel 2009. Tra le norme generali, anche quella che vieta l’apertura di conti anonimi, cifrati o intestati a nomi fittizi e la triangolazione con banche “di comodo”, sia in proprio che attraverso terzi.

È per questo che nel Rapporto annuale si sottolinea come, dal maggio 2013 (quando è iniziata l’opera di screening dei clienti dell’Istituto) al 31 dicembre 2014 lo Ior ha chiuso 4.614 rapporti con suoi clienti, di cui 2.600 conti “dormienti” (ossia con saldo esiguo e nessun movimento), 554 rapporti che non rientravano nelle categorie autorizzate (non appartenenti cioè a istituzioni ed enti della Santa Sede, dipendenti e pensionati del Vaticano, ambasciate e diplomatici accreditati presso la Santa Sede, congregazioni religiose e diocesi) e 1.460 per naturale estinzione. In fase di chiusura ci sono ulteriori 274 conti. Nel solo anno 2014 i rapporti chiusi sono stati – riferisce il rapporto – 3.154. Così, a fine 2014 i clienti della “banca vaticana” si attestano a quota 15.181.

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“La banca del Papa. Le finanze vaticane fra scandali e riforma”

Francesco Peloso
www.articolo21.org

Il 21 maggio uscirà nelle librerie “La banca del papa – Le finanze vaticane fra scandali e riforme” (Marsilio), di Francesco Peloso. Il volume è dedicato alla riforma dello Ior, ai cambiamenti portata avanti da papa Francesco in campo finanziario, ai numerosi scandali che hanno costellato la vita della Chiesa e del Vaticano nel rapporto mai semplice con il denaro e le ricchezze.
In questo passaggio d’epoca nel quale le norme sulla trasparenza sono entrate finalmente anche nella cittadella d’Oltretevere, vanno collocate le dimissioni di papa Ratzinger, un fatto non solo ecclesiale – per quanto storico nella sua unicità – e legato invece a una serie di eventi e di interventi internazionali che hanno contribuito a cambiare il volto della Chiesa. Restano infine molti nodi irrisolti o di difficile decifrazione, come l’esistenza di un patrimonio gigantesco che ha diramazioni in tutto il mondo e quasi impossibile da contabilizzare.

Le dimissioni di Benedetto XVI e la crisi delle finanze

Il processo descritto nel volume non è stato indolore e tuttavia ha contribuito in modo decisivo a segnare l’azione di riforma della Curia vaticana e della Chiesa portata avanti da Francesco. La vicenda inizia già sotto il pontificato di Benedetto XVI; è con Ratzinger infatti che comincia quel cammino di progressivo adeguamento del Vaticano e dello Ior alla normativa antiriciclaggio riconosciuta a livello internazionale.
A partire da questo snodo viene posto un primo importante interrogativo: che ruolo hanno avuto i “poteri forti” nelle dimissioni di Benedetto XVI e nel favorire la svolta riformatrice di papa Francesco? Che spinte ci sono state, anche dentro la Chiesa, per arrivare a un cambiamento che si sta dimostrando cruciale per la Chiesa cattolica? Certamente alla vigilia delle dimissioni di Ratzinger – dalla Banca d’Italia al Dipartimento di Stato Usa, dalle istituzioni europee a diverse procure della Repubblica – sono diversi i poteri che hanno esercitato un pressing costante e alla fine stringente come un assedio sulla finanza vaticana affinché uscisse dal cono d’ombra dell’opacità e del segreto. Per fare questo è stato necessario anche mettere alle strette una Chiesa già in crisi profonda a causa degli scandali e dalle lotte di potere interne.
La zona franca della quale aveva goduto la Santa Sede in ambito economico durante i lunghi decenni della guerra fredda era finito ma in Vaticano non ne avevano preso coscienza fino in fondo. Lungo questo filone viene analizzato anche il ruolo avuto da grandi multinazionali della consulenza finanziaria (a partire dal Promontory financial group) e da singole personalità appartenenti a questo settore nel passare al setaccio e riorganizzare i singoli ambiti della gestione economica e amministrativa della Santa Sede.

Lo Ior e il conclave

L’allarme crescente di Stati e governi per il terrorismo e il crimine organizzato a livello internazionale quali inedite potenze finanziare, è stato inoltre fra i fattori di rilievo nel determinare una svolta nella gestione finanziaria del Vaticano. In questo senso il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo sono due capitoli della stessa storia; qui entra in gioco pure la ‘segretezza’ dello Ior – l’istituto che i media da anni chiamano impropriamente sotto il profilo formale ma cogliendo l’essenza della questione – la banca vaticana. Per troppo tempo sull’istituto erano gravate accuse vere o presunte di riciclaggio del denaro sporco proveniente dalla malavita o da realtà statali considerate a rischio; per questo la banca vaticana ha vissuto un processo di riforma interna traumatico, con un ricambio di regole interne, di clientela, di governance fino ad arrivare alla pubblicazione dei bilanci sul web. Un cambiamento impensabile solo pochi anni fa.

Allo stesso modo il conclave che ha eletto papa Francesco ha discusso della riforma della Curia, della necessità di de-italianizzare il governo centrale della Chiesa, di cambiare le cose pure nella gestione finanziaria. Le congregazioni generali che hanno preceduto l’elezione di papa Francesco sono state momento privilegiato di questo dibattito fra cardinali di cui ormai c’è ampia testimonianza e di cui il libro riporta alcune voci di particolare significato fra le qual quelle dei cardinali Pell, Maradiaga, Errazuriz. Da questo quadro emerge fra l’altro che l’alleanza formatasi nella Sistina per eleggere papa Francesco era formata da un misto di liberal e tradizionalisti accomunati dall’idea che la Curia vaticana con i suoi meccanismi di potere interni, le sue cordate, i suoi infiniti legami con il potere politico ed economico italiani, andava rovesciata.

