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Senza pudore di M.Vigli

Marcello Vigli
www.italialaica.it| 15.12.2012

Il discorso alla città di Milano, pronunciato dal cardinale Scola il 6 dicembre in occasione della festa di Sant’Ambrogio, ha suscitato sorpresa oltre che, come ovvio, consenso o indignazione per le sue affermazioni sui temi della libertà religiosa, della laicità e dello Stato laico.

Forse il sindaco Giuliano Pisapia, presente insieme ad altre autorità in Sant’Ambrogio, si è, invece, rallegrato per la prudenza mostrata quando all’indomani della nomina di Scola ad arcivescovo di Milano aveva dichiarato all‘Unità L’attenzione che l’arcivescovo Scola ha dimostrato verso gli immigrati è di grande stimolo e mi spinge a immaginare un percorso condiviso che possa promuovere conoscenza, dialogo e integrazione.

Nessuna sorpresa è giustificata, infatti, se solo si presta attenzione ai suoi precedenti interventi sull’argomento quando era Patriarca di Venezia. Ne avevo fatto cenno su Italialaica due anni fa in occasione del suo insediamento. Scrivevo che non c’era da attendersi nulla di buono da chi nel proporre un patto per una nuova laicità aveva rivendicato il diritto di esprimere la mia idea buona di famiglia, senza commettere un’invasione di campo.

Io dico la mia, tu dici la tua, poi il popolo sovrano … prenderà le sue decisioni … Lo Stato laico, dopo il confronto fra le parti e dopo che il popolo sovrano si è espresso, è tenuto ad assumere il risultato con buona pace del rispetto delle minoranze. Non deve quindi perseguire il bene comune, ma adeguarsi all’opinione della maggioranza, che in verità potrebbe essere una minoranza in grado di far valere le sue opinioni solo perché ben organizzata e capace d’imporsi nelle società civili occidentali, soprattutto europee, che oggi, a parere del cardinale, si dividono tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non – come spesso invece erroneamente si pensa – tra credenti di diverse fedi.

Compito dello Stato laico, secondo questa “nuova” concezione della laicità, diventa quindi promuovere principalmente la libertà religiosa. Misconoscendo questo dato, la giusta e necessaria aconfessionalità dello Stato ha finito per dissimulare, sotto l’idea di “neutralità”, il sostegno dello Stato ad una visione del mondo che poggia sull’idea secolare e senza Dio

Il cardinale, però, non si limita a ridefinire la laicità, in modo che sia radicalmente diversa dalla cosiddetta laicité francese, pretende anche di fondarla su una corretta concezione della libertà religiosa. In questa, infatti, se non è ben intesa s’intrecciano almeno tre gravi problemi: a) il rapporto tra verità oggettiva e coscienza individuale, b) la coordinazione tra comunità religiose e potere statale e c), dal punto di vista teologico cristiano, la questione dell’interpretazione dell’universalità della salvezza in Cristo di fronte alla pluralità delle religioni e di mondovisioni (visioni etiche “sostantive”).

La libertà religiosa nasce con l’editto di Costantino del 313 che avrebbe, a suo avviso, un significato epocale perché segna l’initium libertatis dell’uomo moderno». Quest’affermazione, tratta da un illustre cultore del diritto romano, il compianto Gabrio Lombardi, permette di evidenziare come … con l’Editto di Milano emergono per la prima volta nella storia le due dimensioni che oggi chiamiamo “libertà religiosa” e “laicità dello Stato”.

Pur riconoscendo che l’Editto di Milano è stato una sorta di “inizio mancato”, che aprì una storia lunga e travagliata caratterizzata da una indebita commistione tra il potere politico e la religione, giunge ad affermare che La situazione cambiò profondamente con la promulgazione della dichiarazione Dignitatis humanae.

Con tale dichiarazione conciliare sarebbe superata la dottrina classica della tolleranza per riconoscere che «la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa», e che tale diritto «perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa».

Certo sembra legittimo, di fronte a tali affermazioni e alle argomentazioni che le sostengono, non perdere tempo a confutarle, ma forse neppure a leggerle. È infatti privo di ogni senso di pudore intellettuale chi finge di ignorare che, nei 1700 anni intercorsi fra l’Editto e la Dichiarazione, la libertà e la laicità hanno dovuto farsi strada proprio lottando contro le gerarchie ecclesiastiche di quella religione a cui Costantino aveva concesso libera cittadinanza nei territori dell’Impero, e pretende, altresì, che sia sufficiente a cancellarli il tardivo riconoscimento della libertà religiosa e della laicità quali valori universali, da parte del Concilio Vaticano II, frutto, per di più, della risolutezza dei Padri in una dura contesa contro la Curia romana.

C’è però ancora chi si meraviglia e si mostra sorpreso!

Sono gli stessi che sono pronti a rallegrarsi perché un collega di Scola, il cardinale Bagnasco Presidente della Cei, senza pentirsi dell’appoggio fin qui dato a Berlusconi e al suo sistema di governo fondato sul malcostume e sulla corruzione, si fa paladino della pubblica moralità, della rifondazione della politica, della riforma dello Stato.

Sono pronti a assolvere lui, la Cei e l’Osservatore Romano per il loro interventismo nella vita politica italiana solo perché volto ad appoggiare Mario Monti nel suo, in apparenza tormentato, cammino verso la candidatura alla Presidenza del Consiglio, pur di ostacolare la probabile affermazione del centrosinistra.

Si può aggiungere, a giustificare la necessità di non disinteressarsi di certe pervicaci forme di mistificazione della realtà, che è sempre bene riaffermare che la libertà religiosa è un momento integrante della libertà e che la laicità non ha bisogno di essere ridefinita, se la si considera, qual è, momento integrante dalle democrazia.

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