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Un appello cristiano in un tempo di crisi in Europa

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Una lettera di teologi ortodossi e docenti universitari greci, diffuso dalla Comunità di Bose
Se un membro soffre, tutti soffrono insieme (1 Corinti 12,26)

Illustri amici ecumenici e colleghi in Europa,
Care sorelle e fratelli in Cristo,

nello spirito della cooperazione tra cristiani proprio del nostro tempo, le chiese hanno contribuito allo sviluppo e al consolidamento di un più ampio spirito ecumenico di riconciliazione e collaborazione, estremamente necessario e significativo sia per l’Europa che per il mondo. Questo spirito si è rivelato particolarmente necessario in tempi cruciali, come il secondo dopoguerra e il sorgere del clima di divisione della guerra fredda tra oriente e occidente. Da allora le chiese hanno lavorato per sostenere un progressivo e a volte persino radicale approccio spirituale cristiano nell’affrontare tematiche sociali, politiche, economiche e ambientali. In questo spirito, come cristiani e cittadini responsabili, facciamo appello alle chiese europee, alle organizzazioni ecumeniche, alle istituzioni religiose e ai diversi movimenti cristiani in Europa affinché rispondano al nostro invito ad assicurare un avvenire sicuro alla nostra casa comune, intraprendendo azioni immediate.

La crisi greca è una crisi europea. Perciò riteniamo che solo a livello europeo si possano trovare le basi per una soluzione sostenibile e definitiva di questa situazione problematica, dannosa e particolarmente pericolosa. Incoraggiamo il governo greco e i governi degli stati membri dell’Unione europea a utilizzare fino all’estremo ogni margine di dialogo per raggiungere un accordo immediato che assicuri una partecipazione egualitaria della Grecia all’unione monetaria e conduca a una ripresa economica nazionale.

Riconosciamo che l’attuale situazione negativa nel nostro paese ha a vedere anche con le tematiche cruciali legate alla crescita e allo sviluppo di particolari sistemi politici, economici e sociali durante il cambiamento politico seguito al ripristino della democrazia nel 1974. Inoltre riconosciamo che, come cittadini e come cristiani ortodossi, non abbiamo saputo reagire alle circostanze né compiere le dovute riflessioni. Oggi siamo pronti a riconoscere errori nel nostro sistema politico ed economico e ci assumiamo la responsabilità dei nostri fallimenti nel superare queste situazioni malsane. Tuttavia siamo preoccupati riguardo alle politiche proposte dai nostri partner, che paiono focalizzarsi sul bisogno di riforme senza prendere in considerazione le cause sistemiche della crisi, la crisi del debito e la necessità di affrontare le serie conseguenze umanitarie delle inefficaci politiche neoliberali adottate negli ultimi anni.

A prescindere dalle nostre diverse affiliazioni politiche e interpretazioni delle soluzioni pratiche, tutti noi riconosciamo che la posizione della Grecia rimane all’interno della famiglia europea, convinzione condivisa dalla stragrande maggioranza dei cittadini greci. Chiediamo azioni che possano assicurare l’identità europea del nostro paese basata sui principi di democrazia, solidarietà, giustizia sociale, dignità, rispetto reciproco e incremento dei principi europei. Sulla base delle pietre angolari dell’unità, della cooperazione e del comune progresso dei popoli europei, vi invitiamo a lavorare insieme per salvaguardare questi valori, perché in essi riconosciamo gli elementi fondativi della comune eredità culturale, religiosa e umanistica dell’Europa. Questa eredità dev’essere conservata a ogni costo contro i poteri che mettono a serio rischio il nostro comune cammino pacifico, poteri che impongono la deificazione del mercato e mirano a ridar vita a tristi stagioni della storia del nostro continente.

In questo conteso ci rallegriamo delle dichiarazioni di sostegno ricevute da leader e organizzazioni religiose. Apprezziamo particolarmente i messaggi di solidarietà di S.S. papa Francesco, la lettera pastorale di membri autorevoli della presidenza della Conferenza delle Chiese europee e i pubblici interventi dell’arcivescovo emerito di Canterbury Rowan Williams. Facciamo appello a tutti i cristiani d’Europa, in uno spirito di preghiera e di testimonianza profetica (martyria) perché ricordino alla famiglia europea il valore supremo degli esseri umani rispetto al valore del profitto. Stiamo sperimentando una sciagurata rinascita di divisione e di intensa polarizzazione in tutta Europa che inquina il processo di assunzione di decisioni politiche, rende traumatica la coesistenza delle nostre nazioni e ferisce il cuore delle persone. In mezzo a questa tetra realtà, crediamo fermamente che le chiese d’Europa debbano – e sono in grado di – diventare ponti di cooperazione e dialogo, come ha dimostrato la storia del dopoguerra.

Siamo tutti parte della nostra comune eredità spirituale e culturale e, perciò, tutti corresponsabili del nostro comune futuro.

Venerdì, 10 luglio 2015

Vasileiadis Petros,
Saroglou Vassilis,
Zaxaropoulos Nikos Gr.,
Stamoulis Chrysostomos,
Kalaitzidis Pantelis,
Zorbas Konstantinos,
Papageorgiou Niki,
Stathokosta Vassiliki,
Tsompanidis Stylianos,
Dimitrios Moschos,
Kasselouri-Hatzivassiliadi Eleni,
Nikiforos Dimitrios, Papathanasiou Athanasios N.,
Pekridou Katerina,
Mitralexis Sotiris,
Skliris Dionysios,
Papachristou Nikos-Giorgos,
Kosmidis Nikos,
Professori e teologi presso: Aristotle University of Thessaloniki, Université catholique de Louvain, Neapolis University in Cyprus, Academy for Theological Studies, Volos, National and Kapodistrian University of Athens, Hellenic Open University, Center of Ecumenical, Missiological and Environmental Studies “Metropolitan Panteleimon Papageorgiou”, Catholic Faculty of Theology, WWU-Münster

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