Lettera pubblicata su Via Dogana n.106 – settembre 2013

Mira Furlani

Cara redazione,

alla discussione di BOCCIATI “Via Dogana 105”, Clara Jourdan mi ha fatto alcune domande riguardanti il movimento di cui faccio parte, in particolare mi ha chiesto se mi sento chiesa o meno. Ho risposto subito a voce, datemi l’opportunità di rispondere anche per iscritto, poiché alcuni interventi fatti in quell’occasione necessitano di un chiarimento: dire cioè “chi” siamo come movimento, o almeno, con meno presunzione, dire come io ho vissuto e vivo tale esperienza.

Siamo gruppi di donne che 25 anni fa, sotto la spinta dell’autocoscienza femminile, si sono separate dal movimento delle comunità cristiane di base (Cdb), nate nel 1968 dopo il Vaticano II e le contestazioni della base all’interno della chiesa cattolica. Ci siamo separate alla ricerca di un divino che potesse rispondere al nostro essere donne, un divino fuori dalle impalcature culturali e le costruzioni fatte da una cultura maschile dominante, costruzioni erette sia in campo religioso come in quello politico.

Un’esperienza, la nostra, di libertà femminile, alla quale via via hanno aderito altri gruppi di donne, provenienti da esperienze differenti, religiose e culturali, con specificità anche teologiche, ma sempre orientate verso la ricerca femminile sul divino. Abbiamo avuto scambi anche con donne pastore appartenenti alle chiese protestanti, in particolare la Valdese. Abbiamo partecipato anche a un incontro femminile europeo svoltosi a Barcellona nel 2003 dal titolo “Compartir cultures”.

Non siamo diventate un’associazione né intendiamo istituzionalizzarci. Ognuna rappresenta sé stessa, con le proprie passioni e i propri desideri. Ci teniamo collegate tramite un gruppo di coordinamento nazionale, che si ritrova insieme quando è necessario. Comunichiamo tramite e-mail e da poco tempo anche tramite un nostro blog, ospitato sul sito delle comunità cristiane di base storiche (Cdb). Questo lavoro per ora viene svolto dal gruppo-donne della Cdb di Pinerolo (TO) in quanto resosi necessario per il nostro ultimo convegno nazionale, dopo aver visto l’esperienza positiva di Paestum.

I rapporti con la chiesa cattolica istituzionale sono individuali, oppure sono legati al contesto e alla storia del proprio gruppo, senza che ciò determini fra noi etichette di credenti/non credenti. Personalmente essendo stata nel 1968 una protagonista della nota vicenda religiosa nel quartiere dell’Isolotto (Firenze), quartiere dove ho vissuto e tuttora vivo dalla metà degli anni ‘50, dopo il processo penale da me subito in relazione a tale vicenda, da quel momento non sono più riuscita ad essere una praticante cattolica. Tuttavia altre donne del nostro movimento lo sono, alcune fanno parte di ordini religiosi, mentre altre non si sono mai poste oppure non si pongono più il problema della fede in Dio. In ogni caso come cristiane abbiamo cercato di superare la dicotomia fra credenti/non credenti.

Allora cosa resta? Per quanto mi riguarda resta il nostro amore, grande amore per un divino che dimora dentro e fuori ciascuna di noi, che dimora nel mondo e che ci circonda attraverso la necessità del bene che ciascuna/ciascuno sente nel profondo di sé. Un divino capace anche di darci forza, la forza di agire, se capaci, con giustizia e carità e perché no? anche capace, ogni tanto, di farci felici.

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