Home Gruppi e Movimenti di Base Diversamente prete. Don Antonelli si dimette da parroco e denuncia la tentazione del potere di G.Petrucci

Diversamente prete. Don Antonelli si dimette da parroco e denuncia la tentazione del potere di G.Petrucci

Giampaolo Petrucci
Adista Notizie n. 31 del 13/09/2014

«Caro Pietro»… È con tono pacato e benevolo – frutto di lunghe riflessioni e non «di improvvise ed affrettate decisioni» o «stanchezze e disaffezioni» – che il parroco di Antrosano (Aq), nonché amico e collaboratore di Adista, don Aldo Antonelli, comunica al vescovo di Avezzano, mons. Pietro Santoro, la decisione di abbandonare l’incarico di parroco. Don Aldo ne fa una questione di «coscienza e non di comodi ripieghi», chiarisce in una lettera al vescovo del 10 luglio, distribuita ad amici e parrocchiani nel corso dell’estate.

L’atteggiamento del parroco dovrebbe essere «di servizio e di dedizione, dentro le varie anime di una comunità, del paese, della parrocchia», chiarisce don Aldo, raccontando al vescovo un episodio utile per motivare l’abbandono. «Non molto tempo fa mi sono ritrovato in un gruppo di sacerdoti, tutti più anziani di me, alcuni anche parroci “emeriti”. In quell’occasione tutti si era d’accordo (eccetto il sottoscritto, bastian contrario…) di dover continuare ad essere parroci il più a lungo possibile perché, si diceva, “essere emeriti significa non essere più nessuno”». L’episodio fornisce materia a don Aldo per approfondire l’annoso dilemma tra servizio e potere nella Chiesa. Un potere che, seppur “limitato” alla guida di una piccola comunità, fa sentire il prete “qualcuno” e, a volte, getta nell’ombra le vere ragioni del servizio, uniche a legittimare quel particolare ruolo in una comunità. «Si ribalta, così, il comando evangelico – aggiunge – e non si vede più se stessi in funzione della parrocchia ma la parrocchia in funzione di se stessi. È la stessa logica, farisaica e perversa, che soggiace alla domanda di più di un confratello che, avendogli confidato questa mia decisione, mi ha risposto: “Ma poi che farai?”. Il problema non è il “mio da fare”, ma il bisogno della parrocchia».

Don Aldo approfitta per segnalare al vescovo alcune possibili vie d’uscita alla carenza di preti e di vitalità nelle parrocchie abruzzesi: «Ho sempre rimproverato alla Chiesa la sua miopia e il suo immobilismo di fronte al problema». L’unica via percorribile, sottolinea don Aldo, è quella del servizio e della cooperazione tra sacerdoti, dell’abbandono di quei fortini in cui spesso i parroci si rinchiudono, isolati e arroccati sulla loro piccola posizione di potere. Già negli anni Settanta, di fronte alle medesime considerazioni, don Aldo ricorda che si scontrò con «l’immobilismo delle istituzioni, refrattarie al cambiamento» e con «l’egoismo autocefalo dei preti, allergici alla cooperazione». E così, «facendo la doverosa distinzione tra Sacerdote e Parroco – è la considerazione finale – dismetto la mia funzione di parroco e resto sacerdote servendo, diversamente, quella Chiesa che pur criticando ho sempre amato».

La passione per il servizio (alla comunità locale ma anche quella “allargata”, nazionale e globale) e la ferma denuncia del potere nella Chiesa a tutti i livelli hanno sempre animato la riflessione religiosa, politica e civile di don Aldo, coltivata negli anni e diffusa, senza timori, attraverso diverse testate abruzzesi e nazionali, come Adista, MicroMega e, più recentemente, l’Huffington Post. Una parabola esistenziale, la sua, che lo ha visto protagonista di battaglie sociali storiche nella “sinistra” cattolica. Nato in provincia dell’Aquila e ordinato nel 1968 dopo gli studi di Filosofia e Teologia a Verona, fu tra i primi preti cattolici a destare “scandalo” per il no al referendum sul divorzio (1974) e per l’adesione alla Lega anti-Concordato (1976). Nel corso degli anni, poi, si è reso celebre anche per le sue posizioni sulla legge che consente l’aborto, contro il “commercio dei sacramenti”, contro l’omofobia nella Chiesa e a favore della riammissione nella comunità cattolica dei divorziati risposati, per la legalità, la giustizia e la pace (don Aldo è, tra l’altro, coordinatore della Casa per la Pace della Provincia dell’Aquila). Dell’attività saggistica di don Aldo ricordiamo l’ultima fatica: Così in cielo così in terra. Costruire la giustizia, impegno del credente (Gabrielli, 2014, pp. 128, 13€; in vendita anche presso Adista, tel. 06/6868692, e-mail: abbonamenti@adista.it; internet: www.adista.it). Alla quarta di copertina del libro, don Aldo affida un saluto e un’esortazione: «Pace e bene e buona lotta!».

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