Home Chiese e Religioni La Corte di Cassazione: «Le scuole paritarie cattoliche paghino l’Ici». Si riapre lo scontro con la Cei di L.Kocci

La Corte di Cassazione: «Le scuole paritarie cattoliche paghino l’Ici». Si riapre lo scontro con la Cei di L.Kocci

Luca Kocci
www.adistaonline.it

Le sentenze sono arrivate improvvise e violente, come quei colpi ben assestati capaci di mandare al tappeto il miglior pugile. Su ricorso del Comune di Livorno, la Corte di Cassazione ha condannato due scuole cattoliche livornesi a pagare l’Imposta comunale sugli immobili (Ici) mai versata nel periodo 2004-2009 per un importo di 422mila euro. Superato lo shock iniziale, le reazioni della Conferenza episcopale italiana, preoccupata per “l’allargamento” di un dispositivo che potrebbe riguardare 9mila scuole cattoliche (su un totale di oltre 13mila paritarie) e una cifra fra 1 e 2 miliardi di euro (a seconda che il recupero dell’Ici non pagato si limiti al 2010-2011 oppure comprenda anche il periodo 2004-2009, ma questo caso, essendo trascorsi 5 anni, vale solo per i contenziosi già avviati) sono state decise: una sentenza «ideologica» e «pericolosa», ha commentato mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei.

La decisione della Cassazione

Con le sentenze 14225 e 14226 depositate l’8 luglio – ma rese note solo nella serata dello scorso 24 luglio –, la Cassazione ha ribaltato quanto stabilito nei primi due gradi di giudizio e ha stabilito che, poiché gli utenti della scuola paritaria pagano un corrispettivo per la frequenza, tale attività è di carattere commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita». È quindi giuridicamente irrilevante sia lo scopo di lucro – è sufficiente che sia versata una retta annuale perché l’attività si configuri come commerciale – sia l’eventuale bilancio in perdita.

Pertanto gli istituti scolastici “Santo Spirito” (gestito dalle Figlie di Maria di Ausiliatrice, il ramo femminile dei salesiani) ed “Immacolata” (gestito dalle Mantellate Serve di Maria) – con i quali era in atto un contenzioso con il Comune di Livorno dal 2010 a seguito della notifica da parte dell’ufficio Tributi di avvisi di accertamento per omessa dichiarazione e omesso pagamento dell’Ici per gli anni dal 2004 al 2009 – sono state condannate a pagare una somma di 422.178 euro. A cui si dovranno aggiungere anche gli importi del 2010 e 2011, che il Comune di Livorno intende richiedere.

«Abbiamo fatto degli incontri con le scuole interessate e l’ufficio tributi, nei quali era stata proposta un’ipotesi di conciliazione fra Comune e Istituti che sarebbe stata vantaggiosa per le scuole stesse, rispetto ad un’eventuale sentenza favorevole per il Comune da parte della Cassazione – spiega Stella Sorgente, vicesindaco di Livorno –. Successivamente ci è stato comunicato dalle scuole stesse che avrebbero invece preferito attendere l’esito del giudizio in Cassazione. Pertanto, adesso che la Cassazione si è espressa con le due sentenze, le scuole sono costrette a pagare l’intero importo, comprensivo delle relative sanzioni. Ci fa piacere che questa sia la prima sentenza a livello nazionale che riguarda immobili di questa tipologia, destinati ad uso scolastico, affinché sia fatta definitivamente chiarezza sulla legittimità di tali pagamenti tributari da parte degli enti religiosi».

Le reazioni della Cei

Si tratta di una sentenza «ideologica» e «pericolosa», perché limita fortemente «la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall’Europa», la replica di mons. Galantino.

Cosa c’entri il pagamento delle tasse con la «libertà di educazione» è argomentato dai massimi dirigenti nazionali delle scuole cattoliche. «Sono sentenze che lasciano interdetti, perché costringeranno le scuole paritarie, che hanno già dei bilanci profondamente in rosso, a chiudere», limitando così la libertà di educazione, spiega a Radio Vaticana don Francesco Macrì, presidente della Federazione istituti attività educative (Fidae), tanto più che molti Comuni, «con i tagli che hanno subito, cercheranno in tutti i modi di rastrellare qualche soldo. E chi è il soggetto più debole a portata di mano? La scuola paritaria». E p. Francesco Ciccimarra, presidente dell’Associazione gestori istituti dipendenti dall’Autorità ecclesiastica (Agidae): «Bisognerebbe chiudere tutte le scuole, perché altrimenti tra un po’ saremo nelle condizioni di essere oggetto di decreti ingiuntivi e di procedure fallimentari».