Protagonisti di ieri e di oggi

Molti i protagonisti coinvolti in questa storia: dal Segretario di Stato di Benedetto XVI, il cardinale Tarcisio Bertone, divenuto forse – anche al di là dei suoi demeriti – il parafulmine di una crisi complessiva del potere vaticano, allo stesso papa Ratzinger che, proprio quando ormai si era liberato dal fardello del papato, è riuscito a nominare in extremis un presidente dello Ior, Ernst Von Freyberg, fuori dai giochi di potere tradizionali fra le diverse cordate vaticane. E del resto la fuoriuscita degli italiani dai centri di comando della finanza d’Oltretevere, è una dei passaggi importanti di questa storia: nel volume infatti vengono prese in considerazione personalità fra loro differenti e che hanno giocato un ruolo non per forza negativo nel succedersi degli avvenimenti ma appartenenti comunque ai vecchi assetti di potere, come l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il cardinale Attilio Nicora.
Con papa Francesco sono arrivati il nuovo capo della Segreteria per l’economia, il cardinale australiano George Pell, il Segretario di Stato Pietro Parolin, un presidente francese per lo Ior, Jean Baptiste de Franssu, mentre al vertice della neonata Autorità d’informazione finanziaria è stato chiamato l’avvocato di origine svizzera René Bruelhart. In quest’ambito il libro descrive proprio la battaglia intorno all’Aif (l’Autorità d’informazione finanziaria) nata durante il pontificato di Ratzinger; l’Autorità – equivalente all’Uif di Bankitalia – è stata oggetto di un duro scontro interno ai sacri palazzi: il nuovo organismo, la cui indipendenza era considerata decisiva da Moneyval – l’ente del Consiglio d’Europa chiamato a verificare le legislazione antiriciclaggio dei vari Paesi – è stato al centro di una contesa che si è conclusa con l’estromissione di tutto il vecchio consiglio direttivo e il riconoscimento della sua autonomia dalla Segreteria di Stato.

I conti dello Ior

E poi naturalmente c’è lo Ior, il primo tassello veramente andato in porto della riforma bergogliana, la banca degli scandali storici – da Sindona alla cricca delle grandi opere – che ha pubblicato i bilanci e cercato fare pulizia; punto d’arrivo di questo percorso è stato l’importante accordo sulla trasparenza fiscale con l’Italia pure ricordato nel volume. Eppure la banca vaticana rimane per molti versi un mistero, a causa dei suoi trascorsi mai venuti fino in fondo alla luce, per il numero di clienti ingombranti o sospetti che sono stati allontanati. In merito a questo elemento il libro avanza l’ipotesi – basata su numeri e circostanze – che, in pochi, anni, siano stati fatti sparire dallo Ior più di 10mila clienti. Chi erano? A chi appartenevano i conti chiusi?
Insomma la riforma ha aperto di certo un capitolo nuovo nella gestione finanziaria vaticana ma non ha diradato le ombre del passato. E del resto la stessa nuova governance dello Ior non si è affermata in modo indolore: i casi giudiziari e gli scandali che hanno coinvolto monsignor Nunzio Scarano e poi l’ex presidente dello Ior, Angelo Caloia – il quale per altro si dichiara estraneo ai fatti contestati – ne sono una riprova. E d’altro se questo è vero per il vertice della Chiesa universale, vicende di malversazioni, di cattiva amministrazione e di bilanci incerti hanno segnato la storia di congregazioni e diocesi importanti e diverse tra di loro. Il testo ripercorre alcuni di questi casi esemplari e fa riferimento anche allo scandalo degli abusi sessuali che ha avuto una forte ricaduta economica sulle diocesi degli States oltre ad avere in comune con il tema finanziario la risposta – difficile – della trasparenza e della collaborazione con le autorità civili.

La doppia sfida di papa Francesco

Infine papa Francesco è il personaggio che di volta in volta appare in primo piano o sullo sfondo di eventi tanto complessi. In due differenti capitoli si analizza anche la visione economico-evangelica proposta dal papa argentino, le ragioni di una critica radicale al modello economico dominante, la richiesta di giustizia, l’urgenza di altri parametri etici e politici per governare le sfide del mondo contemporaneo. E di certo per un progetto tanto ambizioso Bergoglio aveva bisogno in primo luogo che le finanze della Santa Sede non fossero oggetto di continue speculazioni, di scandali, di frodi, di accuse di riciclaggio. La credibilità, vero tesoro della Chiesa, doveva ricostruirsi dopo gli anni di vatileaks e delle indagini giudiziarie sullo Ior; per questo Francesco e il gruppo di cardinali che lo ha aiutato in questi primi anni di pontificato, ha deciso di procedere fin dall’inizio senza incertezze nella riforma della banca e dei dicasteri finanziari, il processo naturalmente è in corso. Questa doppia sfida lanciata dal vescovo di Roma – proporre un messaggio profetico di giustizia sul piano globale e spogliare dei privilegi del potere e della ricchezza il Vaticano – non è ancora stata vinta e tuttavia dal successo del papa dipende, in larga misura, il futuro della Chiesa e la capacità del cattolicesimo di restare come segno di contraddizione nella storia contemporanea.

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