Home Chiese e Religioni Bergoglio: «Con Alexis verso una revisione giusta» di L.Kocci

Bergoglio: «Con Alexis verso una revisione giusta» di L.Kocci

Luca Kocci
il manifesto, 14 luglio 2015

«Questa economia uccide». Lo ha ribadito papa Francesco durante la tradizionale conferenza stampa “volante” che ha tenuto ieri sull’aereo che lo ha riportato in Vaticano dopo il viaggio in Ecuador, Bolivia e Paraguay.

È stata affrontata, fra le altre, la situazione della Grecia, sebbene sommariamente, anche perché sul volo Alitalia partito da Asunción alle 19 di domenica e atterrato ieri a Fiumicino alle 14 non si sapeva ancora dell’accordo di Bruxelles. Il circuito mortale prestito-debito è senza via di uscita, «non finisce mai», ha detto Bergoglio durante la conferenza stampa trasmessa integralmente da Radio Vaticana. «I governanti greci che hanno portato avanti questa situazione di debito internazionale hanno una responsabilità», ha aggiunto papa Francesco, riferendosi agli esecutivi precedenti a quello di Tsipras. «Col nuovo governo si è andati verso una revisione un po’ giusta. Mi auguro che trovino una strada per risolvere il problema e anche una strada di sorveglianza perché altri Paesi non ricadano nello stesso problema, perché la strada del prestito e dei debiti non finisce mai». Un sistema «terribile», in cui «tutti i Paesi hanno debiti e vi sono alcuni che hanno comprato i debiti di altri. È un problema mondiale».

Un giornalista tedesco – guarda caso – “rimprovera” il papa di aver pronunciato tanti discorsi a favore dei poveri e parole severe nei confronti di ricchi e potenti, trascurando i ceti medi. Ecumenica, ma non troppo, la riposta di Bergoglio: «Il mondo è polarizzato fra ricchi e poveri, la classe media diviene più piccola, il numero dei poveri è grande. Parlo dei poveri perché è al cuore del Vangelo. Sulla classe media ho detto alcune parole en passant, approfondirò di più». Confermato il sostegno ai movimenti popolari, con i quali, in Bolivia, c’è stato il secondo incontro internazionale, dopo quello di ottobre in Vaticano. «Sono movimenti che si organizzano non solo per protestare, ma per andare avanti e poter vivere – ha spiegato –. Non si sentono rappresentati dai sindacati, perché dicono che i sindacati non lottano per i diritti dei più poveri. La Chiesa non può essere indifferente, dialoga, non fa una opzione per la strada anarchica, anche perché i movimenti non sono anarchici».

Svelato poi, dallo stesso papa Francesco, il “giallo” sul crocifisso a forma di falce e martello (disegnato da padre Luis Espinal, gesuita spagnolo missionario in Bolivia, seguace della teologia della liberazione e fautore dell’analisi marxista della realtà – criticata da Bergoglio – rapito, torturato e ucciso dai paramilitari nel 1980) che gli ha donato il presidente boliviano Evo Morales e che secondo molti media Bergoglio avrebbe lasciato nel santuario della Madonna di Copacabana: «Per me non è stata un’offesa», ha detto il papa, il crocefisso «lo porto con me, viene con me».

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Il Vaticano ha i conti in utile. Dai media allo Ior, diocesi e musei

Luca Kocci
il manifesto, 17 luglio 2015

Il Vaticano chiude in attivo i conti del 2014 registrando complessivamente un saldo positivo di 38 milioni di euro.

I bilanci della Santa sede e del Governatorato della Città del Vaticano sono stati resi noti ieri dalla Segreteria per l’economia, il “superministero” economico voluto da papa Francesco che ha assorbito una serie di competenze fino ad ora distribuite in vari organismi, guidato da un uomo di fiducia di Bergoglio, il cardinale australiano George Pell, un conservatore che ha fra i suoi punti di riferimento Margaret Thatcher, come confessò egli stesso in un’intervista nella quale disse di ispirarsi all’interpretazione della parabola evangelica del buon samaritano della lady di ferro: «Se il buon samaritano non fosse stato un po’ capitalista, se non avesse accumulato dei soldi, non avrebbe potuto aiutare il prossimo. Anche noi possiamo fare di più se produciamo di più».

Come succede di solito, la Santa sede va in rosso e conta perdite per oltre 25 milioni (nel 2013 il bilancio segnò -24 milioni). Il Governatorato invece è in attivo per oltre 63 milioni (nel 2013 “solo” +33 milioni). Quindi considerando unitariamente i risultati dei due bilanci – che sono le due gambe di un unico corpo –, il Vaticano chiude il 2014 con un cospicuo attivo di 38 milioni di euro. Se a questa cifra poi venissero aggiunti anche i risultati positivi dello Ior (ente autonomo, con una contabilità separata), che nel 2014 ha fatto segnare un utile netto di 69 milioni, e i proventi dell’Obolo di san Pietro (le offerte al papa «per le necessità della Chiesa universale e per le opere di carità» da parte dei fedeli di tutto il mondo) – non si conoscono le somme raccolte nel 2014, ma nel 2013 furono 78 milioni di dollari (57 milioni di euro) – il risultato finale sarebbe ancora più roseo.

Separando i due bilanci, si registra che la Santa Sede, ovvero il governo centrale della Chiesa cattolica mondiale – che comprende tutti gli organismi della Curia, l’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede e i mezzi di comunicazione – ha chiuso il 2014 con un deficit di 25 milioni e 621mila euro. Il maggior capitolo di spesa è quello del personale, 2.880 dipendenti che sono costati oltre 126 milioni di euro. Le cifre non vengono comunicate, ma chiudono in rosso anche i mezzi di comunicazione (Osservatore Romano e Radio Vaticana), mentre sono in attivo il Ctv – il Centro televisivo vaticano che riprende in esclusiva le immagini del papa e degli eventi in Vaticano e le vende alle tv di tutto il mondo – e la Libreria editrice vaticana (Lev), proprietaria dei diritti d’autore sui discorsi e gli scritti del papa (e dei papi dell’ultimo cinquantennio). Su questo fronte è in vista una riorganizzazione, anche per razionalizzare le spese: a fine giugno papa Francesco ha creato la Segreteria per la comunicazione, un nuovo dicastero che coordinerà tutti i media vaticani. Il deficit della Santa sede viene in parte ripianato da «favorevoli investimenti» (non precisati), dai contributi che arrivano dalle diocesi del mondo (21 milioni) e dallo Ior (50 milioni).

Affari ottimi, invece, per il Governatorato della Città del Vaticano, ovvero lo Stato vaticano. Il 2014 si è chiuso con un attivo di 63 milioni e 519mila euro. Gran parte delle entrate sono arrivate dai biglietti di ingresso staccati dai musei vaticani ma soprattutto da «investimenti favorevoli», anche in questo caso non specificati né in natura né in entità.

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