Di nuovo Galantino, che dà delle sentenze dei giudici della Cassazione una lettura tutta politica: «Chi prende decisioni, lo faccia con meno ideologia, perché ho la netta sensazione che si aspetti l’applauso di qualche parte ideologizzata. Non è la Chiesa cattolica ad affamare l’Italia», prosegue il segretario della Cei, che brandisce i numeri: «A scegliere le scuole paritarie sono un milione e 300 mila studenti, con grandi risparmi per lo Stato. Mentre gli istituti paritari ricevono contributi per 520 milioni di euro (ogni anno, ndr), lo Stato risparmia sei miliardi e mezzo. Attenzione, dunque, a non farsi mettere il prosciutto sugli occhi dall’ideologia». Un’affermazione lapalissiana: lo Stato risparmia, è vero, ma perché sono le famiglie a pagare il servizio con le rette annuali, se così non fosse non risparmierebbe più. Su un punto Galantino ha ragione: la questione non riguarda solo le scuole cattoliche (che comunque sono la maggioranza), ma tutte le scuole paritarie che l’allora ministro Luigi Berlinguer, con la legge 62 del 2000 – una sorta di “peccato originale” –, riconobbe come parte del sistema nazionale di istruzione, generando una serie di contraddizioni con la Costituzione (che stabilisce che «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato») e con normative particolari, come quella sull’Ici, perché non è peregrina l’obiezione di chi sostiene che, essendo le scuole paritarie inserite nel sistema nazionale di istruzione, non dovrebbero pagare l’imposta, come del resti non la pagano le scuole pubbliche statali. E torna l’ideologia: «Ho l’impressione – dice Galantino – che si voglia fare passare il problema come fatto tutto cattolico».

Ici-Chiesa: una storia lunga

La vicenda Ici-Chiesa è lunga e complessa, e prese le mosse da un’altra sentenza della Cassazione che, su ricorso del Comune di L’Aquila, condannò le suore zelatrici del Sacro cuore a pagare l’imposta perché nel loro istituto ospitavano a pagamento anziani e studentesse. Nel 2005 intervenne il governo Berlusconi che stabilì l’esenzione totale dall’Ici per gli immobili di proprietà ecclesiastica in cui si svolgevano attività anche commerciali, purché «connesse a finalità di religione o di culto». L’anno successivo il governo Prodi corresse il tiro giocando di avverbio e precisò che l’esenzione riguardava gli immobili destinati al culto e allo svolgimento di attività assistenziali, didattiche, sanitarie, sportive e ricettive purché non avessero «esclusivamente» natura commerciale. Le situazioni limite furono sanate, ma i margini rimanevano ampi, tanto che lo stesso Bersani, all’epoca ministro dello Sviluppo economico, ammise che la norma lasciava spazio ad una cospicua «casistica di confine».

Nello stesso periodo i Radicali fecero appello all’Europa, sostenendo che le esenzioni concesse dal governo italiano si configuravano come un illegittimo aiuto di Stato che distorceva il mercato. Nel 2012 Bruxelles riconobbe la violazione, ma contestualmente chiuse la questione sostenendo che era impossibile quantificare le somme dovute. Ma nel 2014 la Corte di giustizia di Strasburgo, interpellata sempre dai Radicali, censurò la Commissione proprio perché non impose il pagamento delle somme dovute.

Le reazioni della politica

Si vedrà ora cosa innescheranno le sentenze della Cassazione. Sempre che non intervenga di nuovo il governo a sanare tutto. «Penso che ci sia una riflessione da fare», ha dichiarato la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini, convinta sostenitrice del sistema di istruzione pubblico-privato. Il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, ciellino (e molte scuole paritarie sono targate Comunione e Liberazione) a Radio Vaticana è ancora più chiaro: «Queste scuole fanno un servizio di pubblica utilità. Certo, sono attività gestite in maniera commerciale: come si fa a non mettere in pratica un’attività commerciale se bisogna pagare l’affitto, le utenze? Ma altra cosa è fare attività lucrative». E il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, annuncia l’avvio di un «tavolo di confronto» per arrivare «a un definitivo chiarimento normativo». Anche il Parlamento – tranne Sel, M5S e qualche piddino a briglie sciolte – è piuttosto critico nei confronti dei giudici del Palazzaccio e compatto nel chiedere che venga trovata una soluzione. Immarcescibile Salvini, che riesce ad attaccare gli immigrati anche in questa situazione: «Per fortuna che ci sono tante scuole private, anche religiose, che fanno quello che lo Stato non riesce a fare. Ma che la Chiesa si lamenti perché deve pagare l’Imu sugli immobili quando ogni giorno invita ad accogliere immigrati a casa degli italiani mi pare strano. Sacrifici per gli altri, esenzioni per loro».

In ogni caso la questione riguarda solo il passato, ovvero l’Ici, ed eventualmente l’Imu. Ma per il presente la questione è chiusa: la Tasi – che ha sostituito le precedenti imposte – prevede l’esenzione totale per le scuole paritarie che chiedono una retta annuale non superiore a 5.739 euro per le scuole per l’infanzia, 6.634 euro per la scuola primaria, 6.836 euro per le medie e 6.914 euro per le superiori.

1 comment

Alberto Bencivenga lunedì, 3 Agosto 2015 at 11:53

Tutti giudicano ls scuola finlandese come la migliore d’Europa. Bene, in Finlandia non esistono scuole private, ma solo la scuola statale. Che male ci sarebbe a seguire questo esempio?

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