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Religione e politica – costruire solidarietà per una società a misura degli ultimi/e

Claudia Dauru
Relazione sul laboratorio coordinato dalla Comunità dell’Isolotto al 33° Incontro nazionale delle Cdb


Prime impressioni

Al nostro laboratorio  almeno inizialmente erano iscritte poche persone. La preferenza dei presenti è andata al laboratorio sul tema della paura: come non condividere tale scelta, anche noi  se non avessimo preso l’impegno di animare questo laboratorio, avremmo  forse scelto di confrontarci su questo tema. Così, lì per lì, abbiamo pensato “deve essere un segno dei tempi … la religione, la politica non animano più molto… il nuovo fronte della liberazione passa per la liberazione dalle paure”!

Poi comunque al nostro laboratorio hanno partecipato circa 20 persone, di molte diverse provenienze, sia geografiche che culturali: alcune delle quali venivano da esperienze parrocchiali di cui non  erano soddisfatte: la loro presenza, il loro punto di vista, le  domande, lo stupore sono stati a nostro avviso di grande stimolo. La discussione ha seguito tre filoni:

  1. religione/i e solidarietà
  2. politica e solidarietà
  3. una esperienza di solidarietà

La discussione è stata partecipata e vivace e ci ha portati/e su terreni inaspettati ed interessanti. Facciamo questo resoconto molto parziale seguendo la traccia lasciata da alcune parole che ci sono rimaste impresse.

Felicità, ricchezza e solidarietà

Il giovane ricco del Vangelo di Matteo è inquieto, cerca un senso alla propria vita ma non riesce a trovarlo. La via indicata nel Vangelo è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”: è capovolgere la mentalità dominante di quel tempo e di oggi, che mette al centro la ricchezza e chi la detiene, per mettere al centro i poveri, gli esclusi, gli ultimi, gli scartati, e tutto un nuovo modo di costruire le relazioni, la società, la politica. La via che propone il Vangelo per dare senso e pienezza alla vita è la condivisione, la solidarietà che supera tutti gli interessi personali e che guarda più al bene comune che al proprio beneficio; è liberarsi dall’imperio del possesso e della proprietà privata; è riconoscersi tutti uguali nei bisogni e nei diritti. Il giovane ricco non se la sente di capovolgere i valori a cui è stato abituato, di abbandonare la sicurezza del proprio stato economico, e si allontana tristemente. La ricchezza è un grande enorme ostacolo per raggiungere un vita più felice. La solidarietà è invece una buona strada.


Felicità, religione, solidarietà

Il giovane ricco è inquieto perché cerca ma non riesce a trovare un senso alla vita che gli dia pienezza e felicità. Segue già la religione, i comandamenti, tutte le leggi ma si sente ugualmente inappagato; il rispetto di tutte le regole religiose non gli riempie il cuore. Il vangelo di Matteo dunque dice che la religione non dà la felicità. La via per la felicità indicata nel Vangelo è la solidarietà, è “vendere quello che si ha e darlo ai poveri”; è condividere con gli altri i beni, il pane, il lavoro, il cammino, le preoccupazioni, le lotte, le gioie e la vita.


Felicità, libertà, esclusione e solidarietà

Il vescovo Jacques Gaillot diceva: “…Non è possibile essere liberi senza gli esclusi. Non ce la caviamo senza di loro. Se essi sono perdenti, noi saremo perdenti con loro. Non ce la caviamo se non insieme. La solidarietà è l’avvenire. La solidarietà non ha frontiere. E come potremmo essere felici senza gli altri, senza quelli che sono esclusi dalla felicità?..”Ma, attenzione, quale solidarietà? Gaillot nella riflessione sulla quale ci siamo soffermati a lungo dice: “Quando si aiutano gli esclusi tutti sono d’accordo, tutti trovano che sia giusto…Ma quando si fa in modo che gli esclusi diventino responsabili, che si mettano in piedi, che siano partecipi, che siano coscienti dei loro diritti, allora questo diventa pericoloso. E il potere è diffidente verso di loro. Quando gli esclusi prendono loro stessi la parola, senza bisogno di portavoce, siccome hanno questa libertà, diventano pericolosi…. Ugualmente si diventa liberi solo aiutando gli altri, gli esclusi, a diventarlo”.


