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Teologi latinoamericani: papa Francesco noi siamo con te!

www.adistanews.it, 8 Nov. 2015

Questo testo, come spiega Leonardo Boff sul suo blog, è nato in occasione del II Congresso Continentale di Teologia – “La Chiesa che cammina con lo Spirito a partire dei poveri”- svoltosi dal 26 al 30 ottobre a Belo Horizonte (Brasile), al quale hanno partecipato circa 300 persone provenienti da tutta l’America Latina e non solo. Di seguito, in una nostra traduzione dal portoghese, il testo della lettera.


Carissimo papa Francesco,

in America Latina, in Brasile, nei Caraibi e in altre parti del mondo siamo in molti a seguire con preoccupazione la ferrea opposizione e gli attacchi che ti portano settori conservatori minoritari ma potenti dentro e fuori la Chiesa. Assistiamo perplessi a qualcosa di inusitato negli ultimi secoli: la ribellione di alcuni cardinali contro il tuo modo di condurre il Sinodo e, soprattutto, la Chiesa Universale.

La lettera strettamente personale di un gruppo di cardinali, a te diretta, è trapelata alla stampa, come era già successo con la tua enciclica Laudato si’, violando chiaramente i principi di un giornalismo etico.

Tali gruppi conservatori pretendono un ritorno al modello di Chiesa del passato, concepita come una fortezza chiusa piuttosto che come «un ospedale da campo con le porte aperte per accogliere chiunque bussa»; «perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera». Queste sono state le tue parole coraggiose.

Gli atteggiamenti pastorali propri del modello di Chiesa proposto nei tuoi discorsi e nei tuoi gesti simbolici sono caratterizzati da un amore caldo, dall’incontro vivo tra le persone e il Cristo presente tra noi, dalla misericordia senza limiti, dalla «rivoluzione della tenerezza» e dalla conversione pastorale, la quale implica la necessità che il pastore abbia «odore di pecora» perché vive accanto al popolo e l’accompagna lungo tutto il percorso.

Ci dispiace che tali gruppi conservatori sappiano al massimo dire “no”. Vorremmo ricordare a questi fratelli le cose più ovvie del messaggio di Gesù, il quale non è venuto a dire no, ma, al contrario, a pronunciare un sì. Nella seconda lettera ai Corinzi, San Paolo ci ricorda che «in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute “sì”» (2 Cor. 1,20).

Nel Vangelo di Giovanni, Gesù afferma esplicitamente: «colui che viene a me, non lo respingerò» (Gv. 6,37). Che fosse una prostituta, un lebbroso, un teologo pavido come Nicodemo, egli accoglieva tutti con amore e misericordia.

La caratteristica fondamentale del Dio di Gesù, “Abba”, è la sua misericordia senza limiti (Lc 6,36) e il suo amore preferenziale per i poveri, i malati e i peccatori (Lc 5,32; 6,21). Più che fondare una nuova religione con fedeli devoti, Gesù è venuto a insegnarci a vivere e a realizzare il messaggio centrale del Regno di Dio, i cui beni sono l’amore, la compassione, il perdono, la solidarietà, la fame e la sete di giustizia e la gioia di sentirsi tutti figli e figlie amati da Dio.

I tentativi di delegittimare la tua maniera di essere vescovo di Roma e papa della Chiesa universale, guidando la Chiesa più con la carità che con il Diritto Canonico, più con la collegialità e la cooperazione che con l’esercizio solitario del potere sacro, non approderanno a nulla, perché niente resiste alla bontà e alla tenerezza di cui ci offri uno splendido esempio. Dalla storia abbiamo imparato che, dove prevale il potere, sparisce l’amore e si estingue la misericordia, valori centrali della tua predicazione e di quella di Gesù.

In questo contesto, di fronte alla nuova fase planetaria della storia e alle minacce che pesano sul sistema-vita e sul sistema-Terra coraggiosamente segnalate nella tua enciclica Laudato si’ sulla “cura della Casa Comune”, vogliamo serrare le file intorno a te ed esprimere il nostro totale appoggio alla tua persona, al tuo ministero, alla tua visione pastorale e aperta e alla forma carismatica con cui ci fai sperimentare nuovamente la Chiesa come nostro focolare spirituale. E sono tante le persone di altre Chiese e religioni e del mondo laico che ti appoggiano e ti ammirano per il tuo modo di parlare e di agire.

Non è privo di significato il fatto che le grandi maggioranze dei cattolici vivano nelle Americhe, in Africa e in Asia, dove è possibile constatare una profonda vitalità e creatività in dialogo con le diverse culture, le quali mostrano una pluralità di volti della stessa Chiesa di Cristo. La Chiesa cattolica è oggi una Chiesa del Terzo Mondo, poiché solo il 25 % dei cattolici vive in Europa. Il futuro della Chiesa si gioca in queste regioni in cui soffia con forza lo Spirito.

La Chiesa Cattolica non può rimanere ostaggio della cultura occidentale, che è pur sempre una cultura regionale per quanto grandi siano i meriti che ha accumulato. È necessario che si de-occidentalizzi, aprendosi al processo di mondializzazione che favorisce l’incontro delle culture e dei cammini spirituali.

Caro papa Francesco, tu partecipi dello stesso destino del Maestro e degli apostoli, anche loro incompresi, calunniati e perseguitati.

Ma noi stiamo tranquilli, perché sappiamo che assumi tali tribolazioni nello spirito delle beatitudini. Tu le sopporti con umiltà. Tu chiedi perdono per i peccati della Chiesa e segui le orme del Nazareno.

Vogliamo stare al tuo fianco, appoggiarti nella tua visione evangelica e liberatrice di Chiesa, darti coraggio e forza interiore, in maniera da rilanciare, con le parole e con i gesti, la Tradizione di Gesù fatta di amore, di misericordia, di compassione, di intimità con Dio e di solidarietà verso l’umanità sofferente.

Per finire, caro papa Francesco, continua a mostrare a tutti che il Vangelo è una proposta buona per tutta l’umanità, che il messaggio cristiano è una forza ispiratrice per la “la cura della Casa Comune”, offrendo una piccola anticipazione di una Terra riconciliata con se stessa, con tutti gli esseri umani, con la natura e soprattutto con il Padre che ha mostrato caratteristiche di Madre di infinita bontà e tenerezza. Alla fine, potremo dire insieme: «Tutto è molto buono» (Gn 1,31).

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