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La disgregazione dello Stato

di Renzo Butazzi
da www.aprileonline.info

Il presidente del Consiglio, con il comportamento superficiale, con le ostentazioni e spavalderie da imbonitore, con le autodifese arroganti, le smentite ridicole, le accuse stupefacenti, ha quasi annullato il prestigio dello Stato e delle istituzioni democratiche nel nostro immaginario. Lo Stato sta diventando un simulacro sempre più confuso, modificato da interessi che si scontrano, si alleano, si sostituiscono, si propongono, si fondono nei modi più spregiudicati per strapparsi fette di potere

La recente vicenda Avvenire – Il Giornale ha confermato ancora una volta il fenomeno politico più drammatico per il futuro dell’Italia democratica: la disgregazione dello Stato.
Ormai tutti i poteri, anche quelli estranei alla Repubblica, possono discutere e discettare sulle leggi promulgate o in discussione e sui problemi del Paese ignorando persino l’ipotesi che esista lo Stato italiano come entità da tenere presente.

Ecco le valutazioni diverse e in parte contrapposte della Segreteria di stato e della CEI, ecco la Lega che approfitta dell’occasione per offrirsi come garante delle radici cattoliche, dimenticando la venerazione pagana del Dio Po, ecco il presidente del Consiglio che manda un mediatore a incontrarsi con il Papa, non nell’interesse dello Stato ma per rafforzare la propria posizione di potere.

La disgregazione è cominciata con il mito del regionalismo, poi federalismo, largamente osannato dalla classe politica perché, disseminando nel Paese centri di potere locali, distribuisce indennità, stipendi, prestigio e razioni di tale potere.

Quasi contemporaneamente l’ha favorita un altro mito, anch’esso ampiamente e acriticamente condiviso: quello del libero mercato e delle privatizzazioni. Grazie a questo lo Stato ha rinunciato alla gestione e quindi al vero controllo dei servizi e delle infrastrutture, che ne costituisce una delle responsabilità più importanti e riconoscibili dai cittadini.

Oggi, con l’attuale governo, la disgregazione ha avuto una spinta ulteriore. Il presidente del Consiglio, con il comportamento superficiale, con le ostentazioni e spavalderie da imbonitore, con le autodifese arroganti, le smentite ridicole, le accuse stupefacenti, ha quasi annullato il prestigio dello Stato e delle istituzioni democratiche nel nostro immaginario.
Lo Stato sta diventando un simulacro sempre più confuso, modificato da interessi che si scontrano, si alleano, si sostituiscono, si propongono, si fondono nei modi più spregiudicati per strapparsi fette di potere.

L’immagine e il significato reale dello Stato repubblicano e democratico, ancora basato sulla carta costituzionale, restano affidati alle esortazioni giuste ma inefficaci del Presidente della Repubblica.
Purtroppo, senza il supporto di alcuna forza politica, neppure dell’opposizione, tutta assorbita dalle beghe interne, gli ammaestramenti di Giorgio Napolitano, da soli, non serviranno a molto.

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