Credenti

Questa parola la incontriamo nel titolo di questo  XXXIII convegno delle Cdb: “Donne e uomini credenti per una cittadinanza consapevole”. Abbiamo pensato fosse bene riflettere sulla parola “credente”, sul significato che viene attribuito da noi e dagli altri e sugli equivoci, sulle ambiguità che suscita.

Qualcuno ha fatto rilevare che per buona parte delle persone che si incontrano nel lavoro, nella strada, nella vita, la parola “credente” è sinonimo di “praticante” che segue in modo acritico le indicazioni e i dogmi della gerarchia ecclesiastica e del Vaticano. Ovviamente questa interpretazione della parola credente non solo non ci descrive ma la sentiamo, ed effettivamente è, un vero ostacolo, una forma violenta di separazione tra una persona e un’altra, una separazione che impedisce la costruzione di una società a misura degli ultimi, da realizzarsi con tutte le donne e gli uomini che la desiderano.

Ma la nostra posizione di donne e uomini delle CdB è una posizione scomoda. La parola “credente” , per il percorso di liberazione e di ricerca realizzato in tanti anni, ha per noi altri significati. Ci siamo liberati dall’immagine del dio giudice, autoritario, misogino ed anche della figura mitica di Gesù di Nazareth e questo ci ha permesso di sentirci ancor meglio ancorati al messaggio evangelico di ricerca e di annunzio della buona novella e di accogliere contenuti ed   ispirazioni da altre esperienze di partnership presenti in altre culture. Abbiamo sviluppato nella pratica una teologia e una liturgia  essenziale, leggera ma non meno profonda ed autentica, nella quale ognuno ha diritto di parola ed è la comunità che celebra l’eucarestia, la condivisione del pane, del vino, della vita. Tutto questo e molto altro è il significato che diamo, che possiamo dare alla parola “credente”, e che descrive la nostra identità di donne e uomini delle CdB.


Politica e solidarietà: da dove veniamo?

Le Comunità di Base vengono da una lunga esperienza in cui hanno potuto intrecciare il messaggio profondo di liberazione e di annuncio della buona novella del Vangelo, con la cultura, le istanze e le lotte del mondo operaio e della classe lavoratrice e con le esigenze di trasformazione della società del movimento studentesco che, negli anni sessanta, irrompeva per la prima volta nella sfera pubblica. Questa esperienza è stata particolarmente feconda e innovatrice, ha rinnovato profondamente la società e ha tentato di rinnovare anche la Chiesa; certamente ha rinnovato il nostro modo di essere persone “credenti”, e ha testimoniato l’esistenza di un altro modo di essere Chiesa; e ha dato concretezza e respiro al nostro modo di essere lavoratori a fianco delle lotte dei lavoratori.

E’ stata un’esperienza particolarmente felice anche perché è stata un percorso di liberazione dai miti della religione concepita come struttura di potere e fondata sui metodi dell’autoritarismo, ma anche perché è stata attenta a non sostituire alcuni miti con altri miti, né religiosi, né politici, né di nessun tipo.

Siamo stati solidali con i lavoratori nell’accezione dell’essere “compagni” (cum-panis), abbiamo mangiato insieme lo stesso pane, siamo stati lavoratori tra i lavoratori.


Politica e solidarietà: e oggi dove andiamo?

Nel corso della discussione, dopo la rilettura – ci sembra di poter dire condivisa – di questo nostro passato, ci siamo chiesti/e : e ora, e oggi dove andiamo?, con chi pensiamo si possa camminare?”.Sono emersi alcuni spunti.

