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La Via Crucis del malato terminale di B.Manni

Beppe Manni
Cdb Villagiio Artigiano – Modena

Quest’anno a Frassinoro, il venerdì santo, viene rappresentata con trecento figuranti la Via Crucis per le strade del paese.

La Via crucis, via della croce è una pia pratica medievale, una sacra rappresentazione che porta i fedeli a meditare la passione e la morte di Cristo attraverso la contemplazione di 14 riquadri. E’ come un grande mito cristiano che rappresenta il dramma della morte di un innocente.

Oggi la Via crucis vivente è la via di dolore che percorre il malato terminale. Della quale, purtroppo, tutti noi, in qualche modo siamo testimoni e attori.

Ecco la sequenza moderna delle tradizionali ‘stazioni’, della Via Crucis.

La condanna a morte: il malato di cancro seduto davanti al medico riceve il responso definitivo: non c’è più nulla da fare.

E’ allora che il povero cristo viene caricato della croce della chemioterapia.

Segue la lunga strada verso il suo calvario. Molte volte cade e si rialza intravvedendo un barlume di speranza.

Gesù incontra sua madre e la pia Veronica che lo consolano e gli asciugano il volto. Le donne sono le compassionevoli compagne che condividono il grande dolore di chi sa che non ha speranza.
Disponibili e sorridenti. Silenziose e amorose compagne della via del dolore.

Il Cireneo aiuta a portare la croce. E’ il coniuge, il figlio, la figlia. L’amico che non solo per curiosare o per sentirsi a posto va a trovare il malato. Ma tutti giorni sono vicini al malato, fanno le notti, parlano con lui.

Poi c’è una ‘stazione’ strana: Gesù davanti al pianto delle donne di Gerusalemme dice loro: “Non dovete piangere su di me ma sui vostri figli…I malati terminali anche se non hanno la forza di dircelo, ci ammoniscano di come sarebbe necessario cambiare stile di vita per salvare il mondo. “Se non cambierete modo di comportarci tutti perirete così”.

E’ ormai la fine: il malato come Gesù è spogliato e inchiodato sul suo letto di sofferenza con gli aghi delle flebo e dei monitor che scandiscono gli ultimi momenti della sua vita. Solo un po’ di aceto-morfina attenua il suo dolore.

Muore e cala il silenzio.

Si lava il cadavere e lo si profuma. Oggi, questo ultimo gesto amoroso non lo fanno più le donne ma gli addetti alle imprese di pompe funebri.

E infine la deposizione dal letto di sofferenza nella cassa e il funerale dopo il quale il corpo viene deposto nel sepolcro.

L’unica differenza, senza essere irriverenti: la via crucis di Cristo è durata una notte e un giorno, quella dei malati terminali dura diversi mesi. Ma come Cristo il malato capisce, accetta, lotta e perdona. Sa che non ci saranno miracoli e non accetta dignitosamente, le false promesse di chi gli suggerisci miracoli e magie per scendere dalla sua croce.

E’ per noi ‘sani’ è una grande lezione di forza e dignità; un’occasione preziosa per sperimentare la solidarietà e la prossimità. Per i familiare una straordinaria esperienza d’amore.
E tutti sperano in qualche modo che tutto non finisca nel buio della tomba e ci sia l’alba luminosa di un giorno di pasqua.

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