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Sfida delle nuove forme di coabitazione di L.Boff

Leonardo Boff, Teologo/Filosofo
Ricevuto dall’autore e tradotto da Romano Baraglia

La mobilità della società moderna ha fatto spazio a varie forme di coabitazione. A fianco delle famiglie-matrimonio, che si costituiscono nel segno giuridico, sociale e sacramentale, crescono sempre più le famiglie-partnership (coabitazioni e unioni libere), che si formano consensualmente al di fuori del segno istituzionale e durano finché dura la collaborazione dando origine alla  famiglia consensuale non coniugale.

L’introduzione del divorzio ha dato luogo a famiglie Single (o il padre o la madre, con figli e figlie)ofamiglia allargata (con figli/e provenienti da matrimoni anteriori); sono sorte pure unioni tra omoaffettivi(uomini e donne), che in vari paesi hanno ottenuto un quadro giuridico che garantisce loro stabilità e riconoscimento sociale.

Vediamo di capire un po’ queste forme nuove di coabitazione. Uno specialista brasiliano, Marco Antonio Fetter, il primo tra noi a creare l’Università della famiglia, con tutti i gradi accademici, dà questa definizione: “La famiglia è un insieme di persone con obiettivi comuni e con legami e vincoli affettivi forti, ognuna di loro con ruolo definito, dove naturalmente compaiono i ruoli di padre, madre, figli e fratelli”(cfr. www.unifam.com.br)

La famiglia ha conosciuto una grande trasformazione con l’introduzione dei presevativi e degli anticoncezionali, oggi incorporati alla cultura come qualcosa di normale, a dispetto dell’opposizione di varie chiese.

La sessualità coniugale, ottiene più intimità e spontaneità, dato che con quei mezzi e la programmazione familiare, è libera dall’imprevisto di una gravidanza non desiderata. Figli e figlie non sono più conseguenza fatale di una relazione sessuale, ma son voluti di comune accordo.

L’enfasi sulla sessualità come realizzazione personale ha favorito il sorgere di forme di coabitazione, che non sono propriamente matrimonio. Espressione di questo sono le unioni consensuali libere, senza altro impegno che la reciproca realizzazione dei partner o la coabitazione per gli omoaffetivi. Tali pratiche, per nuove che siano, soprattutto tra gli omoaffettivi, devono includere pure una prospettiva etica e spiritale. Bisogna aver cura che siano espressione di amore e di reciproca fiducia. Se c’è amore, per una lettura cristiana del fenomeno, avviene qualcosa che ha a che fare con Dio, perché lui è amore (1Gv 4,12.16). Dunque, niente preconcetti e discriminazioni. Anzi bisogna aver rispetto e apertura per capire quei fatti e metterli anche davanti a Dio. Se le persone assumono la relazione con responsabilità, non si può negare loro rilevanza spirituale.

Si crea un’atmosfera che aiuta a superare la tentazione della promiscuità e rafforza la fedeltà e, beni di ogni relazione tra persone. Il nucleo immutabile della famiglia è l’affetto, le cure di uno per l’altra/o e la volontà di stare insieme, sempre aperti, se possibile, a mettere al mondo altre vite.

Stando così le cose, bisogna considerare dunque, al di là del carattere istituzionale della famiglia, specialmente il suo carattere relazionale. Dobbiamo vedere il complesso gioco di relazioni che s’instaura tra i partner. È in queste relazioni che sta la vita, emergono le espressioni dell’amore, della fedeltà, dell’incontro e di felicità. In una parola, appare il lato permanente. Il lato istituzionale è socialmente legittimo e assume le più differenti forme. Secondo le culture, romana, celltica, cinese, indiana…

Studi transcultrali mostrano che se il capitale sociale familiare si presenta consistente e sano, dà origine a una maggior fiducia nel prossimo, c’è meno violenza e più partecipazione sociale. Quando questo capitale familiare tende ad estinguersi, emergono le crisi e crolla la relazione affettiva.

Il problema è superare un certo moralismo che non serve a nessuno. Danneggia varie forme di famiglia o di coabitazione, a partire da una specifica, che ci fa perdere i valori sicuramente lì presenti, vissuti con sincerità davanti a Dio.

Il significato maggiore della dottrina della chiesa sulla famiglia consiste nel sottolineare i valori umani e morali che lì si devono vivere. Così la Lettera Apostolica Familiaris Consortio (1981) e la Lettera alle Famiglie (1994) di G.Paolo II. In ambedue i documenti, si enfatizza l’affermazione che la famiglia è una comunità di persone, fondata sull’amore e animata dall’amore, e che ha il divino NOI come origine e meta.

Nella Familiaris Consortio, predomina, curiosamente, la dimensione relazionale su quella istituzionale. Si definisce la famiglia “come un complesso di relazioni interpersonali – relazione coniugale, paternità-maternità, filiazione, fraternità – mediante i quali ogni persona viene introdotta nella famiglia umana.

Che sarebbe della famiglia e dei suoi partner, se non ardessero in loro le relazioni intersoggettive, di afetto e di cura, il linguaggio incantato e sognatore. Senza questo motore che anima continuamente la camminata, senza questa nicchia di senso, nessuno sopporterebbe le difficoltà inerenti a qualsiasi relazione intersoggettiva, né ai limiti imposti dalla condizione umana.

Sono questi valori che aprono la famiglia oltre se stessa. Il sogno vero è che a partire dai valori della famiglia, nello loro differenti forme, sorga una famiglia-scuola, la famiglia-lavoro, la famiglia-comunità, la famiglia-nazione, la famiglia-umanità, per arrivare infine alla Famiglia-Terra, ultimo trampolino per la famiglia-Dio.

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