  • Oggi il mondo ci appare minacciato da una crisi economica determinata da quei poteri forti e senza volto che vogliono cancellare il lavoro e i lavoratori, che spingono i lavoratori, siano essi i poveri del mondo che bussano alle nostre porte o i nostri giovani cui viene dato tutto ma non la possibilità di un lavoro che dia loro dignità e futuro, in condizione di sempre meno diritti e speranze. Oggi il mondo continua ad essere divorato da una avidità – intrinseca con questo modello economico – che  devasta la nostra madre natura e metterà sempre più i popoli gli uni contro gli altri per l’acqua, la terra coltivabile, le risorse.
  • Ma oggi dove vediamo soffiare il vento della buona novella del Vangelo? come e con chi vogliamo intrecciare la nostra cultura, la nostra esperienza, con chi vogliamo e possiamo camminare … per una cittadinanza consapevole e responsabile, che dia futuro e dignità ad ogni donna, uomo e creatura vivente a partire da quelle più minacciate?
  • La cultura della resistenza, della partecipazione, dell’assunzione di responsabilità, del rispetto della costituzione, della democrazia, per dove passano oggi? E’ possibile governare le trasformazioni coniugando le diversità individuali, sociali, politiche, culturali, economiche, ideali, emotive, di genere…? Come? Quali strade percorrere? Come coniugare identità , singole aree di libero impegno, e coordinamento di sintesi operative che permettano di gestire in modo equilibrato proposte e proteste e che evitino la deriva dei conflitti, delle repressioni, delle emarginazioni?

Non ci sembra di aver trovato risposte a queste molte domande, vi è stato almeno in me un velo di disappunto per non aver trovato risposte, ma abbiamo ragionato a lungo, con calma, con piacere. E questo è già un valore importante.


Un’esperienza di solidarietà: il fondo essere

Abbiamo infine socializzato l’esperienza del fondo essere nata nel  2002 nel Quartiere 4 a Firenze perché la condivisione delle esperienze è sempre molto significativa, ma anche perché quest’esperienza si pone l’obiettivo della concreta costruzione di una “comunità solidale”.

Il fondo essere svolge un’ attività di solidarietà finanziaria e di microcredito attraverso “prestiti” a favore di persone e famiglie con problemi economici contingenti che vivono o lavorano nel quartiere. La gestione del fondo è realizzata da 25 associazioni diverse per orientamento culturale, politico o religioso, che operano nel quartiere, e con alcuni volontari svolgono per il fondo varie attività. Il Fondo Essere inoltre ha l’appoggio del Consiglio di Quartiere e collabora con i Servizi Sociali Territoriali del Comune.

In 10 anni di attività sono stati erogati circa 350 “prestiti di solidarietà” per un totale di circa 495.000 euro, sostenendo così persone in difficoltà a pagare l’affitto, le bollette o a far fronte a spese condominiali impreviste, persone in difficoltà per ragioni di salute o disabilità, persone che volevano avviare qualche piccola attività lavorativa, persone che dovevano far fronte a debiti contratti per l’incapacità di gestire incauti “acquisti a rate”.  I “prestiti di solidarietà” sono dunque dati a persone che se sostenute, hanno le capacità di riprendersi e l’azione del fondo essere è dunque mirata ad impedire che queste persone scivolino nella povertà e nell’impossibilità di riemergere e superare le difficoltà.

Coloro che si rivolgono al fondo essere sono in genere persone cosiddette “non bancabili” cioè che non hanno la possibilità di accedere al credito bancario perché non possono offrire garanzie. Il fondo essere non richiede né garanzie né alcun tasso di interesse, chiede però l’impegno morale di restituire il prestito ricevuto, con modalità e tempi flessibili che possono essere concordati, perché la restituzione è la forma che la persona ha a disposizione per dare a sé stessa dignità, per sentirsi parte di una comunità solidale, per aiutare a sua volta altre persone in difficoltà. La scommessa del fondo essere è educare tutti alla solidarietà invitando chi ha qualcosa in più a metterlo a disposizione di chi oggi non ha il sufficiente e invitando chi oggi è aiutato, a restituire il prestito ricevuto per aiutare a propria volta altre persone e sentirsi così partecipe a tutti gli effetti alla costruzione di una comunità solidale.

1 comment

Beppe Pavan venerdì, 25 Maggio 2012 at 10:20

grazie. finalmente leggo anche del laboratorio vostro… mi sembra particolarmente stimolante la riflessione su cosa significa essere credenti. la nostra storia è contingente, come tutte le storie, e chi verrà dopo costruirà la propria. a noi spetta la responsabilità di vivere da credenti qui e ora, senza preoccuparci per il futuro, che collaboriamo a costruire seminando il nostro piccolo seme.

Beppe Pavan – cdb Pinerolo

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